Sergio Cerruti: 'Alla discografia servono soldi, ma anche unità'

Dopo la lettera al Mibact di ieri, abbiamo intervistato il presidente dell'AFI che ribadisce: 'Interventi rapidi e senza burocrazia'. E non risparmia critiche al settore: 'Una rappresentanza troppo frammentata non aiuta la musica. Per esempio...'
Sergio Cerruti: 'Alla discografia servono soldi, ma anche unità'

Spicca, nella lettera aperta inviata ieri dal presidente di AFI Sergio Cerruti al Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, l'affondo sul decreto 380 del 5-8-2020: "Degli stanziamenti erogati, a oggi, non è arrivato nulla. Infatti, quasi tutte le domande di ristoro risultano attualmente sospese o rifiutate", scrive il presidente dell'Associazione Fonografici Italiani.

"Del D.M. 380 5/08/2020 sono venuto a conoscenza nell'ambito dei lavori parlamentari, durante i quali le posizioni che vengono depositate dalle varie associazioni di categoria vengono messe nero su bianco", ha spiegato Sergio Cerruti a Rockol: "In quella specifica sede non conta ciò che si dice, ma ciò che si scrive. E ciò che si scrive conta anche in ambito legislativo. Se si va in televisione a dire che si danno dei soldi, i soldi poi devono arrivare. Se non arrivano si tradisce un'aspettativa: lo Stato vuole che ogni cittadino creda nelle Istituzioni, ma le Istituzioni devono meritarla, la fiducia dei cittadini. E la fiducia la si merita attraverso i fatti. Se i soldi non arrivano, a prescindere da quali problemi possano essersi verificati - tutti plausibili, sia chiaro, non sto criticando i singoli: il mio non è un giudizio di merito, ma di metodo - l'intelligenza dovrebbe indurre a pensare che sia possibile chiedere scusa e ammettere i propri errori. E io le scuse non le ho mai sentite. Quello che manca a tutta la classe dirigente, in questo momento, a livello bipartisan, è l'autocritica. Non si costruisce nessuna carriera criticando quella degli altri: piuttosto, dovrebbero essere fatte più analisi. E' incontrovertibile che il ministro Franceschini abbia fatto delle cose buone per la nostra categoria, e gliel'ho sempre riconosciuto, ma nel momento in cui si fa qualcosa che non funziona è giusto anche ammetterlo. Questo vale anche per i miei colleghi: se quando ci riuniamo individuiamo delle criticità, mi aspetto che - pure con forme diverse e stili diversi - i contenuti siano coerenti. Non è importante che le mie definizioni siano più avventurose rispetto a quelle, maggiormente pacate, di altri presidenti, ma non so se è più grave osservare in modo non conforme degli aspetti di una situazione piuttosto che tacere del tutto".

Tuttavia, in una memoria depositata in questi giorni nel corso di un'audizione presso il Senato da FIMI, la Federazione Industria Musicale Italiana, dello stesso provvedimento si scrive: "[nello stanziare aiuti al settore musicale] il governo [per l'operato del quale FIMI ha espresso "apprezzamento"] non si è mosso rapidamente, ma quando è partito ha fatto bene, ne è esempio il D.M. 380 5/08/2020 Riparto di quota parte del fondo emergenze di parte corrente di cui all’art. 89 del decreto-legge n. 18 del 2020 per il sostegno dell’industria musicale, discografica e fonografica". Viene spontaneo chiedersi cosa abbia portato due rappresentanti dello stesso settore ad avere due posizioni così diverse...

"Riguardo al documento di FIMI, sono d'accordo su una serie di contenuti tecnici, mi pare che si cerchi una posizione nei confronti del governo laica e carica di rispetto, ma che mi lascia un po' perplesso e mi dispiace. Speravo e pensavo che una responsabilità da parte dello stakeholder principale fosse di agire in modo un po' più incisivo. Probabilmente fa parte del loro stile. Mi pongo, però, una domanda: se negli ultimi anni la dialettica è stata di questo tipo, perché siamo ridotti così? Se in virtù di passati provvedimenti come quelli sulla copia privata, sulle tariffe e sul copyright vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno va bene, ma questa è una riappropriazione del passato. Stiamo cercando di arrivare al punto zero? Eravamo talmente primitivi che adesso, alla luce dei passi in avanti che abbiamo fatto, diciamo che va tutto bene? E' diverso da dire che siamo un paese che si sta emancipando, da questo punto di vista".

I provvedimenti del governo italiano sono all'altezza di quelli analogamente adottati a livello internazionale?

"Avete visto come funziona nel Regno Unito? Dobbiamo sempre farci insegnare dagli altri come si fanno le cose?", incalza Cerruti parlando degli aiuti al settore erogati dai governi stranieri: "In Inghilterra si ottengono le sovvenzioni in 48 ore. Da noi il decreto di agosto avrebbe dovuto trovare attuazione entro il 9 di ottobre: un mese dopo stiamo ancora a combattere con la burocrazia, e le istituzioni vengono a farci le pulci? Questo è come per il decreto ristori, per cui se hai un problema con l'Agenzia delle Entrate ti pignorano tutto. Con una mano danno, con l'altra tolgono. Questa classe politica deve prendersi delle responsabilità. Ci sono tanti proclami e pochi fatti. Un vero cambio di passo si avrebbe con un cambio di atteggiamento e con una risoluzione operativa della parole. Questo è un paese dove tutto accade molto lentamente: è giusto, perché la democrazia è così, tutto deve essere certo. Però vorrei ricordare che sarà la componente velocità a determinare la nostra vita e la nostra morte. Se non ci sbrighiamo dovremo avere un'economia di velocità spinta al massimo, che non è scritta nel nostro dna. Io sto finanziando i miei produttori con dei soldi, ma come li restituiranno se il mercato non riprenderà a funzionare? Qualche giorno fa, in Senato, ho spiegato che l'economia di oggi è talmente globale e connessa da rendere impensabili provvedimenti che colpiscono i ristoranti e non la musica: chi li ha elaborati non ha capito niente. Nei ristoranti e nei centri commerciali c'è la musica, ci sono le sound library, c'è un indotto che si occupa solo di quel tipo di musica: non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B".

A problemi così complessi, tuttavia, non esistono risposte facili. Quali sarebbero le soluzioni che in concreto si potrebbero adottare per portare un po' di sollievo al comparto?

"Ci vogliono soldi per tutti. Che li stampassero: come procurarseli è un problema loro. La priorità è: sistema elettronico di accredito su IBAN, con domande gestite dall'Agenzia delle Entrate o dall'INPS. O da chi vogliono loro, purché il sistema funzioni", chiarisce senza mezzi termini Cerruti: "I soldi devono essere immediati, e devono essere richiesti con una procedura elettronica semplificata che abbia come base la cultura della fedeltà, non dell'infedeltà. Finché lo Stato sarà il primo a pensare di poter essere fregato dai cittadini, non andremo da nessuna parte. I soldi, in prima battuta, devono essere dati a tutti quelli che ne fanno richiesta. Dopo verrà fatta una serie di controlli e verranno puniti quanti li avranno presi ingiustamente. A noi serve un presupposto di coscienza civile da parte dello Stato per il quale le dichiarazioni dei cittadini siano corrette: solo dopo devono essere effettuati i controlli, atti a comminare - eventualmente - sanzioni anche molto severe. Il delinquente che se ne approfitterà ci sarà sempre, ma sono convinto che la maggior parte della gente si comporterebbe correttamente. Le persone vanno responsabilizzate: se la gente non paga le tasse è perché è stata fatta una politica fiscale pessima. Questo virus ci ha distrutto perché ha fatto affiorare le inefficienze degli ultimi vent'anni di governo. I soldi, ripeto, devono arrivare in 48 ore sui conti correnti, perché la gente è disperata, e in questo momento non si ha possibilità di fare controlli: la macchina dello stato è talmente sovraccarica da non poterselo permettere. Dopo, per carità, si facciano tutti i controlli del caso, e venga punito con il carcere chi sottrae indebitamente soldi allo Stato".

"Il Mibact non è nato per gestire gli interessi industriali delle imprese. E, oltrettutto, non è dotato di una direzione generale musica: il cinema funziona molto meglio perché dispone di una propria direzione generale, a differenza del nostro settore, con i suoi specifici tecnici, una sua specifica legge fiscale e la disponibilità di fondi", prosegue Cerruti: "In sostanza, dipendiamo da gente che del nostro settore capisce poco. Non è una colpa, né un giudizio di merito: il problema non è né il Mibact né Franceschini, ma la struttura del ministero e chi permette che questo continui ad avvenire. Questa, sì, è una colpa. Io non ho niente contro Franceschini, personalmente lo trovo anche adatto al ministero che occupa, ma quando qualcosa non va per il verso giusto in genere è la figura apicale a pagare. Quando una squadra va male, salta prima l'allenatore dei giocatori".

Possibile, però, che una maggiore compattezza nella rappresentanza del comparto possa contribuire a fare sentire maggiormente la voce del settore?

"Per quanto riguarda il macro-interesse, personalmente, come allineamento, mi ritrovo molto di più nelle posizioni della FIMI rispetto a quelle generali, e già questo è anomalo", conclude Cerruti: "Il loro stile è molto diverso, perché è in linea con le multinazionali che rappresentano: ci sta che la loro dialettica sia meno aggressiva di quella indipendente. Un po' più di coerenza tra le cose dette e le cose scritte sarebbe più auspicabile, ma questo può fare parte di una strategia: lo vedremo sul lungo periodo. Per quanto riguarda gli indipendenti, è uno sfacelo: meriterebbero di più e di meglio, non questa frammentazione per la quale ognuno rivendica le proprie quote di mercato facendo la rockstar e richiedendo la propria porzione di palco, perché c'è chi ha il physique du rôle per fare la rockstar e chi non ce l'ha. Un po' più di misura delle proprie capacità e delle proprie qualità non guasterebbe. Andare in cinquanta rappresentanti a colloquio con le istituzioni non fa bene alla musica. Se ci va Audiocoop, gli indipendenti, gli emergenti, poi API, ma non PMI, e non si capisce perché. Dov'è PMI? Dice di rappresentare il 30% della quota di mercato ma poi non si fa vedere? Dove sono le loro istanze? Cosa ha detto il loro presidente negli ultimi sei mesi? Cosa fanno? Il problema degli indipendenti può essere sanato solo accorpando tutte le associazioni, in modo da stilare un unico programma con dei punti condivisi da presentare al governo, che dovendo fronteggiare la crisi di tutti i settori è sfinito. E' inutile andare da un interlocutore in sei a chiedere tutti la stessa cosa: noi non aiutiamo noi stessi, quindi la colpa è ancora nostra".

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