Ligabue, i Pitura Freska e quello stadio pieno di ultras incazzati

Nel 1991 il rocker di Correggio calcò uno dei palchi più difficili della sua carriera: 'Mi tiravano le bottiglie e mi sputavano addosso. Ma, alla fine, fu uno dei migliori concerti di sempre, perché...'
Ligabue, i Pitura Freska e quello stadio pieno di ultras incazzati

L'esibizione al cospetto di un parterre ostile è un passaggio obbligato nella carriera di ogni artista. Le contestazioni da parte della platea, va detto, sono più frequenti nelle venue medio-piccole, quando l'artista o la band fa il salto di qualità e viene presentato - per esempio per mezzo dell'apertura a un nome più grosso - a un pubblico che non è il suo. E' rarissimo che fenomeni del genere si verifichino negli stadi, perché - in genere - quando un cantante o una band arriva a vendere per una data singola diverse migliaia di biglietti significa che ha già una fan base molto ben consolidata. Eppure è successo, e Ligabue ne sa qualcosa.

La tappa a Mestre del Neverending Tour

E' l'estate del 1991. Il rocker di Correggio è impegnato nel "Neverending Tour", serie di eventi che vedrà l'artista on the road per tre anni consecutivi per promuovere le sue prime tre pubblicazioni ufficiali, l'eponimo disco di debutto del 1990, "Lambrusco coltelli rose & pop corn" del 1991 e "Sopravvissuti e sopravviventi" del 1993. Le venue presso le quali la lunghissima stringa di appuntamenti è quanto mai variegata: si va delle feste dell'Unità emiliane a club come il Vidia di Cesena e il Rolling Stone di Milano, passando per teatri, discoteche e feste di piazza. Poi, come raccontato dallo stesso Ligabue a Massimo Cotto per il libro pubblicato lo scorso 6 ottobre "E' andata così" (ed. Mondadori, 360 pagine, 28 euro), al management viene proposta una data diversa dalle altre.

"A giugno Carrara [Angelo, promoter che, oltre a quella di Ligabue, lanciò le carriere di - tra gli altri - Battiato e Timoria] organizzò in fretta e furia un nostro concerto per i festeggiamenti del Venezia - Mestre che aveva riconquistato la serie B. Doveva svolgersi allo stadio [il Francesco Baracca di Mestre] ed era prevista anche l'esibizione di altri gruppi. Fra questi i Pitura Freska, che, oltre a essere di quelle parti, erano amici e beniamini degli ultrà della squadra".

I Pitura Freska, un gruppo spalla "ingombrante"

Sulla carta, una serata come le altre, con il valore aggiunto della festa. La situazione, per la verità, era molto più delicata. Nel 1991 Ligabue era un giovane di belle speranze che si era già segnalato al Festivalbar - un anno prima - con un singolo molto forte, "Balliamo su mondo".

Di lì a poco sarebbero uscite "Libera nos a malo" e "Urlando contro il cielo", che negli anni sarebbero diventati cavalli di battaglia. Ma, per quanto lanciatissimo verso il successo mainstream, Luciano, all'epoca era una promessa, non una star. Viceversa la band di Sir Oliver Skardy nel 1991, in Veneto, era già un'istituzione: proprio in quell'anno la reggae band veneziana aveva spedito sui mercati il proprio secondo album, "'Na bruta banda", che grazie al traino del brano "Pin Floi" - surreale resoconto del famigerato concerto dei Pink Floyd in Piazza San Marco del 1989 - stava proiettando la formazione dalla ribalta locale (dove già erano un'istituzione) a quella nazionale.

La situazione, tuttavia, non sarebbe diventata esplosiva per colpa degli artisti:

"Appena arrivato percepii subito un'aria strana: era stato stabilito che avremmo suonato come headliner e ai Pitura Freska la cosa non andava giù. Io dissi subito che non era giusto, che la festa era la loro ma, fra motivi tecnici, volontà degli organizzatori e francamente non so che altro, le cose rimasero così. I Pitura Freska, allora, si rifiutarono di esibirsi".

Il rifiuto dei "padroni di casa", gli sputi, gli insulti e le minacce di morte

Così, nonostante - e malgrado - tutto, il Liga fu costretto ad andare in scena:

"Quando salimmo sul palco realizzammo quanto tutti gli ultrà fossero veramente incazzati. Ci stavano accusando di aver guastato loro la festa. Mi lanciavano i peggiori insulti su mia madre, la sorella che non avevo e chiunque avesse a che fare con me. Ero bersaglio di accendini, monete, bottiglie di plastica, panini e sputi, tanti sputi, una specie di raduno di lama che si esercitava su di me. Alcuni mi facevano il segno che mi avrebbero tagliato la gola. Il servizio d'ordine sembrava d'accordo con loro".

La resa dell'irriducibile: 'A minacciare sei rimasto solo tu'

Ma, quando la situazione pareva ormai irrecuperabile, qualcosa in Ligabue scattò:

"Più, però, mi arrivava roba addosso, più rimanevo al mio posto, perché ero lì anche per tutti gli altri. Anzi, cominciai a urlare ancora di più i miei pezzi. Ma a un certo punto - non so bene cosa successe, forse la visione surreale di un tipo ricoperto di 'silacchi' che si agitava e urlava su un palco - pian pian si calmarono e iniziarono a tenere il tempo. Dopo tre canzoni, la pioggia di oggetti e sputi cessò completamente. Quelli che minacciavano divennero sempre di meno e quelli che ballavano sempre di più, finché non ne restò solo uno, in prima fila, che continuava a mimare il gesto del taglio della gola. Dopo un po' però il servizio d'ordine sembrò dirgli: 'Sei rimasto solo tu, lascia stare' e anche lui finalmente la smise. A quel punto con la gente felice, potevo continuare quelle che mi sembrava uno dei miei concerti più belli".

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