Stefano D'Orazio, il ricordo di Red Canzian

Il bassista dei Pooh in una intervista: "Non si è mai preparati alla morte di un amico"
Stefano D'Orazio, il ricordo di Red Canzian

La morte di Stefano D'Orazio ha sconvolto gli amici, i compagni, i fratelli dei Pooh. Robi Facchinetti si è chiuso in un rispettoso silenzio, Dodi Battaglia ha rilasciato ieri all'Ansa una intervista nella quale lo ha ricordato, oggi sulle pagine del Corriere della Sera la storica firma del quotidiano milanese pubblica il ricordo di Red Canzian.

Ha detto Red: "C’è solo una cosa più crudele della morte: morire in terapia intensiva. Sei nudo con un solo lenzuolo e un freddo terribile. Hai sete e non ti danno da bere. Poi il tempo non passa mai. Credi di aver dormito delle ore e invece sono passati solo cinque minuti. L’ho provata quando qualche anno fa mi hanno operato al cuore. Al risveglio, oltre a mia moglie e ai miei figli, ho visto al mio fianco Stefano che mi sorrideva dietro la mascherina. La sua sola presenza mi ha rassicurato. Io non ho potuto ricambiare la cortesia".

Queste le parole del giorno dopo di Canzian, quelle che cercano di trovare una ragione, quelle che servono per darsi pace. E aggiunge ancora: "Non si è mai preparati alla morte di un amico. Stefano aveva la capacità di ridere anche nelle situazioni più difficili. Soffriva di piccole infiammazioni e lo curavano col cortisone. E il Covid-19 ha trovato terreno fertile... infatti è sopraggiunta una polmonite, febbre alta, dialisi per insufficienza renale. Alle ventidue di venerdì la notizia: Stefano era morto dopo una settimana di alti e bassi. Da trentasei ore non facciamo altro che piangere"

Chiamato a descrivere la figura di Stefano D'Orazio, l'ex bassista dei Pooh sottolinea la sua importanza nella storica band che ha chiuso i battenti con un concerto alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno, vicino Bologna, il 30 dicembre 2016 : "Lui è stato un riferimento costante per i Pooh. Aveva un pensiero forte, che volava alto, proiettato verso il futuro, una capacità di analisi e sintesi invidiabile. Per lui il lavoro era un gioco. Lui sapeva sempre cogliere il lato comico delle situazioni. L’ironia era una sua caratteristica. Una bella persona, un grande professionista. Non aveva la mentalità dell’orchestrale, non ha mai operato nell’ottica 'prendiamo quello che c'è da prendere', ma ha pensato agli investimenti, a volte anche più alti dei guadagni, e questo ci ha fatto arrivare al cinquantennale. Era un imprenditore".

Ma com'era il D'Orazio di tutti i giorni? "Era una persona precisa, trasparente sensibile. Il contrario dello stereotipo sui romani, era preciso, puntuale. La macchina organizzativa dei Pooh era opera sua. Non c’era limite alla sua creatività: i palchi enormi, i fumi, i laser, i Tir carichi di apparecchiature. Era un piacere lavorare con lui. Il suo motto era 'divertirsi' costi quel che costi. A volte gli allestimenti costavano più di quel che i concerti incassavano. Ma in questo luna park i Pooh si scatenavano e generavano entusiasmo".

Red prosegue raccontando un episodio che, più delle tante parole, descrive l'animo di Stefano D'Orazio: "Lui era una specie di Robin Hood. A Trieste fu arrestato prima del concerto. Una automobilista insultava una signora con un bambino che attraversava molto lentamente sulle strisce. Lui prese a male parole l’automobilista che poi si rivelò essere un carabiniere. Così finì a passar la notte nelle carceri del Coroneo e noi suonammo in tre. Ricordo ancora i cori degli altri detenuti quando si scoprì che il nuovo arrivato era Stefano D’Orazio. L’episodio è un esempio della sua vocazione alla bontà, a difendere il deboli, gli svantaggiati".

I funerali del musicista romano dovrebbero avere luogo alle ore 15.00 di lunedì 9 novembre a Roma, nella Chiesa degli Artisti di Piazza del Popolo. Come da misure anti-Covid, all’interno della chiesa potranno prendere posto un numero limitato di persone.

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