Sfera internazionale: il rapper è davvero in grado di sfondare all’estero?

Non è il primo italiano che troverebbe fama fuori dai propri confini: prima di lui, in tempi recenti, Laura Pausini, Tiziano Ferro, Lacuna Coil, Bloody Beetroots e altri.
Sfera internazionale: il rapper è davvero in grado di sfondare all’estero?

Durante la presentazione alla stampa del docufilm “Famoso”, anche in vista dell’uscita del nuovo e omonimo album di Sfera Ebbasta previsto per venerdì 20 novembre, Shablo, manager del rapper, e Jacopo Pesce, direttore dell’etichetta Island Records, hanno spiegato come il progetto “Famoso”, nella sua totalità musicale e cinematografica (la pellicola è stata pubblicata in cinque lingue), sia il primo passo verso una dimensione internazionale dell’artista. Un mattone iniziale per costruire un regno anche fuori dai confini italiani dove Sfera, in una breve carriera, ha collezionato numeri importanti. “Rockstar”, il suo ultimo album uscito nel 2018, per esempio, ha raggiunto cinque certificazioni di platino ed è stato il disco più venduto in quell’anno nel nostro Paese. Nella “Popstar edition” e nell’edizione internazionale c’era già il primo tentativo di guardare oltre il panorama italiano. 

“Vogliamo essere rilevanti nel mercato globale”

L’approfondimento che segue non tratta la qualità della musica di Sfera Ebbasta, per quello ci sarà la recensione dell’album, ma cerca di capire e di analizzare quanto il tentativo di Sfera di affacciarsi a un mercato estero sia concreto e se, come spiega il suo staff, abbia davvero aspetti innovativi per il panorama musicale italiano degli ultimi anni. Partiamo dalle dichiarazioni di chi lavora fianco a fianco con lui. “Già agli inizi Sfera ambiva a conquistare gli Usa – ha spiegato Shablo – gli abbiamo fatto capire che era un percorso da affrontare step by step. Dopo tre tour sold-out in Europa e tante collaborazioni, uscite e in arrivo, con artisti francesi, spagnoli, tedeschi e del Belgio, era giusto tentare il salto. Non è solo un feticcio per dire: ‘Ho fatto il featuring con l’artista dei sogni’, noi vogliamo essere rilevanti nel mercato globale. Abbiamo una partnership con etichette latine e statunitensi, con tutte le Universal europee che ci supportano. È vero che in Italia ci sono stati artisti noti all’estero in passato, come Tiziano Ferro, Laura Pausini, Jovanotti ed Eros Ramazzotti, che rappresentavano il pop. Oggi è il momento di Sfera, un progetto urban, che fra l’altro affronta una sfida unica: diventare famoso nel mondo cantando in italiano. Artisti come Drake (Sfera e il rapper di Toronto si seguono su Instagram, ndr) e J Balvin hanno riconosciuto a Sfera l’attitudine, lo stile, ma anche la musica: la sua grande rivoluzione è stata portare le melodie nel rap italiano. Nessuno si aspetta di fare disco d’oro negli Usa: questo è il primo step di un percorso”.

I feat sono un metro di giudizio?

Dopo le parole di Shablo, iniziamo a raccontare la sfera internazionale di “Famoso”, il quarto album in uscita del rapper di Cinisello: dentro si possono trovare collaborazioni con Future (gigante della trap mondiale), J Balvin (artista colombiano ai vertici delle classifiche internazionali), Offset (componente dei Migos. Sfera in passato aveva già lavorato con Quavo, altro membro del gruppo hip hop che ha collaborato con artisti del calibro di Travis Scott), Marracash & Guè Pequeno, 7ARI & Steve Aoki (produttore che ha remixato brani, fra gli altri, di Drake e Snoop Dogg) e Lil Mosey (rapper diciottenne americano che ha sfornato diverse canzoni di successo). Nomi oggettivamente di altissimo livello. E non sono finiti: a questi si aggiungono altri artisti come London On The Track, producer di Ariana Grande, e Diplo, per citare altri esempi. Nel docufilm Sfera dice con il sorriso: “Chi è che in Italia si può permettere di lavorare con Diplo? Nessuno”. Nel 2018 il collaboratore di Madonna e Skrillex in realtà ha realizzato un brano con Levante, “Stay open”. Quell’unicità sbandierata dal rapper con un po’ di strafottenza, in realtà, non c’è. Detto questo, però, a Sfera va meritatamente fatto un plauso per la caratura degli ospiti presenti nel progetto e per la quantità. Non si tratta di un solo grande feat, come talvolta è possibile trovare in un disco italiano, ma di tanti feat di spessore e nello stesso progetto, questo è l’aspetto da evidenziare. Il genere hip hop, con la sua liquidità, ha davvero aperto i recinti consentendo agli artisti di mettere in piedi feat a nastro, un’innovazione rispetto al passato. C’è un però. I feat sono un metro di giudizio reale per capire lo spessore di un artista?

Il caso di Night Skinny e di Emis Killa

Nel 2018, il produttore Night Skinny, in un’intervista, confermò quello che in tanti pensavano: "A Pusha T avevo chiesto di rapparmi su un pezzo del disco. Per sedici barre voleva qualcosa come diciottomila euro. Una roba senza senso". Insomma, i feat, in molti casi, si possono avere senza problemi: basta pagare. Non è finita: molti feat nascono senza che gli artisti coinvolti neppure si incontrino, ma grazie a una catena di “tramite” che possono essere etichette o altri colleghi. Non tutti forse si ricorderanno che Emis Killa ha realizzato un feat con Tekashi 6ix9ine, rapper dai numeri davvero mastodontici. A spiegare come è nata la collaborazione è stato lo stesso Emis in un’intervista al lancio dell’album “Supereroe”: “La richiesta mi è arrivata da Pasha Pg, il rapper che aveva già il pezzo con 6ix9ine, lui mi ha chiesto se volessi farne parte, è andata così. Poi io in realtà ho fatto cambiare la base, infatti esistono due versioni del brano: una è quella di Pasha Pg, l'altra è quella bella, diciamo 'ufficiale', che ho messo nel mio disco, in modo tale da poterla proporre al pubblico italiano. In realtà io ero presente anche nella prima versione del brano, quella dove ora figurano solo Pasha Pg e 6ix9ine, ma ho fatto togliere la mia strofa prima che la pubblicassero, perché non mi piaceva il beat. Fa ridere se ci pensi, ho fatto togliere una mia strofa da un pezzo con 6ix9ine". Prendendo tutto per vero, resta il fatto che Emis Killa e Tekashi 6ix9ine non si sono mai incontrati e neppure parlati. Non si conoscono.

Sfera di cristallo

Guardando il docufilm su Sfera, ci sono diverse immagini della voce di “Rockstar” in studio con alcuni degli artisti internazionali coinvolti nel progetto, il tutto in un atteggiamento che appare come di reale unione di intenti e confidenza. Questo potrebbe mettere a tacere molte malelingue che bollano i feat come collaborazioni pilotate e realizzabili solo con il pagamento di ingenti somme di denaro. Tornando quindi alla domanda iniziale: i feat sono un metro di giudizio reale per capire lo spessore di un artista? La risposta è no, ma nel caso di Sfera, per le modalità reali di collaborazione, per la quantità e lo spessore degli ospiti, si è davanti a un caso unico e nuovo per il panorama hip hop italiano e non solo. Sfera ha coinvolto dei giganti contemporanei, “Famoso” è una fotografia nitida di questo successo. Faranno da trampolino al mercato estero? Non abbiamo la sfera di cristallo, ma di sicuro la “squadra” di cui si è circondato il rapper di Cinisello è di alto profilo.

Sfera Ebbasta oppure Sfera Eancora?

Prima di Sfera, altri artisti recenti hanno superato i confini nazionali, fra questi possiamo ricordare Laura Pausini, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro, Zucchero, Lacuna Coil, che sono addirittura più famosi all’estero che in Italia, e Bloody Beetroots, che per il singolo “Out of sight” ha lavorato perfino con Paul McCartney. Nel 2006 la Pausini conquistò anche un Grammy per “Escucha”, versione in lingua spagnola di “Resta in ascolto”. Sfera è solo un altro nome che si aggiunge alla lista o è davvero un caso “nuovo”? Gli artisti citati, indiscutibilmente, hanno raggiunto una dimensione internazionale sull’onda, principalmente, di canzoni in inglese o di traduzioni dall’italiano allo spagnolo. Sfera, per ora, non sembra voler utilizzare questo chiavistello.

“La lingua di Sfera Ebbasta sarà l’italiano – ha raccontato Jacopo Pesce, direttore dell’etichetta Island Records - all’estero vogliono l’italiano, hanno insistito affinché ‘Baby’, il pezzo con J Balvin, fosse in italiano e non in spagnolo. Balvin stesso ha suggerito a Sfera di mantenere la sua lingua: a livello internazionale sarà visto come ‘l’italiano che fa rap’. La percezione che si ha di Sfera all’estero è di un artista latino, che mantiene la sua lingua”. In questo Sfera sembrerebbe prendere una strada diversa rispetto ad altri italiani famosi oltre confine. La sua figura, anche per il genere di cui è portatore, sembra più vicina a ricalcare in futuro quella di un’artista come Rosalia, che con il suo spagnolo è sbarcata nelle classifiche americane. È anche vero che lo spagnolo è la seconda lingua più parlata al mondo, l’italiano invece è di nicchia. Ma siamo sicuri che questo sia un limite e non invece un’opportunità per distinguersi?

I Rammstein, con il loro industrial metal in tedesco, riempiono gli stadi nel mondo. Inoltre Sfera è molto facilitato dal genere che ha deciso di abbracciare: il mondo urban, in molti casi, si fonda più sulla musicalità e sulle melodie, più importanti rispetto al lato testuale. Una sua canzone, non richiedendo un elevato sforzo comprensivo, grazie a linee vocali e produzioni ammiccanti, potrebbe piacere anche oltreoceano superando l’ostacolo linguistico e diventando così “esportabile”. Sarà anche importante capire, quando riprenderanno i concerti, la dimensione live internazionale e non solo quella legata ai numeri di vendita e stream: Sfera riuscirà sui palchi principali dei più importanti festival al mondo? Il rapper le carte sul tavolo le ha messe e la partita vorrà giustamente giocarsela al massimo. La vittoria non è per nulla semplice, ma di sicuro le sue mosse sono interessanti perché non c’è altro artista italiano contemporaneo, al momento, seduto al tavolo per partecipare a questa ambiziosa sfida.

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