Quando gli U2 tornarono a fare gli U2: la storia di "All that you can't leave behind"

20 anni fa uscì il decimo album della band, celebrato in questi giorni da una ristampa. Dopo un decennio di sperimentazioni e critiche, gli U2 tornarono a farsi amare. Ecco come.
Quando gli U2 tornarono a fare gli U2: la storia di "All that you can't leave behind"

“Siamo tornati, vogliamo riprenderci il nostro lavoro: quello di ‘Miglior band del mondo’”: la sbruffonaggine non è mai mancata agli U2. Ma nel 2000 la frase con cui presentarono "All that you can't leave behind" non era la solita sparata di Bono. Era davvero l’album del ritorno dopo un decennio turbolento: avrebbe portato la band irlandese in testa alle classifiche, venduto 12 milioni di copie e recuperato l’affetto di una buona parte di pubblico, perso per strada tra mega show, elettronica e sperimentazioni.
L’album è stato ripubblicato in questi giorni in una edizione deluxe per i 20 anni (fa impressione pensare sia uscito così tanto tempo fa, eh?). Ecco la storia di come gli U2 tornarono ad essere gli U2.

I turbolenti anni '90 degli U2

Gli anni ’90 sono stati un periodo complicato per la band. Il decennio è generalmente considerato come “rock”: l’ultimo periodo in cui anche in radio, TV e classifiche si vedevano e sentivano le canzoni con le chitarre - ma la band lo passò invece da tutt’altra parte. Nel ’91 uscì “Achtung baby”, capolavoro sofferto, frutto di anni di lavoro e con primi accenni di sperimentazione. Venne seguito da un tour ipertecnologico per il tempo, lo ZooTV, e da un disco strano come “Zooropa”, che univa cose tra di loro diversissime: un classico come “Stay (Faraway, So Close!)”, la riscoperta di Johnny Cash (che poco dopo sarebbe rinato grazie a Rick Rubin) in “The Wanderer”, le contaminazioni di “Numb” e “Lemon”. L’elettronica sarebbe esplosa in “Pop” - l’album più controverso della carriera del gruppo - e il PopMart tour del ’97-’98 fu talmente grosso che in Italia passò in quello che sarebbe diventato Campovolo: un ex aeroporto a Reggio Emilia, una spianata con 120mila persone e un palco con limoni giganti e karaoke che la maggior parte della gente vide da centinaia di metri di distanza.
La band provò a recuperare la reputazione con un "Best Of" dedicato alle origini (e scegliendo come singolo il brano più pop dalle sessioni di "The Joshua Tree", “The sweetest thing”), e intanto pensava alle prossime mosse.

La reunion con Brian Eno e Daniel Lanois

Il lavoro sul decimo album della band iniziò a fine ’98, ma venne rallentato per i mille impegni dei singoli membri, in particolare di Bono - molto coinvolto nella campagna Jubilee, che a marzo del 2000 lo portò come ospite del Festival di Sanremo a lanciare un appello a D’Alema e Berlusconi per cancellare il debito dei paesi africani. Ma intanto fece la prima scelta: lavorare dopo quasi dieci anni con Brian Eno e Daniel Lanois, dietro la consolle per i tre dischi che hanno definito il suono della band (“The unforgettable fire”, “The Joshua tree” e “Achtung baby”). Il primo risultato furono alcuni brani che finirono nella colonna sonora di “The Million Dollar Hotel”, pubblicata a marzo 2000. 
Poi finalmente arrivò l’album, ad ottobre: i due produttori spinsero la band a scrivere in studio, e a recuperare il suo suono classico, ma unendolo con una cura dei dettagli sonori derivata dalle sperimentazioni del decennio precedente. "All that you can't leave behind" ha molta elettronica, fin dal primo singolo “Beautiful day”, solo che è alla base delle canzoni, sotto la voce di Bono, e le chitarre classiche di Edge.
Al tempo, un amico che lavorava come discografico con la band mi disse: “Avrebbero dovuto chiamare questo album ‘pop’, perché è questo il vero disco pop della band”: aveva perfettamente ragione. Fu un ritorno al rock, alle chitarre, certo: ma nel disco c’erano alcune delle canzoni più dirette che la band abbia mai scritto. “Beautiful day” ed “Elevation” sono rimaste in scaletta per 20 anni nei concerti; negli altri brani il “suono alla U2” era più che riconoscibile, seppur aggiornato. E c’erano temi altrettanto riconoscibili: ciò che bisogna sempre portare in valigia, ciò che non si può mai dimenticare è l’amore. È il grande tema delle canzoni degli U2: l’amore in senso ampio, universale, declinato e variato in ogni modo possibile, dalla “Peace on earth” a quello per i figli, la “Grazia” di "Grace".

Un tour nei palazzetti, a luci accese

A fine 2000 la band fece qualche performance promozionale (tra cui il concerto all'Irving Plaza di New York, uno dei booteg più amati della band). Poi il 24 marzo 2001 partì l’Elevation Tour da Fort Lauderdale, Florida: si sarebbe concluso 9 mesi dopo lì vicino. a Miami. Andai a vedere quella prima data e me la ricordo bene: il palco a forma di cuore, l’entrata a luci accese, alcuni schermi sul soffitto che mostravano solo i musicisti. Nessuno effetto speciale per metà concerto: solo per “Where the streets have no name” si alzavano degli schermi, dietro il gruppo, microscopici rispetto a quelli del Pop Mart Tour. La band voleva una dimensione più intima: dopo gli stadi scelse i palazzetti. Solo in Italia e pochi altri posti il tour si spostò negli stadi: la band suonò al Delle Alpi di Torino nel luglio del 2001, durante i terribili giorni del G8 di Genova.
Quel tour fu il climax della riconciliazione della band con il pubblico, e venne documentato in un DVD, “Elevation 2001: U2 Live from Boston” che la band ha ritrasmesso in streaming qualche giorno fa. 

"All that you can't leave behind", 20 anni dopo

L’audio di quel concerto è uno dei contenuti della versione super-deluxe della ristampa, in 5CD o 11 LP. La versione 2 CD contiene invece solo un estratto di quel concerto. Riascoltandolo in questi giorni ho pensato a come la sequenza “Bad”/“Where the streets have no name” sia una delle cose più belle fatte dal vivo dalla band.
La ristampa contiene anche 2 CD, uno di lati B e remix - alcuni dei quali inediti (la band dagli anni ’90, iniziò ad avere una passione per questo genere di rielaborazioni, e non smise neanche in quel periodo e negli anni a venire). Più interessante la raccolta di lati B e demo, anche se non c’è nulla di inedito. Le canzoni più belle sono “The ground beneath her feet”, al tempo inclusa come bonus track in alcune edizioni e ora ufficialmente 12° brano dell'album, e “Stateless”, pubblicata in “Million Dollar Hotel”, un vero e proprio gioiello, uno dei tesori nascosti della produzione della band. Il resto sono abbozzi acustici (“Summer rain”) o canzoni piacevoli ma non proprio memorabili (non a caso  “Always” venne riscritta per diventare “Beautiful day”). Il periodo in cui i lati B erano un album a sé (come quelli di “The Joshua Tree”) era passato da tempo - ma merita comunque un ascolto.

Gli album successivi del decennio provarono a tenere questo equilibro, riuscendoci fino ad un certo punto: il successivo “How to dismantle an atomic bomb” secondo me è uno dei più deboli della loro discografia, ma è un parere personale. Per il Vertigo tour gli U2 tornarono negli stadi a urlare "Uno, dos, tres, catorce!": avevano riottenuto il lavoro di miglior band del mondo.

 

Dall'archivio di Rockol - Bono: la straordinaria carriera del cantante degli U2 in 13 canzoni
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.