Franceschini: 'La ripresa degli spettacoli? Prima la salute delle persone'

Il Ministro della Cultura interviene sulla RAI: 'Per il lavoratori del settore stanziati un miliardo e 200 milioni di euro: abbiamo dato coperture sociali a chi prima non le aveva'
Franceschini: 'La ripresa degli spettacoli? Prima la salute delle persone'

Il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini è intervenuto alla trasmissione di Rai 3 Che Tempo che Fa per chiarire i provvedimenti del governo in merito al settore dello spettacolo e della cultura, che a causa delle misure contro la diffusione del Coronavirus ha visto sospendere le attività pubbliche come spettacoli, concerti e proiezioni dallo scorso 25 ottobre, data di firma dell'ultimo dpcm. Ecco, di seguito, alcuni dei passaggi più rilevanti dell'intervento del ministro:

Chiudere il mondo dello spettacolo: una scelta dolorosa?

"Il problema è che per fermare il contagio bisogna limitare i contatti tra le persone: nonostante tutte le misure di sicurezza adottate dalle realtà dello spettacolo quando si va a chiudere quei luoghi non si va per gerarchia di importanza, ma per caratteristiche dei luoghi stessi. I cinema sono stati chiusi in tutti i paesi europei che hanno un andamento grave dell'epidemia. Sì è stata una decisione dolorosa. In questo momento la scelta più importante è per fermare il contagio: a marzo non ci furono queste proteste, forse perché c'era più consapevolezza della situazione. Oggi i dati sono impegnativi, rispetto ad allora, ma in modo diverso".

Perché i teatri e i cinema sono stati chiusi e i musei no?

"Chiuderanno anche i musei, con i passi avanti che faremo [con in nuovi provvedimenti allo studio in queste ore]".

I nuovi provvedimenti

"La filosofia su cui stiamo ragionando prevede misure rafforzative, in particolare in regioni che hanno un indice di contagio superiore a RT 1,5: si tratta di un meccanismo differenziato rapportato ai rischi di saturazione del sistema ospedaliero".

I lavoratori dello spettacolo

"Ho incontrato i bauli [l'associazione che ha manifestato in piazza Duomo a Milano il 11 febbraio], non siamo all'inizio: ho già firmato provvedimenti per il settore dello spettacolo per 1 miliardo e 200 milioni di euro, abbiamo erogato il fondo unico dello spettacolo [Fus], estendendo gli ammortizzatori sociali anche ai non dipendenti, con due contributi di 600 euro prima e mille euro poi a 70mila persone che non hanno mai avuto alcuna forma di protezione sociale. Abbiamo fatto una serie di interventi per tutti i settori, per autori, danza, musica, live, concerti: credo anch'io che non bastino perché il danno [generato dalla pandemia] è enorme, ma non abbiamo lasciato nessuno solo".

Quando sarà la ripartenza?

"Bisogna essere onesti, dipende dall'andamento epidemiologico. Questo dpcm [quello del 25 ottobre] resterà in vigore fino al 24 novembre: le prime attività chiuse saranno le prime a riaprire quando le condizioni lo permetteranno: in cima a tutto c'è la salute delle persone".

Il progetto delle TV in soccorso al mondo dello spettacolo

"Ho scritto una lettera alle quattro tv nazionali (Sky, La7, Rai e Mediast), e mi hanno risposto tutte, dicendosi disposte a trasmettere - cioè a comprare - cultura italiana, impegnandosi a farlo da subito. La creazione di una piattaforma tipo Netflix della cultura italiana è stata avviata con 10 milioni di euro messi a disposizione da Cassa Depositi e Prestiti, quindi dallo stato, attraverso la quale offrire a pagamento cultura italiana: in una fase emergenziale [una soluzione del genere] può offrire delle risorse, per esempio in caso di sale cinematografiche chiuse, ma non si tratta di sostituire: anche tra un anno - tra un mese - quando sarà finita l'emergenza si potrà vedere la prima della Scala da casa propria, che si risieda in Italia o in qualsiasi altra parte del mondo".
 

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