Paul McCartney, la prima recensione di "McCartney III"

Pubblicata con grande anticipo da "Rolling Stone" USA
Paul McCartney, la prima recensione di "McCartney III"

Con ampio anticipo rispetto alla pubblicazione dell'album, prevista per l'11 dicembre, l'edizione cartacea di "Rolling Stone" USA pubblica la prima recensione del prossimo disco di Paul McCartney, "McCartney III", firmata da Rob Sheffield, che assegna al lavoro una votazione di quattro stelle su cinque.
Pur tenendo in considerazione il presumibile surplus di generosità nella valutazione, come a ricambiare il privilegio di essere il primo giornale a recensire l'album, la rivista - che intitola l'articolo "Paul gets back to the country" - scrive nel sommario: "McCartney torna al suono pastorale dei suoi primi lavori da solista con una gemma rilassata", dove "rilassata" è un'impropria traduzione in italiano di "laid-back", che indica, per maggior precisione, un atteggiamento tranquillo e non competitivo; come se McCartney non avesse tenuto granché in considerazione (cosa di cui personalmente dubito) il possibile successo commerciale del disco che segue l'imprevisto numero 1 del precedente "Egypt Station", il primo dell'ex Beatles dal 1982.


Secondo Sheffield, Paul nel disco appare contento di mostrarsi per quel che è: non una leggenda, un genio, un Beatle, semplicemente un padre di famiglia che, benché in quarantena (McCartney l'ha definita "rockdown", giocando con la parola "lockdown") cerca di far fluire comunque la propria creatività. "Sostanzialmente è un incrocio fra 'Ram' e 'Folklore'", scrive il giornalista, rievocando il secondo album solista di McCartney (qui la nostra recensione) e l'ultimo lavoro di Taylor Swift (qui la nostra recensione).


Ricordando che uno dei suoi compagni di band negli Wings aveva definito McCartney "un agricoltore che suona la chitarra", la recensione sostiene che l'artista "non aveva più avuto un sound così rustico dai tempi compresi fra 'Mary had a little lamb' e 'Mull of Kintyre'; "Quando canta di pecore e galline, sai che si riferisce ad animali in carne ed ossa, non usa metafore".
Sheffield ribadisce l'opinione scrivendo che "McCartney III" ha i suoi momenti migliori nelle canzoni acustiche da solista, come "Long tailed winter bird" - pur citando anche lo yacht-rock di "Women and wives" e "Lavatory Lil", che "rimanda ad 'Abbey Road'" - mentre afferma che i titoli meno riusciti sono quelli in cui McCartney usa il sintetizzatore e la butta sul rock. Ha parole di elogio per la pastorale "The kiss of Venus" ("una 'Mother's Nature's Son' aggiornata ai tempi") e la ruvida "Winter bird" / "When winter comes", che "suona come un elenco di lavori da fare in campagna" ("devo scavare un fosso vicino al campo di carote"). E aggiunge che il disco è "un ritratto di beatitudine familiare, con due persone anziane innamorate che si scaldano al fuoco del camino - una specie di lato B di "When I'm sixty-four".


Se la benevolenza dimostrata dal recensore non è eccessiva per le ragioni sopra ricordate, possiamo attendere l'uscita dell'album con aspettative ottimistiche; lo dico da estimatore di uno dei dischi meno apprezzati e meno venduti del McCartney solista, "Wings Wild Life". Ne scriveremo dopo averlo ascoltato anche noi.

Dall'archivio di Rockol - La storia di “RAM” di Paul McCartney
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