Masters of Tiki: la recensione di "Appetizers for destruction"

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Masters of Tiki: la recensione di "Appetizers for destruction"

Masters of Tiki
APPETIZERS FOR DESTRUCTION
(2010)

Tracklist: 
1. Slime forest
2. Rub your willie tonight
3. Anacondoramanas
4. Cinzano’s bonfire
5. The palms around Tukan Cathedral
6. Murderlicious
7. Eyes are capers
8. Salem’s singles club
9. Moonlight stain
10. Drug CX9

Sottotitolo: Ricettario per il finger food dell’Apocalisse.
Ritorna così, in punta di piedi ma con le idee chiare, la congrega satanica norvegese che fumava oppio sulle rovine degli High Llamas. Amplificata la lettura animista e psichedelicamente iperconica insita nel codice genetico dei Masters of Tiki, il ritorno qui presente – dopo ben cinque anni di silenzio saturo – avrà qualcosa da dire sì a chi li ha amati (e tanto) per il loro irriverente galoppare sopra le carcasse di Brian Wilson vestendo panni da metallari sabbathici, ma potrà suggerire sconcezze non più tabù anche a chi per i medesimi motivi li ha finora disdegnati. Merito della produzione di Norse Hannon, fresco del successo con i suoi redivivi Stella Knife, ma anche d’un nuovo approccio alla materia: sicuramente più uniforme, sinceramente più sentito, a tratti pericolosamente quasi-radiofonico.

Ed è così che l’andamento esoticoesoterico di "Rub Your Willie Tonight" vede di nuovo protagonista un mash-up indigesto eppur digeribilissimo tra Henry Mancini e i Sepultura acustici, ma con risultati calipsati quasi da jingle d’un villaggio vacanze.

E si prenda pure "The Palms Around Tukan Cathedral": non pare il crocicchio ideale tra un’altalena modernista à la Stereolab e un ribollire biliale degno dei parigini Dark Sanctuary? E pure "Eyes are Capers" (addirittura un ritornello!) e "Cinzano’s Bonfire" e "Salem’s Singles Club" vanno tutte in quella direzione là, tra un Martini  Dry e un kapala colmo di sangue umano, tra un paio di palme finte e sei cipressi, e fiche e zombie, e tucani e lupi, e canoe e bare. Col solito elegante pericolo di sfibrare un poco l’ascoltatore prima della fine del minutaggio, certo, ma in questo nuovo episodio anche con un inedito rischio: di risultare quasi parodistici. Rischio che sicuramente i nostri non avevano considerato tale, e proprio per questo ancor più rischioso.

Reg Mastice

La scheda è tratta da "I 150 migliori dischi inesistenti della storia del rock" di Reg Mastice (qui la recensione di Rockol), per gentile concessione di Arcana edizioni. (C) 2020 Lit edizioni s.a.s.

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