“Persona” di Marracash è un album che non si piega al tempo

È passato un anno dall’uscita del disco che ha sancito una linea di demarcazione necessaria fra un certo modo di fare rap e una deriva che stava prendendo sempre più campo.
“Persona” di Marracash è un album che non si piega al tempo

Lo scrittore argentino Jorge Luis Borges ha sempre descritto il tempo in modo magico, come se nel suo scorrere inesorabile ci fosse un granello di infinitudine. E forse è davvero così. L’arte, nel senso più generale, lo insegna: ci sono creazioni che non si piegano al tempo, pur provenendo da carne con una data di scadenza come gli esseri umani. Quello che produciamo e lasciamo è il nostro passaporto per un pizzico di infinito. Gli oggetti, ciò che compriamo o possediamo non tappano il cratere della finitezza e dell’inquietudine: “Riempio il tempo e non colmo il vuoto” è una delle frasi simbolo di “Tutto questo niente” di Marracash che, grazie al potere della musica, ha in primis ritrovato se stesso. L’album “Persona” ha la stessa identica carica emotiva, propulsiva e poetica di un anno fa, quando il 31 ottobre 2019 il rapper, dopo un lungo periodo di silenzio e di ferite personali, è tornato sulle scene con un progetto che ha cambiato le regole del mondo rap, o meglio ha costruito delle colonne, molto alte e larghe, su cui si regge l’essenza dell’album, con cui tutti gli artisti e colleghi hanno dovuto poi confrontarsi. È stato un “dopo Cristo” del mondo hip hop.

È un album nato da una fortissima esigenza artistica e personale, come ha spiegato lo stesso rapper, un dialogo fra luci e ombre con la parte più profonda del proprio essere. Ed è questa “verità” senza sconti che rende il progetto così granitico, non soggetto ai giri delle lancette proprio in un periodo storico in cui la musica è “usa e getta”. La dimostrazione è anche nei numeri: “Persona”, dopo un anno, è ancora fra i primi quindici album più venduti in Italia. Non parliamo poi di quello che sarebbe dovuto essere il tour (rimandato causa Covid), con diversi Forum di Milano e palazzetti italiani riempiti alla velocità della luce, date che speriamo possano essere recuperate presto. Una consacrazione dopo un percorso lungo oltre dieci anni.

Ma perché “Persona” ha questa rilevanza? Per prima cosa Marra ha realizzato un progetto adulto e maturo su produzioni di altissima qualità, la maggior parte curate da Marz. In molti potevano pensare fosse scontato, ma non lo è mai. A quarant’anni, in un rap game dominato spesso da ragazzi giovani, si è ripresentato sulle scene con un disco denso in cui non ha ingurgitato mode e trend, non ha giocato a inseguire giovanilismi, ma ha sempre mantenuto una visione a fuoco e globale di quello che, legando ogni canzone a una parte del corpo, ha la forma di un vero concept. Questo non vuol dire non riuscire a essere contemporaneo: “Supreme - L'ego” con tha Supreme e Sfera Ebbasta o “Non sono Marra” con Mahmood, con la loro freschezza creativa, ne sono la dimostrazione. Non è finita: il rapper duro e puro, un pezzo di storia del movimento hip hop italiano, si è mostrato fragile, dando una lezione di umanità. Ed è arrivato al cuore del pubblico dando voce a Fabio, l’uomo dietro il personaggio.

“Crudelia” lo ha fatto impazzire, lo ha quasi ferito a morte. Una fragilità raccontata in modo viscerale, anche rabbioso, capace di assurgere a catarsi. Una radiografia dei propri sentimenti che ha riscaldato il cuore di Tedua, Ernia e Mecna, solo per citarne alcuni, che da sempre cercavano di andare oltre una logica machista presente nel rap e che con i loro progetti usciti nel 2020 hanno proseguito su quella strada. Un altro aspetto importante di “Persona” è la dimensione valoriale: “Qualcosa in cui credere” e “Appartengo” rimettono al centro alcuni principi e radici della cultura hip hop che Marra vede sgretolarsi, a cui si aggiungono episodi più incendiari come “Poco di buono”. Da quanto tempo non si sentiva un pezzo così politico, ma non ideologico? Marracash ha ribadito dei concetti importanti, soprattutto per le nuove generazioni di rapper, in modo autorevole, non paternale. Poi c’è il lato spirituale e invisibile agli occhi, “L’anima” e “Le ali”, a cui fanno da contraltare pezzi più muscolari e crudi come “Sport”.

Un vero gioiello è “Quelli che non pensano” che riprende dodici anni dopo l’immortale “Quelli che benpensano” di Frankie hi-nrg mc, rimodulando il bersaglio e creando un ponte fra storia del rap e contemporaneità. Tante anime in perfetto equilibrio, tutte colonne portanti, come si è scritto, con cui gli artisti che hanno lanciato progetti dopo si sono dovuti confrontare. Colonne che hanno sancito una linea di demarcazione necessaria fra un certo modo di fare rap, tecnico e con contenuti, e una deriva materialista e frivola che stava diventando sempre più comune negli ultimi anni. Colonne su cui si è costruito un tempio, fatto anche di successo. Marra ha, infatti, dimostrato che si può arrivare in alto a dominare le classifiche e a riempire i palazzetti con un album spesso e allo stesso tempo fresco, che parla di lui e anche di tutti noi.

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