Burroughs e i suoi incontri: Beatles, Rolling Stones, Jimmy Page, David Bowie, Lou Reed, Kurt Cobain

'William S. Burroughs e il culto del rock 'n' roll' è una ricchissima e appassionata analisi di una delle più lunghe e prolifiche relazioni tra letteratura e rock'n'roll. E non solo...
Burroughs e i suoi incontri: Beatles, Rolling Stones, Jimmy Page, David Bowie, Lou Reed, Kurt Cobain

Non un ritratto agiografico di un nume tutelare, perché - sicuramente - al soggetto ritratto non sarebbe piaciuto per niente, né un saggio - benché documentato come solo pochi trattati possono esserlo - su uno degli autori più rilevanti sul panorama letterario americano e mondiale della seconda metà del secolo scorso: "William S. Burroughs e il culto del rock 'n' roll" (Jimenez Edizioni, 366 pagine, 19 euro) assomiglia più a un'indagine appassionata, ricca di testimonianze, rimandi e collegamenti sulla relazione avuta dall'autore di "Il pasto nudo" con la musica popolare contemporanea. Casey Rae, con devota pazienza, ha passato in rassegna non solo scritti, biografie, articoli di giornale e documenti ma anche interi repertori, alla ricerca degli innumerevoli punti di contatto tra la carriera e la vita dell'alfiere beat che malsopportava gli hippie.

Il frutto della ricerca restituisce al lettore un'opera complessa, sfaccettata, che come unico filo conduttore - tra le innumerevoli digressioni, quasi in omaggio al cut up burroughsiano - ha l'osmosi perenne tra l'universo letterario dello scrittore e quello delle star del rock e affini. "William S. Burroughs e il culto del rock 'n' roll" è essenzialmente una rete di luoghi - Tangeri, Città del Messico, il Village newyorchese, Londra - e volti - i Beatles, gli Stones, Bowie, Page, P-Orridge, Reed, Cobain e un'infinità d'altri - fondamentale per ottenere le coordinate utili a orientarsi nella galassia musicale degli ultimi sessant'anni: piegando l'aneddotica all'obbiettivo denunciato già dal titolo, Rae sorprende per precisione e lucidità, affrontando la realtà a testa alta. Dall'incontro - avuto insieme al sodale Allen Ginsberg - con il geniale e controverso Louis-Ferdinand Céline alle lunghe riflessioni condivise con le star "classiche" e contemporanee, dalle pagine di "William S. Burroughs e il culto del rock 'n' roll" emerge la figura di un grande intellettuale, spigoloso ma umile, e soprattutto sempre curioso, anzi stupito - nel senso etimologico del termine - dall'arte e dalla musica che gli si rifletteva addosso. E che, puntalmente, non ha mai mancato di omaggiarlo con costanza per una buona metà di secolo.

Indispensabile agli appassionati di musica che abbiano apprezzato i lavori dello scrittore di St. Louis, estremamente interessante per quanti siano insofferenti ai tanti luoghi comuni che costellano la storia dei generi popular, il libro di Rae non offre solo una lettura completa, approfondita e a tratti inedita di una delle più lunghe e prolifiche relazioni tra letteratura e r'n'r, ma anche una chiave interpretativa molto affascinante su quello che verrà: a fronte di un rock ormai in crisi di identità da un paio di decenni, riprendere il discorso dagli insegnamenti di uno dei suoi padri più nobili potrebbe essere un'ottima idea, sia per chi lo fa che per chi lo ascolta.

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