Izi: "De André, Pasolini e Mandela, ecco i ribelli a cui mi ispiro"

Il rapper genovese presenta il suo nuovo album "Riot": “La vacuità delle parole mi spaventa. Per questo ho dichiarato guerra al marcio".
Izi: "De André, Pasolini e Mandela, ecco i ribelli a cui mi ispiro"
Credits: Mattia Guolo

Izi si definisce un “reporter”. Esplora la realtà, insegue la verità e il percorso artistico che lo porta a manifestarsi con la musica, come già dimostrato nel suo precedente lavoro “Aletheia”, è doloroso e catartico. Il suo nuovo album, in uscita venerdì 30 ottobre, “Riot”, ha tante anime ed è ricco di messaggi densi. “È un album che per forza di cose è figlio di un percorso. Sono un ricercatore, una persona curiosa. Voglio cercare di arrivare alla verità – dice il rappper di Cogoleto - situazioni personali e una maggior crescita mi hanno spinto più in là. Davide Ice è sempre una figura centrale, ma in questo progetto per la prima volta la direzione artistica è mia. Non lo definirei un disco o un album, è più complesso, è più un mixtape. Ci sono pezzi street e altri più pop, termine che non mi piace molto. Penso però che possano piacere a più persone del popolo. È una bomba di colori e sapori”. Gli abbiamo chiesto, come potete vedere e ascoltare nel video qui sotto, chi sono "i ribelli" che lo hanno ispirato: "Masaniello è il primo che mi viene in mente. Poi c'è il mio mentore Fabrizio De André. E ancora: Mandela, Pasolini e altri. Tutti quelli che hanno donato la loro vita, che hanno combattuto il padrone senza diventare padrone". 

Molte barre del progetto,che esce in un momento di tensione sociale, sono montanti al mento contro il potere, viene perfino rievocato il canto “Fischia il vento”. Quella di Izi non è una deriva ideologica, ma un grido di libertà nella speranza della rifioritura di un nuovo umanesimo. “Non voglio fare politica, ma tutto in realtà è politica, nel vero senso della parola. Lo faccio per la polis. Sono arrabbiato, non tollero più le superficialità – continua Izi - Da qui “riot”, rivolta. Una rivolta dei sentimenti, dell’amore, come in “Domani”, o anche più aperta e libera come in “Sottocassa”. Nel progetto ci sono anche canzoni che sembrano sputate fuori dal fumo del Brucaliffo di Lewis Carroll come “Flop”. La mia rivolta non è violenta, la violenza mi fa schifo, la mia è una rivolta che si fonda sul rispetto dell’essere umano e sulla verità”. Sta tornando il militant-rap? “Il rap solo politico non mi piace, ma credo che l’hip hop debba recuperare una componente pregna di idee e umana – ammette il membro della crew Wild Bandana - sono cresciuto nei centri sociali, allo Zapata e al Tdn di Genova. Più che la politica, mi interessa il tema dell’umanità, per questo ho recuperato “Fischia il vento”, per la potenza dell’immagine: “Scarpe rotte, eppure bisogna andar”. Mi rivedo a Genova, a dormire sul tetto della casa di mio zio a Molassana con le scarpe rotte, piene d’acqua piovana”.

La scelta dei featuring di "Riot" ricade sia sul territorio italiano che su quello internazionale, seguendo come unico criterio le capacità di scrittura e vocali degli artisti selezionati, dai grandi nomi della scena come Gué Pequeno e Fabri Fibra a uno dei principali maestri del rap d’autore, Dargen D’Amico. E ancora: Gemitaiz, Madman, l’inaspettata Elettra Lamborghini, Nayt, Federica Abbate, Vaz Tè, Disme, Maestro, Leon Faun, Guesan e Piccolo G fino agli internazionali Dax, Idk e Sav12. “Io voglio essere un direttore artistico. Perché devo pensare ai numeri o alle strategie? Deve essere l’arte a vincere – sorride Izi - se ho un’idea chiamo chi può valorizzarla, non mi faccio muovere da interessi. Io voglio urlare e lo voglio fare a mio modo, con i giusti compagni di viaggio”. L’album si chiude con “Parigi, inaspettata cover di Enzo Carella. “Guesan e Zero (rapper e produttore genovesi) me l’hanno fatta scoprire – conclude Izi - ci sono mattine che se non mi svegliassi cantando Fabrizio De André oppure, come quando ero a Roma, Gabriella Ferri, starei male. Sono voci del popolo. E io voglio essere una voce del popolo. “Parigi” l’ho voluta legare al racconto dei gilet gialli, al casino che ho visto con i miei occhi quando ero in Francia. È narrazione della realtà”.

Dall'archivio di Rockol - e il nuovo album “Aletheia”
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