Anatomia di un (falso) mito: Lucio Battisti fascista

Come è nata la leggenda del 'camerata Lucio'? La voce di 'La canzone del sole' era davvero di destra? Tutto cominciò negli anni Settanta, quando...
Anatomia di un (falso) mito: Lucio Battisti fascista

Il tema - per la verità ricorrente, da una quarantina d'anni buoni - tornò prepotentemente d'attualità qualche anno fa. Genova, quartiere Valbisagno: in una scuola superiore, durante una lezione di musica, un'allieva domanda: "Ho sentito dire che Lucio Battisti era fascista". Il professore si arma di penna e consegna la sua risposta sotto forma di un quattro sul registro, accompagnato da una nota di demerito dove l'alunna viene definita "superficiale, ineducata e provocatoria". "Battisti non aveva ideologie in testa e credo che, come me, votasse per quello che gli sembrava il meno peggio", chiarì per l'occasione Mogol al Corriere della Sera, allontanando la figura del cantautore - scomparso nel '98 - dalle frange estremiste di destra, ma non chiarendo del tutto le ragioni della longevità di una voce mai corroborata né dal diretto interessato né dai suoi collaboratori.

Gli anni Settanta, il 'mare nero' e quel braccio teso in TV

Un'accurata analisi della nascita del (falso) mito è stata condotta da Luca Pollini nel libro del 2013 "Musica leggera e anni di piombo" edito da No Reply. Già il titolo del volume ci riporta indietro a una delle pagine più oscure della storia recente del nostro Paese:

"... negli anni Settanta, anni 'caldi', si legge anche tra le righe, e si legge anche quello che non c'è scritto. Ed ecco arrivare le prime critiche a Battisti. Prima viene tacciato di qualunquismo poi, dopo la pubblicazione di 'La canzone del sole', si sparge la voce che sia di destra. Al movimento non piace per niente la frase del ritornello '... un mare nero, mare nero, mare ne...' che viene riconosciuta come metafora della simbologia fascista. E questo è solo l'inizio. Un anno dopo circola una foto di Battisti con il braccio destro teso, come fosse un saluto romano. In verità, lo scatto è tratto da un programma televisivo, nel quale Battisti canta 'E penso a te'. Dopo la strofa 'Io lavoro e penso a te / torno a casa e penso a te / le telefono e intanto penso a te...' si accendono le luci e lui alza il braccio per dirige gli ospiti che, in coro, intonano 'Papapapapàaaa... Papapapapàaaa...'. E' semplicemente in segnale, nessun saluto romano".

L'accusa (mai provata) di finanziare Ordine Nuovo

Parole e gesti estrapolati dal proprio contesto gettano sull'artista una luce sinistra - cioè, destra. Nel clima di esasperazione ideologica che caratterizzava il periodo tutto poteva diventare un simbolo, e i simboli - allora più che oggi - avevano un preciso peso specifico. Quando nel '72 Battisti pubblica sulla copertina di "Il mio canto libero" una foto di braccia tese verso il cielo scoppiò una nuova polemica: quello che Mogol definì "solo un inno alla libertà" per il pubblico di sinistra altro non era che una rappresentazione del saluto romano. E, un anno dopo, con un verso contenuto in "La collina dei ciliegi" non sarebbe andata meglio:

"La frase 'planando sopra boschi di braccia tese' fa scoppiare le polemiche. Iniziano a diffondersi voci che Battisti finanzi l'organizzazione di estrema destra Ordine Nuovo. L'interessato, come al solito, non smentisce perché non gliene frega niente della politica, e Mogol cerca di buttare acqua sul fuoco. 'Ma va! Sono fesserie. Lucio è così parsimonioso che solo l'idea di finanziare qualcuno lo fa sentire male'. D'accordo anche Pietruccio Montalbetti, amico storico e cantante dei Dik Dik: 'Chi lo conosce bene sa che fa fatica anche a pagare il tram'. Per la sinistra extraparlamentare quella che sembra una voce e nient'altro trova una sorta di conferma quando nel corso dei cortei di estrema destra si sente cantare spesso 'un mare nero, mare nero' e 'planando sopra boschi di braccia tese'. Nel contempo Re Nudo, giornale ormai autorevolissimo in fatto di musica e controcultura, dà credito alle voci circa il finanziamento a Ordine Nuovo. Le fonti, come detto, non esistono, ma la leggenda ormai ha preso piede. Tanto che Pierangelo Bertoli, trent'anni dopo, dice: 'Negli anni Settanta si sapeva che Battisti stava a destra ed era vicino al MSI. Non c'era bisogno di prove, lo si sapeva e basta'. E le accuse continuano: ne 'Il veliero', brano all'interno dell'album 'Il contrabbasso, la batteria eccetera', secondo alcuni Battisti pronuncerebbe a bassa voce le parole 'avvicinatevi alla patria', messaggio fascista e nemmeno tanto subliminale. Da quell'ellepì arriva anche l'accusa di essere maschilista a causa del brano 'Io ti venderei'".

''Ti venderei' è maschilista'

Cesare Montalbetti, il fotografo autore di tutti gli scatti usati da Battisti per le copertine dei suoi dischi - compresi quelli "incriminati" - decide che la misura è colma e si impegna in prima persona per aiutare l'artista. Per riabilitare agli occhi del pubblico di sinistra il cantante dedide di organizzare una cena a casa sua, invitando - oltre a Battisti e Mogol - il cantautore Gianni Manfredi e il discografico Nanni Ricordi con le relative mogli. Manfredi e Ricordi, facendo parte di Rosso, collettivo autonomo critico nei confronti del PCI e dei gruppi extraparlamentari, rappresentavano - agli occhi di Montalbetti - il ponte ideale per riavvicinare Battisti alle platee di sinistra. L'operazione, nonostante l'appassionata difesa di Mogol, non riesce: la firma in calce a "Io ti venderei", sentenzia Manfredi, per quelli di Rosso è una squalifica a vita.

La rinuncia alle spiegazioni

Così, probabilmente, sia il cantante che il suo entourage capiscono che quella che stanno combattendo è una battaglia inutile. Pollini, nel suo saggio, conclude:

"A fine anni Settanta Battisti decide di sparire: basta concerti, comparsate televisive, interviste e servizi fotografici. E motiva così la sua scelta: 'Non faccio più tournée né spettacoli perché mi sembra di vendermi, di espormi in vetrina. Voglio che il pubblico compri il disco per le qualità musicali e non per l'eventuale fascino del personaggio' (...) L'accusa di essere un fascista continua a resistere, ma non riesce a fare tanti proseliti tra i fan di sinistra del cantante: alcuni di loro continuano ad ascoltarlo clandestinamente, altri si pongono delle domande del tipo 'Con quale atteggiamento devo pormi rispetto a questo artista?' Oppure: 'E' politicamente corretto ascoltare Battisti?' (...) Nell'intimità la musica di Battisti resta il vero sottofondo, una sorta di condimento che facilita ogni seduzione, anche per le ragazze con gonnellone, maglioni sformati e zoccoli olandesi ai piedi. Canzoni irresistibili, a prescindere da ogni scelta culturale e collocazione politica di ciascun ascoltatore".

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