Conte: "Fermare lo spettacolo scelta grave ma necessaria". Approvati i "ristori"

Il governo risponde a Muti, e parlano le associazioni: Agis ritorna sulla chiusura- "Regole da cambiare in due settimane". Le proposte di Spera (Assomusica) e di Lamusicachegira, che lancia l'hashag #Ancorasenzamusica
Conte: "Fermare lo spettacolo scelta grave ma necessaria". Approvati i "ristori"

Aggiornamento - ore 15.20, mercoledì 28 ottobre: una rappresentanza del movimento in supporto ai lavoratori dello spettacolo Bauli in Piazza - insieme a esponenti delle associazioni Squadra Live e Chiamate Noi - ha incontrato il ministro Franceschini e il suo staff per chiedere l'apertura di un tavolo al quale vengano elaborate e messe in atto strategie di sostegno al comparto. Tra le richieste avanzate figurano:

- affrontare subito la questione legata ai sussidi necessari per il sostentamento degli operatori del settore, di qualunque categoria essi siano (lavoratori autonomi, intermittenti, imprese etc.);
- un tema più di lungo respiro dedicato ad una riforma organica della previdenza e della contrattualistica dell’intero settore;
- approfondire e perfezionare nuovi modelli e protocolli di ripartenza, sia degli eventi all’aperto che al chiuso, che permettano di essere pronti ed organizzati per quando sarà possibile riprendere l’attività.

Il Ministro - si legge nella nota diffusa da BIP - ha confermato quindi la volontà ad impegnarsi a favore del settore riconoscendo inoltre l’importanza di dover sensibilizzare gli altri Ministeri estendendo loro l’invito a prendersi in carico la tematica partecipando strutturalmente ai tavoli stessi.

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Continua la discussione del nuovo DPCM che imponeva lo stop a cinema, teatri e concerti. Ieri, sulle pagine del Corriere il Maestro Muti ha scritto un appello al presidente Conte molto duro ("Chiudere le sale da concerto e i teatri è decisione grave. L’impoverimento della mente e dello spirito è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come «superflua» l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità".
E oggi, sempre sulle pagine del Corriere, il presidente del Consiglio ha risposto: 

 la decisione di chiudere le sale da concerto e i teatri è oggettivamente “grave”. I concerti, le rappresentazioni teatrali costituiscono alimento per lo spirito, nutrimento per l’anima. Proprio perché grave è stata una decisione particolarmente sofferta. Siamo stati costretti a prenderla perché l’obiettivo primario deve essere adesso recuperare il controllo della curva epidemiologica ed evitare che la sua continua ascesa possa compromettere l’efficienza del nostro sistema sanitario e, con esso, la tenuta dell’intero sistema sociale ed economico

In serata, il presidente del consiglio ha annunciato in una conferenza stampa con i ministri Gualtieri e Patuanelli i "ristori" a fondo perduto per le categorie, tra cui un reddito di emergenza per i lavoratori dello spettacolo di 1000€ per due mensilità e un'estensione del fondo di emergenza per lo spettacolo. "Sta venendo fuori un dialogo aperto e costruttivo" ha detto Conte. "Il nostro obiettivo è mettere in sicurezza il paese. Per noi non ci sono attività superflue o lavoratori di serie A e Serie B".

In giornata si sono fatte sentire le associazioni. È scesa nuovamente in campo l'AGIS che già domenica aveva mostrato il dissenso della categoria, ancora prima che venisse ufficializzato il DPCM.
Oggi Fontana, direttore dell'Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ha concesso una dura intervista alle pagine milanesi del Corriere, non solo ribadisce la contrarietà del settore che rappresenta alle misure, ma prospetta delle soluzioni. È intollerabile voler equiparare i luoghi dove si fa cultura alle sale da giochi, alle palestre, alle piscine. Una mentalità diffusa, burocratica, incapace di fare distinzioni. Si continua a considerare lo spettacolo come mero passatempo. "Molto demoralizzante", dice Fontana. Che poi racconta di avere sentito il Presidente Conte già domenica, che gli ha fatto capire che "le regole nell’arco di un paio di settimane per noi potrebbero cambiare":

 Domenica stessa alle 17 mi ha chiamato per manifestare tutta la sua attenzione ai problemi del mondo dello spettacolo. È ben consapevole della situazione pesante in cui si trova il settore e ha promesso per la settimana prossima atti concreti a sostegno di imprese e anche di singoli artisti.

Fontana ha ricordato che in altri paesi, sono state fatte scelte diverse:

In Francia, con un ben maggior numero di contagi, tutte le sale restano aperte fino alle 21. In Gran Bretagna fino alle 22. In Germania non c’è limite di orario. Con i debiti controlli e distanziamenti, il mondo dello spettacolo va avanti in mezza Europa. Tranne che da noi

L'ex sovrintendente della Scala (dal 1990 al 2005), si è poi soffermato sulla situazione di cinema, teatri e musica classica (senza alcun cenno, va detto alla musica pop), proponendo soluzioni sia logistiche (sia allargare gli orari, puntando sui matinée prima delle 18.00) sia su scelte artistiche:

Per la classica puntare sulla musica da camera, i quartetti, i solisti. Per il teatro, come già fanno a Milano l’Elfo e il Franco Parenti, portare in scena testi solo per due o tre attori. Quanto al cinema è facile allargare le proiezioni nelle fasce consentite

SempreaQuesta mattina Assomusica, l'Associazione degli Organizzatori e Produttori di Spettacoli di Musica dal Vivo, ha preso parte al ciclo di audizioni sui lavoratori dello spettacolo presso le Commissioni riunite Cultura e Lavoro della Camera dei Deputati. Queste le parole del presidente Vincenzo Spera, che ha stimato nel 97% la perdita del fatturato del settore a partire dall'inizio dell'emergenza sanitaria:

Questo DPCM del 24 ottobre arriva come una stangata per il settore del live e potrebbe sancire un pericoloso scollamento con il nostro pubblico. Per questo, pur condividendo il principio di tutela della salute pubblica, chiedo che venga definita una concreta e seria programmazione per individuare le modalità di ripartenza. Lo chiesi fin da inizio pandemia e credo che già da oggi dobbiamo immaginare uno scenario di crisi almeno fino a maggio 2021: non possiamo aspettare il mese di dicembre o di gennaio per poi ritrovarci nella stessa attuale situazione, ma dobbiamo essere capaci di individuare fin da ora gli eventuali scenari di ripartenza, altrimenti ci troveremo impreparati e perderemo ulteriori mesi.  

Le proposte dell'associazione:

  • richiesta al Governo di creazione di un tavolo permanente che dialoghi con le varie componenti del mondo dello spettacolo; 
  • immediato ristoro per il settore a tutte le categorie senza distinzione di fatturato: 
  •  individuazione di tutti i soggetti cui in pratica è vietato di lavorare surrogando con misure economiche adeguate
  •  elaborazione di modelli di apertura progressiva dei luoghi di spettacolo graduale ed in almeno 3 fasi;
  •  sinergia tra i vari soggetti e strutture finanziate con quelli non finanziati e messa a disposizione degli spazi pubblici a titolo gratuito per un periodo di almeno 18 mesi;
  • progetti coordinati e finalizzati all’utilizzo del Recovery Next Generation, come da direttive del Parlamento Europeo che ha dato indicazioni agli Stati Membri di destinare almeno il 2% dei fondi alla Cultura;
  • utilizzo dei fondi del nuovo programma Creative Europe che per la prima volta ha inserito il finanziamento anche alla musica dal vivo contemporanea.

 

Lamusicachegira lancia l'hashag #Ancorasenzamusica, condividendo queste riflessioni:


Come lavoratori dello spettacolo, abbiamo dimostrato fin dall’inizio di questa pandemia di anteporre la salute davanti al profitto, e continueremo a farlo. Detto questo, vorremmo però ricordare al Presidente Giuseppe Conte e alle istituzioni che tutte le tipologie di lavoro hanno dignità e sono essenziali per le persone che le svolgono. Dobbiamo prendere atto del fatto che teatri, cinema, sale da concerto - che pur si sono dimostrati fin dalla loro riapertura luoghi sicuri e dove è possibile garantire la massima sicurezza, attraverso la rilevazione della temperatura, il tracciamento e il distanziamento - restano ai primi posti tra le attività produttive sacrificabili. Ricordiamo inoltre che una società che vede dileguarsi ogni possibilità di attività culturale non è una società sana. 

 

Dall'archivio di Rockol - Music Biz Cafe, parla Paola Marinone (BuzzMyVideos)
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