John Lennon, il sergente Pilcher e "I am the walrus": la vera storia

Cerchiamo di non riscrivere la storia, per favore...
John Lennon, il sergente Pilcher e "I am the walrus": la vera storia

C'è una pagina Facebook che ha come missione quella di fare le pulci ai giornali quando pubblicano notizie contenenti imprecisioni di carattere musicale.
Rockol è - per ragioni note al curatore della pagina (e non solo a lui) - il bersaglio prediletto di questa caccia all'errore. Accettiamo volentieri di pagare questa tassa; se non fosse per il tono sprezzante e spocchioso con cui veniamo apostrofati, considereremmo quella pagina Facebook un utile contributo, giacché tutti possiamo sbagliare, specialmente se dobbiamo scrivere notizie in grande quantità e con grande velocità. Lo sanno bene i nostri lettori: quando ci viene segnalato un errore via Facebook siamo sempre pronti a correggerci, e a ringraziare.


Personalmente, data la mia vocazione all'uso della matita rossa e blu, quando rilevo qualcosa di correggibile in articoli pubblicati su altri giornali preferisco indirizzare le mie segnalazioni direttamente all'autore dell'articolo o a qualche suo collega di mia conoscenza. Non lo faccio perché pensi di essere investito di qualche missione, ma perché preferisco che i giornali (anche i concorrenti) siano precisi e affidabili, a maggior edificazione dei loro lettori.


Tutto questo preambolo per dire che ieri, martedì, un importante quotidiano nazionale ha pubblicato sulla propria home page un articolo firmato da una giornalista che non conosco di persona, contenente un'informazione decisamente inesatta a proposito di un argomento che conosco molto bene. L'ho fatta notare a un collega della giornalista di cui sopra, sperando che avrebbe provveduto a far emendare quell'errore - ma oggi, che quell'articolo è ancora sulla home page, vedo che ciò non è accaduto, quindi per una volta mi faccio carico direttamente della segnalazione.


Il tema è il libro di memorie di Norman Pilcher. Il nome non è notissimo a che non sia particolarmente interessato alla scena musicale britannica degli anni Sessanta. Pilcher è un sergente di polizia che a un certo punto della sua attività aveva scelto di prendere di mira i personaggi noti, dando loro la caccia per poterli accusare di uso e detenzone di sostanze stupefacenti.
Pilcher, che era entrato nella squadra antidroga nel 1967, era spinto non tanto da una profonda convinzione della pericolosità degli stupefacenti, quando dal desiderio della visibilità che gli sarebbe derivata dall'accostamento del suo nome a quello di personaggi ben più celebri di lui.


L'ex poliziotto ha pubblicato un libro di memorie, intitolato "Bent coppers", uscito in Gran Bretagna in questi giorni (l'ho già ordinato su Amazon) in cui fornisce la sua versione delle vicende che l'hanno visto coinvolto. Non ho ancora letto il libro, appunto, quindi non so se Pilcher riferisca anche di essere stato accusato, nel novembre del 1972, di "tentativo di sviare il corso della giustizia" e di "spergiuro", accusa che l'anno seguente lo vide condannato a quattro anni di carcere (il giudice gli disse: "lei ha avvelenato i pozzi della giustizia, e l'ha fatto deliberatamente").


Sta di fatto che, nell'articolo del quotidiano di cui vi dicevo, l'autrice scrive, letteralmente:


"Pilcher nel libro ammette inoltre di essere stato utilizzato da Lennon per il brano ‘I am the walrus’. «Sì, credo di essere io il tricheco del titolo»". 


Ora, vediamo di spiegarci. Questa frase virgolettata non è contenuta nell'articolo del "Guardian" che la collega ha usato come fonte del suo articolo (insieme a un articolo del "Mirror", questo), e che è stato pubblicato domenica 18 ottobre. L'articolo del "Guardian" scrive, per la precisione:

(Pilcher) does accept, however, that when Lennon wrote "I Am the Walrus" in August 1967 with a reference to semolina pilchard he may well have had him in mind, and is now happy to be known as the Walrus.

Il collega del "Guardian", Duncan Campbell, non contesta l'asserzione (e nell'articolo inserisce un link a un vecchio articolo sempre del Guardian del 2005). Ma avrebbe dovuto, se avesse competenze sull'argomento Beatles. Competenza che evidentemente non ha lui, come non ha la sua collega italiana.

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"I am the walrus" è stata scritta da John Lennon nell'agosto del 1967. 
Nel testo di "I Am The Walrus" ci sono termini di conio lennoniano, come "crabalocker" e "textpert", nel personalissimo lessico già utilizzato nei suoi due libri "In his own write" e "A spaniard in the works". Secondo Pete Shotton, amico d’infanzia di John, Lennon fu ispirato a dare al testo della canzone una svolta nonsense dalla lettera che ricevette da Stephen Bayley, uno studente della Quarry Bank, la sua vecchia scuola (a Bayley, poi diventato un guru del design, Lennon rispose con una lettera datata 1° settembre 1967 e messa all’asta nel 2001). Il ragazzo gli raccontava che un insegnante aveva analizzato a lezione i testi dei Beatles; da qui, presumibilmente, anche la frase “Expert textpert choking smokers / Don’t you think the joker laughs at you?”, in cui Lennon si prende gioco degli accademici e di quanti cercavano significati nascosti nei testi delle sue canzoni (a Shotton disse: “Vediamo quei cazzoni come la interpretano, questa canzone”). L’aiuto di Shotton fu fondamentale per John nel ricostruire il testo di una filastrocca scherzosa che cantavano da ragazzini: “Yellow matter custard, green slop pie, all mixed together with a dead dog’s eye. Slap it on a butty, ten foot thick. Then wash it all down with a cup of cold sick”, che adattò riassumendola in “Yellow matter custard, dripping from a dead dog’s eye”.


Una frase del testo di "I am the walrus" dice: 
"Semolina pilchard
Climbing up the Eiffel tower
Elementary penguin singing Hare Krishna
Man, you should have seen them kicking Edgar Allan Poe".
L'ipotesi che “semolina pilchard” possa essere un’allusione al sergente Norman Pilcher è del tutto campata in aria: il famoso raid a Redlands del 12 febbraio 1967 di cui erano stati vittime Mick Jagger e Keith Richards fu condotto dall’ispettore Gordon Dinely, non da Pilcher e quello che portò all'arresto di Brian Jones il 10 maggio del 1967 non è mai stato ufficialmente attribuito a Pilcher (è lui a rivendicarlo nel suo libro).
Non si vede quindi come e perché Lennon, in un testo nonsense ("sardine al semolino") dovesse, o potesse, alludere a Pilcher, con il quale non aveva mai avuto nulla a che spartire, e del quale probabilmente non aveva mai sentito fare il nome.
Fu invece proprio Pilcher a guidare l'operazione di polizia del 1968 al 34 di Montagu Square del 18 ottobre 1968 che portò all'arresto di Lennon e Yoko Ono (e anche l'imboscata tesa a George Harrison il 12 marzo 1969); ma ora del 1968 "I am the walrus" era già stata ampiamente pubblicata (il 24 novembre del 1967, come lato B di "Hello goodbye").
E anche nella denegata ipotesi, come dicono gli avvocati, che con la parola "pilchard" Lennon intendesse alludere a Pilcher, da qui a fargli dichiarare impunemente "credo di essere io il tricheco del titolo" ne corre un bel po'...

Franco Zanetti

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