“‘O sole mio” fu un plagio?

Una delle canzoni italiane più famose di sempre prelevò la sua melodia da un brano scritto sei anni prima: l’analisi è contenuta in un saggio del musicologo Ruberti, che spiega cos’è un plagio, e spiega la storia della scoperta
“‘O sole mio” fu un plagio?

Dalla versione di Caruso a quella di Elvis Presley in inglese, a quella della E Street Band che Springsteen scelse per aprire il suo concerto a Napoli nel 2013: sono solo alcuni esempi dell’importanza di “'O sole mio” nella cultura popolare, non solo italiana. 
Ma la melodia - una delle più famose di sempre - potrebbe essere stata copiata: a sostenere e argomentare questa ipotesi è un saggio dello studioso Giorgio Ruberti, pubblicato pochi giorni fa sulla “Rivista italiana di musicologia”. 
In “‘O sole mio, Umberto Giordano e un possibile plagio” il ricercatore dell’Università Federico II racconta che la somiglianza con un’altra melodia precedente era stata notata in passato, ma mai analizzata a fondo: la ricerca di Ruberti è ricca di fonti a sostegno e basata su un’analisi musicale dei brani. La sua tesi è che la melodia di “‘O sole mio” (1898) arriva da una canzone del melodramma verista “Mala vita” di Umberto Giordano, scritta sei anni prima (nel 1892).
 “Che nessuno se ne sia mai accorto in 120 anni dipende principalmente dal fatto che all'inizio “O sole mio” passò quasi inosservata”, spiega Ruberti a Rockol, che dice di essersene accorto quasi per caso: si è occupato sia di opere veriste, sia di canzoni napoletane classiche. “Il suo successo è stato costruito nel tempo grazie a famosissimi suoi interpreti, mentre il melodramma di Giordano scomparve quasi subito dalle scene senza mai entrare in repertorio, e oggi al massimo se ne ricorda il titolo”.

La storia di “‘O Sole Mio”

La storia della canzone è molto complessa: Eduardo Di Capua (1869-1917) e Giovanni Capurro (1859-1920) scrissero la canzone a fine ‘800, presentandola in pubblico la prima volta nel 1898 ad un concorso, a cui arrivò seconda. Nel 2002 un tribunale di Torino ha stabilito che le musiche erano opera anche dell’allora giovanissimo Alfredo Mazzucchi, che fornì diversi spunti musicali a Di Capua. Per via di questa sentenza, è stato esteso fino al 2042 il diritto d’autore sul brano visto che Mazzucchi è morto nel 1972 a 96 anni. 
Le versioni che l’hanno resa famosa sono soprattutto quella di Enrico Caruso nel 1916 e, nel 1960, quella di Presley, “It’s now or never”.  Ruberti nota che quest’ultima è un “contrafactum”, una contraffazione, ovvero un testo completamente diverso sulla stessa melodia: le parole di Aaron Schroeder e Wally Gold avevano una connotazione erotica assente nell’originale e a sua volta erano basati su un’altra versione inglese del brano “There’s no tomorrow”, inciso nel 1949 da Tony Martin. La storia di “‘O sole mio” è fatta di riletture, modifiche e appropriazioni: divenne la base melodica e tematica per molte canzoni successive ed è stata riletta e interpretata un numero spropositato di volte. 

Cos’è un “plagio”?

Ruberti nota come la stessa parola “plagio” sia controversa tano a livello culturale che a livello giuridico: “Il plagio, dal mio punto di vista, è l'appropriazione intenzionale di una parte più o meno consistente di un'opera frutto dell'ingegno altrui che però viene spacciata come propria. Ciò è quanto suggerisce pure la giurisprudenza”, spiega Ruberti a Rockol. 
La questione era già molto sentita a fine ‘800: Ruberti nel saggio cita la causa tra Verga e Mascagni per “Cavalleria Rusticana”, ma nota anche che sempre in giurisprudenza si fa riferimento anche ad una “riserva” di melodie popolari a cui i compositori attingono consciamente o inconsciamente. Famoso, in questo senso il caso di Albano, che accusò Michael Jackson di avere copiato “Will You Be There” dalla sua “I cigni di Balaka”. Dopo una lunga battaglia in tribunale emerse che entrambi avevano fatto riferimento ad una melodia degli anni ’30. 
L’applicazione della giurisprudenza è controversa - come dimostra il lunghissimo caso che ha coinvolto i Led Zeppelin e la loro “Stairway to heaven” - tanto che nell’ordinamento italiano si distingue un “plagio involontario”, da uno “volontario” si fa riferimento sulla concordanza di notazione tra due opere, sia sulla “reazione emotiva estetica”: “Un luogo comune da sfatare, ad esempio, è quello che vorrebbe il plagio musicale solo a partire dalle otto battute”, prosegue Ruberti; ma proprio il caso di "'O sole mio” dimostra che di battute musicali ne possono bastare anche meno, se queste sono poi camuffate in un'elaborazione melodica di maggior respiro. Così la vera discriminante diventa la reazione emotiva che ognuno di noi può avere all'ascolto di una presunta opera plagiaria, cioè se quest'ultima ci fa ricordare un'altra opera; reazione che spesso costituisce la prova definitiva in ambito giudiziario”.

La “fonte” della melodia di “‘O sole mio”

Ruberti nota che, i suoi studenti sentendo, “Canzon d’amor” di Umberto Giordano hanno avuto “quella reazione emotiva estetica che nelle cause per plagio può costituire la prova determinante”; anche noi ascoltando abbiamo avuto la stessa sensazione, con la melodia di “‘O sole mio” chiaramente riconoscibile.

L’opera “Mala vita” di Giordano in cui è contenuta è del 1892, precede di sei anni “‘O sole mio”. Ruberti analizza e paragona la struttura musicale dei due brani, notando che “le somiglianze, nel loro complesso, sono difficilmente interpretabili come fortuite coincidenze” e che bisognerebbe capire “se l’eventuale imitazione sia stata di tipo consapevole oppure inconsapevole”, propendendo per la prima ipotesi, “non come forma di omaggio bensì di plagio”, vista anche la ricezione critica che ebbe l’opera di Giordano al tempo a Napoli.
La sentenza del 2002 di Torino che include Alfredo Mazzucchi come autore, documenta come questo fornisse motivi e spunti poi rielaborati da Di Capua, tra cui con ogni probabilità l’incipit di “Canzon d’amor”. Insomma: le prove a sostegno puntano tutte nella stessa direzione: gli autori di una delle melodie più famose del mondo prelevarono l’idea da un brano che non ebbe la stessa fortuna. 
"Mi sono più volte domandato se “'O sole mio” sia stato un plagio oppure no”, conclude Ruberti. “In materia di plagio molto difficilmente si può pervenire alla certezza della risposta, anche se per ipotesi potessimo ancora chiederlo ai diretti protagonisti di questa storia (anzi, probabilmente sarebbero proprio loro a complicare il giudizio); premesso questo, se proprio dovessi metterci la mano sul fuoco direi di sì, “'O sole mio” fu plagio”.   
 

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