Bruce Springsteen: 'Se vince Trump emigro in Australia'. E Bon Jovi...

Il dibattito relativo alle prossime elezioni presidenziali USA continua a infiammare il mondo del rock
Bruce Springsteen: 'Se vince Trump emigro in Australia'. E Bon Jovi...

La comunità musicale (americana e non), si sa, non è mai stata tenera - con l'eccezione di Ted Nugent e pochi altri - nei confronti del presidente USA uscente Donald Trump: dai Rolling Stones il ai Village People, passando per John Fogerty (che nelle ultime ore ha diffidato l'attuale inquilino della Casa Bianca dall'utilizzare la sua "Fortunate Son" in occasione dei suoi comizi), Pearl Jam, R.E.M. e moltissimi altri, non c'è star del rock che non abbia espresso la sua antipatia nei confronti del magnate prestato alla politica.

A poco meno di tre settimane dalla tornata elettorale - prevista per il prossimo 3 novembre - che richiamerà ai seggi oltre 200 milioni di cittadini statunitensi, si sono levate le voci di due esponenti di primissimo piano del rock a stelle e strisce, Bruce Springsteen e Bon Jovi.

Il rocker del New Jersey, in questo periodo impegnato nella promozione del suo nuovo album, "Letter to You" (per approfondire clicca qui), si era già detto - in occasione dell'incontro virtuale con la stampa italiana - praticamente certo della non rielezione del candidato repubblicano. In un'intervista al quotidiano australiano Daily Telegraph, la voce di "Born in the USA" si è detto pronto a prendere in considerazione anche l'ipotesi della rielezione. "Nel caso Trump dovesse essere rieletto - e non lo sarà, ne sono certo - ci vedremo sul primo volo per l'Australia", ha spiegato il Boss, replicando - quasi sicuramente senza saperlo - quanto dichiarato dal batterista dei Motley Crue Tommy Lee, che intervistato da The Big Issue si era detto pronto a tornare nella natìa Grecia in caso di secondo mandato del presidente uscente.

Meno roboanti ma non meno tranchant sono le dichiarazioni di Jon Bon Jovi raccolte da GQ in una recentissima intervista. Commentando le canzoni del suo album più recente, "2020", nel quale l'artista affronta temi sociali di stretta attualità come il controllo delle armi (in "Lower The Flag"), il movimento Black Lives Matter (in "American Reckoning") e i flussi migratori (in "Blood In The Water"), il frontman ha spiegato: "Mi spezza il cuore vedere gli americani così divisi: mi piacerebbe vivere in una società fatta di 'noi' che in una fatta di 'io'. Tuttavia capisco perché Trump sia stato eletto: lo è stato grazie al voto dei cittadini senza voce che sono stati trascurati [dalle precedenti amministrazioni], che volevano essere ascoltati e che meritavano di essere ascoltati".

Nel dibattito è tornato anche Kanye West, che - pur senza risultati apprezzabili - aveva deciso di presentare la propria candidatura. Il rapper ha reso disponibile in streaming gratuito la scorsa notte un nuovo brano, intitolato "Nah Nah Nah", che parla (anche) della sua avventura in politica:

Caricamento video in corso Link

Nella canzone - prodotta dallo stesso artista con la collaborazione di Dem Jointz - West canta:

"You are talkin’ to a presidential candidate/ I know you think Obi-Wan gettin’ tired now/ Don’t jump, Anakin, I got the higher ground" ["Stai parlando con un candidato alla presidenza / So che pensi che Obi-Wan adesso sia stanco / Non saltare, Anakin, io sto più in alto"]

Tuttavia le stime dei sondaggisti nei confronti della sua candidatura guardano ovunque meno che al rialzo: la stampa americana ha accordato alla star non più del 2% delle preferenze tra l'elettorato più giovane, a fronte di una spesa di quasi sette milioni di dollari per l'avvio della propria campagna elettorale.

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