Kevin Ayers: guida all'ascolto di "Whatevershebringswesing"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Kevin Ayers: guida all'ascolto di "Whatevershebringswesing"

KEVIN AYERS: WHATEVERSHEBRINGSWESING
Harvest, novembre 1971

Con un’introduzione che sembra un omaggio a Olivier Messiaen inizia "Whatevershebringswesing", terzo album di Kevin Ayers.

Il tema suonato dal trombone riporta alla memoria le prime esperienze con i Soft Machine, ma poi improvvisamente il brano sterza bruscamente verso un interludio informale e poi di nuovo indietro e quindi un altro episodio in cui la voce di Ayers canta una serie di versi illuminanti e poi ancora orchestra… Non è permesso distrarsi un attimo di fronte a un tale caleidoscopio timbrico ed espressivo. E ogni volta che torna il tema del trombone ci si sente a casa. Un disco che passa da un’atmosfera a un’altra con grande naturalezza, costruito con un pugno di amici: membri dei Gong, Robert Wyatt, Mike Oldfield. La voce calda si staglia su armonie ricercate che non risultano mai scontate nemmeno in dolci ballate tipo “Margaret”.

L’ironia non manca mai e in “Oh My”, l’arrangiamento Dixieland riporta alla memoria certi lavori di Van Dyke Parks. Fa da contrasto la successiva, inquietante “Song from the Bottom of a Well” in cui parti di batteria sono mandate al contrario, mentre la chitarra di Mike Oldfield (sì, proprio lui) sega legna e tubi di ferro. Al basso (forse suonato anch’esso da Oldfield) il compito di aprire la title track, altra obliqua ballad addizionata di coro simil-Gospel e cambi di tonalità a spasso per la scala cromatica. La tensione si alleggerisce di molto con la parodistica “Stranger in Blue Suede Shoes”. Sulla stessa falsariga si continua con “Champagne Cowboy Blues”, un vero capolavoro di sovrapposizioni stratificate di materiali sonori diversi. Si chiude con una ninna nanna strumentale per piano elettrico e due flauti su un fondo sonoro d’acqua che scorre. Good night everybody…

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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