Gli U2 e il loro concerto sotto un cielo rosso sangue

A Red Rocks la band irlandese si rese conto di poter spiccare il volo.
Gli U2 e il loro concerto sotto un cielo rosso sangue

Nell'autunno del 1983 gli U2 erano in forte ascesa, la loro base di fan si stava allargando a macchia d'olio. Il febbraio precedente avevano pubblicato il terzo album, "War", che, forte della spinta propulsiva di un singolo come "Sunday Bloody Sunday", raggiunse il primo posto della classifica di vendita britannica. Il tour a supporto di "War" venne immortalato nell'album live "Under a Blood Red Sky" e, per immagini, dal VHS, "Live at Red Rocks: Under a Blood Red Sky". Ma non si pensi che giungere fino a quel punto fu facile impresa.

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Un paio di anni prima, nel maggio del 1981, la band irlandese si esibì al Rainbow Music Hall di Denver (Colorado), nel ciclo di concerti a presentazione del loro primo album "Boy". Dopo quel live, ospiti del promotore Chuck Morris, i quattro ebbero modo di visitare il vicino anfiteatro di Red Rocks. Stando ai si dice, pare che Morris gli avrebbe detto: "Un giorno vi esibirete qui". Il loro manager, Paul McGuinness, quando il gruppo fece ritorno, un paio di anni più tardi, negli Stati Uniti per promuovere "War", si ricordò di quella location che tanto piacque a tutti. Una puntata a Red Rocks non sarebbe stata molto economica, ma tutti avevano quel desiderio. "Fu il primo viaggio negli Stati Uniti con un disco che andava abbastanza bene", ricordò tempo dopo il cantante del gruppo Bono. "Avevamo in animo di investire quei soldi per documentare il nostro vittorioso tour".

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Per la loro impresa ingaggiarono Gavin Taylor per supervisionare le riprese e il loro produttore Steve Lillywhite per gestire il suono. Tornò utile l'esperienza che fece McGuinness come tecnico cinematografico nel film di fantascienza diretto da John Boorman con l'attore Sean Connery come protagonista, 'Zardoz'. Spiegò McGuinnes a Radio.com: "Era fondamentale avere un vero regista e un cameraman che ne sapessero di rock'n'roll perché quella figura non esisteva in America. Se volevi un filmato dal vivo, c'era un ragazzo che aveva ripreso il football".

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Purtropppo alcuni problemi logistici di non poco conto si misero di intralcio. Per fare un esempio, illuminare l'ambiente in modo che lo splendido scenario montano fosse ben visibile fu un vero incubo. Alla fine, una parte del palco venne illuminata con l'ausilio delle fiamme di alcuni falò. McGuinness quantificò in 40.000 dollari il solo costo dell'illuminazione. A remare contro ci si mise pure il meteo. La sera del 5 giugno 1983, prima del concerto, la temperatura scese improvvisamente di molti gradi e quella che nelle previsioni doveva essere una pioggerella minacciava di trasformarsi in un vero e proprio diluvio. Venne addirittura lanciato un allarme inondazione. "Tutti stavano seriamente mettendo in dubbio la decisione di rimanere all'aperto", disse il manager del Rainbow Music Hall David McKay parlando al Rocky Mountain News. "Quando vengono messe all'aperto tonnellate di apparecchiature elettriche, esistono sempre delle preoccupazioni".

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Nonostante il quadro tendesse al peggio nessuno prese in considerazione l'ipotesi di annullare lo spettacolo, dopo tutti gli sforzi fatti per organizzarlo. Raccontò al riguardo Bono: "L'area di Red Rocks era in una nuvola, in un temporale. Avevamo pagato i cameraman; avevamo pagato i loro voli. Dovevamo andare avanti con il concerto. Sentimmo che [il promoter] Barry Fey stava tornando in città molto arrabbiato per il fatto che il concerto non si potesse fare. Abbiamo dovuto spiegargli che non potevamo permetterci di non farlo. Avevamo investito tutti i nostri risparmi. Dovevamo farlo". Si arrivò al punto di programmare un secondo live per la serata seguente in un luogo al coperto nel campus dell'Università del Colorado. Bono dai microfoni di una radio locale lanciò un appello nel tentativo di convincere i fan che avevano già acquistato i biglietti a sfidare l'ira degli elementi pur di recarsi al concerto: "Dissi, 'Stasera faremo il concerto a Red Rocks. Se volete venire, allora venite, se non venite, rifaremo lo spettacolo domani alla Università del Colorado.'"

Quando gli U2 salirono sul palco a Red Rocks erano presenti 4.400 delle 6.000 persone che erano attese secondo i dati delle prevendite. Bono sul palco rivolto al pubblico disse: "Se anche solo otto persone si fossero presentate avremmo comunque suonato come se le nostre vite dipendessero da questo". L'atmosfera che si era creata era magica. Le fiamme si alzavano intorno al gruppo, creando delle strane ombre sulle pareti rocciose, inoltre c'era la nebbiolina della pioggia che rendeva il tutto come fosse un set cinematografico. McKay si lasciò andare con il Rocky Mountain News: "Ti sentivi come se fossi in Irlanda nella brughiera. Non avresti potuto scrivere una sceneggiatura migliore se avessi dovuto girare un film. Non avresti potuto farlo."

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La troupe catturò delle immagini potenti ma, nonostante tutti i loro migliori sforzi, gli U2 preferirono il suono di altri spettacoli del tour. Nell'album "Under a Blood Red Sky" inclusero solo due canzoni di Red Rocks: il brano di apertura "Gloria" e "Party Girl". "11 O'Clock Tick Tock" venne registrata a Boston e altri cinque brani (il disco è un resoconto parziale di un concerto) a St. Goarshausen, Germania. Il chitarrista The Edge al quotidiano Irish Sun disse: "Il lato visivo deve molto al cattivo tempo. Se il sole avesse brillato, sono sicuro che il video sarebbe stato buono, ma certamente non sarebbe stato adatto alla band nel modo per come lo fa." Morris, la prima persona che portò gli U2 in tour a Red Rocks, aveva pienamente ragione quando dichiarò al Denver Post: "Ha assolutamente aiutato ad affermare la band in tutto il mondo. Quel video ebbe più attenzione di qualsiasi cosa avessi mai visto."

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