Van der Graaf Generator: guida all'ascolto di "The least we can do..."

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Van der Graaf Generator: guida all'ascolto di "The least we can do..."

VAN DER GRAAF GENERATOR: THE LEAST WE CAN DO IS WAVE TO EACH OTHER
Charisma Records, febbraio 1970

Peter Hammill e i Van Der Graaf Generator sono il lato poetico della prima ondata del Rock progressivo. Malgrado la complessità delle parti, infatti, riescono sempre a portare in primo piano il parametro legato all’espressività. Una grande malinconia, o l’accettazione di una situazione irreversibile, sembra caratterizzare tutta la loro musica. Non vi sono mai momenti di gioia incondizionata nella loro musica, tutto sfuma da un’emozione all’altra senza che se ne diano mai una definizione netta. Perfino nella ricerca timbrica riescono a ottenere un risultato che si colloca tra fusione di stili/timbri originali e l’ambiguità. Alcuni impasti di tastiere, strumenti a fiato e chitarre creano dei politimbri inediti e interessanti.

I testi hanno una funzione fondamentale nella definizione del quadro generale. Un verso particolarmente esplicativo è contenuto in “Out of My Book”, quando Peter Hammill canta: “I tried to be true / to the way that you thought I ought to be / but in spite of all my efforts I failed / I tried to make you see / but your eyes are blind / to all but the bad in me”. "Pawn Hearts" è forse il loro album più celebrato, ma è in "The Least We Can Do Is Wave to Each Other", loro secondo disco, che i Van Der Graaf Generator dimostrano compiutamente quale sia la loro visione. I pezzi godono di strutture articolate, in cui si susseguono episodi molto diversi, ma coerenti, come per esempio in “Whatever Would Robert Have Said?” e “After the Flood” (in cui in uno degli interludi “si appropriano” di uno dei riff di “21st Century Schizoid Man” dei King Crimson). Indubbiamente i Van Der Graaf Generator sono un altro importante tassello del variegato mondo sonoro nato tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, da cui è germogliata un’infinità di altre idee musicali.

Enrico Merlin

Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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