Lucio Battisti, Mogol, Pasquale Panella e quella sporca dozzina

E se Panella riscrivesse i testi di Mogol, e viceversa?
Lucio Battisti, Mogol, Pasquale Panella e quella sporca dozzina

Ho partecipato giorni fa a uno speciale di Radio Azzurra di Novara, insieme a colleghi e musicisti (Massimo Poggini, Massimo Bonelli, Massimo Luca, Bob Callero, Gianni Dall'Aglio) nel quale, per una volta, si è discusso di Lucio Battisti cominciando dal repertorio degli ultimi lavori con Pasquale Panella, i cosiddetti cinque "dischi bianchi", quelli dei quali, quando si arriva a parlare (come nella recente trasmissione televisiva di RAI Due), lo si fa sempre in coda, quasi come un obbligo, e abbastanza di sfuggita.

Sapete bene come la penso su quei dischi, e non sto a ripeterlo qui, che ne penso tutto il bene possibile. Ma chiacchierando è venuto fuori il discorso della "cantabilità" (e quindi in fondo della commerciabilità) delle canzoni scritte da Battisti con Pasquale Panella. E mi è tornato in mente un pensiero che forse ho già espresso su Rockol, o forse no, e che comunque non ho mai articolato né approfondito. E' un pensiero che nasce dalla curiosità di fare una controprova. Se i testi di Mogol sono più cantabili, secondo me, non dipende dalle melodie sulle quali si appoggiano, ma proprio da come sono scritti, dal fatto che raccontano storie usando parole del linguaggio quotidiano. Di converso, se i testi di Panella non risultano facilmente cantabili (per chi non li conosce: io li canto agevolmente, ma li conosco a memoria) non dipende dalle melodie delle canzoni - solo quelle di "Don Giovanni" sono nate prima dei testi, tutte le altre sono state composte su testi già scritti - ma dal fatto che non sono esplicitamente narrativi, e impiegano, a volte (ma non esclusivamente) un lessico meno familiare di quello mogoliano.


Da qui, l'idea di una controprova, come dicevo. Che sinceramente non penso abbia alcuna possibilità di essere realizzata, ma il cui progetto mi diverte e mi incuriosisce moltissimo.

Funzionerebbe così: mi piacerebbe poter affidare a Mogol il compito di riscrivere i testi di dieci canzoni di Battisti tratte dai "bianchi" - più due di "E già" - e a Pasquale Panella l'incarico di riscrivere i testi di una dozzina di canzoni del repertorio Mogol-Battisti.
Sarebbe una sfida, e un esperimento, molto interessante. Conoscendo un po' i due, Mogol e Panella, dubito che ci si metterebbero alla prova, ma siccome immaginare non costa niente, ho chiesto al massimo esperto del corpus mogolbattistiano - Renzo Stefanel, che sull'argomento ha scritto un libro definitivo - di selezionare dodici canzoni di quel repertorio, mentre le altre dodici (dieci dai Bianchi più due da "E già", il disco/cerniera, quello con i testi "uficialmente" attribuiti a Velezia, pseudonimo di Grazia Letizia Veronese, moglie di Battisti, ma che secondo i più sono stati scritti dallo stesso Lucio) le ho scelte io.


Ecco il risultato delle due selezioni. Rimarrà un ballon d'essai, un wishful thinking, ne sono consapevole; ma mi è piaciuto immaginarlo.

Franco Zanetti


Mogol-Battisti, dodici canzoni da affidare per un nuovo testo a Pasquale Panella:

Ancora tu
La canzone del sole
Mi ritorni in mente
Acqua azzurra acqua chiara
Il mio canto libero
I giardini di marzo
Amarsi un po'
Sì viaggiare
Una donna per amico
Nessun dolore
Un'avventura
29 settembre

 

Battisti-Panella, dodici canzoni da affidare per un nuovo testo a Mogol:

Scrivi il tuo nome
La tua felicità
Don Giovanni
Il diluvio
A portata di mano
Per nome
Potrebbe essere sera
I ritorni
Ecco i negozi
Cosa farà di nuovo
Hegel
La voce del viso

 

 

Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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