Crosby, Stills and Nash: guida all'ascolto di "Crosby, Stills and Nash"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Crosby, Stills and Nash: guida all'ascolto di "Crosby, Stills and Nash"

CROSBY, STILLS AND NASH: CROSBY, STILLS AND NASH
Atlantic Records, maggio 1969

Il primo disco di Crosby, Stills and Nash contribuì, insieme a "Sweetheart of the Rodeo" dei Byrds e "Music from the Big Pink" di The Band a riportare la musica Pop all’acustico in un periodo in cui la scena internazionale era dominata dalle sonorità elettriche. CS&N però si distinguono dai predecessori per una scelta estetica assolutamente peculiare, composizioni articolate equidistanti da Country e Blues (nel senso che le caratteristiche di questi due generi tradizionali hanno quasi una funzione puramente coloristica) e impasti vocali eccezionali, estremamente complessi, ma così naturali da sembrare la cosa più semplice del mondo. Qui nasce il West Coast sound che avrà un’infinità di seguaci (forse anche troppi).

David Crosby ha finalmente la possibilità di esprimere in totale libertà le proprie capacità di compositore e arrangiatore, in parte tarpate nel corso della sua associazione ai Byrds. Il suo stile inconfondibile è particolarmente riconoscibile negli accordi e nelle linee vocali di “Wooden Ships” e di “Guinnevere”. Quest’ultimo brano sarà arrangiato in maniera indo-psichedelica anche da Miles Davis. Nash ha invece il suo spot in “Marrakesh Express” con la solarità che contraddistingue gran parte della sua produzione. Stills ha l’onore di aprire l’album con “Suite: Judy Blue Eyes”, dedicata alla sua ex compagna Judy Collins, in cui utilizza un’accordatura davvero inconsueta che concettualmente si avvicina molto alla ostrich guitar di Lou Reed; in questo caso tutte le corde sono intonate in Mi, tranne la seconda che resta in Si. Nell’album successivo il trio sarebbe stato rinforzato da Neil Young, con cui avrebbe registrato un album iconico, "Déjà Vu", che avrebbe confermato la statura artistica e la maturità conquistata da tutti i componenti. 

Enrico Merlin


Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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