Tommaso Paradiso, Calcutta e gli altri: così la canzone finisce nella serie tv

Chi sceglie la canzone che deve accompagnare quella determinata scena? Come? E chi ci guadagna? Viaggio nel mondo delle sincronizzazioni, in continua espansione.
Tommaso Paradiso, Calcutta e gli altri: così la canzone finisce nella serie tv
Credits: Netflix

"In passato le sincronizzazioni erano considerate come un'ulteriore forma di promozione. I discografici auspicavano che la presenza di una canzone all'interno della colonna sonora di un film potesse dare al brano e all'artista stesso maggiore visibilità e che quella visibilità spingesse le vendite dei singoli. L'obiettivo erano le vendite. Da un po' di anni a questa parte le cose sono cambiate e le sincronizzazioni rappresentano anche un'importante area di business": Giancarlo Losciale è da oltre dieci anni il direttore del comparto del licensing di Universal Music Publishing per l'Italia, società leader dell'editoria musicale che pubblica la musica di artisti come Jovanotti, Fabri Fibra, Tommaso Paradiso, Calcutta, Dario Faini, Takagi & Ketra, Federica Abbate e Davide Petrella, e dall'inizio del millennio - ha iniziato a lavorare per Universal Music Italia nel 2001 - segue con interesse il fenomeno delle sincronizzazioni, la concessione in licenza di canzoni e composizioni per uso in colonne sonore e spot commerciali. Un mercato in crescita e rilevante per società di edizioni musicali, case discografiche e per gli artisti. Dai videogiochi alle serie tv: anche il digitale ha aperto nuove prospettive. E il fiorire di produzioni originali per le nuove piattaforme di fruizione di contenuti multimediali d'intrattenimento, come Netflix, contribuisce all'espansione del settore.

Ne avevamo già discusso con Marco De Angelis e Valerio Errico, music supervisor di "Baby", prima serie originale Netflix di produzione italiana, la cui colonna sonora è quasi tutta incentrata sui successi dei protagonisti della nuova scena indie, rap e trap italiana, da Coez alla Dark Polo Gang, passando per Cosmo e i Maneskin. E che a differenza di altri titoli simili come "Skam Italia" (parte del franchise di Skam, nato dopo il successo dell'edizione originale della serie, che debuttò in Norvegia nel 2015) su TIMvision o "Summertime" sempre su Netflix, contiene anche brani scritti appositamente per il progetto. Come "Torna a casa" della band romana lanciata da "X Factor" nel 2017 (scelta per accompagnare il lancio della serie) o come "Non avere paura" di Tommaso Paradiso (il primo singolo da solista dell'ex leader dei Thegiornalisti uscì insieme al trailer della seconda stagione di "Baby"): "Abbiamo cercato di rendere ancora più stretto il legame tra la canzone e il prodotto, inserendo negli episodi canzoni già note attraverso le licenze di sincronizzazione ma anche invitando gli artisti a scrivere e comporre pensando appositamente alla storia", ci hanno spiegato De Angelis ed Errico. Ma è grazie a queste serie che i proventi che derivano dalla concessione in licenza di canzoni e composizioni musicali stanno effettivamente diventando una voce decisamente in crescita nei bilanci delle etichette e delle società di edizioni? Oppure la crescita riguarda l'intero settore? "La concessione delle licenze per l'uso delle canzoni nelle serie tv sono parte integrante di un business più grande, un fenomeno ben radicato che costituisce per editori, discografici e artisti entrate significative e sempre in crescita. Ad oggi le serie non costituiscono la fetta più importante nei risultati di sincronizzazioni di editori, discografici ed artisti, però il fiorire di produzioni per le nuove piattaforme contribuisce alla crescita del settore in maniera interessante".

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Il successo delle canzoni degli artisti di nuova generazione nelle colonne sonore di serie come le stesse "Baby", "Skam" o "Summertime", che strizzano l'occhio proprio al mondo dei più giovani, rappresenta un fenomeno nel fenomeno: "Le storie raccontate in quelle serie hanno portato all'uso di un repertorio scelto con un certo taglio, più moderno e più vicino ai gusti dei ragazzi". Come vengono scelti i brani? "Alcuni clienti sanno già quali titoli vorrebbero provare ad includere nei loro progetti. Altri chiedono una mano, suggerimenti. Si lavora insieme, cercando di soddisfare tanto le esigenze dei produttori delle serie quanto degli artisti".

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Quanto sono disposti a spendere i produttori di una serie per ottenere la concessione della licenza di una canzone? "Ogni brano è una storia a sé": "Ci sono canzoni più accessibili e altre meno". L'accessibilità o meno da cosa dipende? "In certi casi gli artisti si oppongono all'uso delle loro canzoni in contenuti audiovisivi". Ci sono anche canzoni che sono state immaginate e scritte appositamente per la colonna sonora di una determinata serie: "Esempi di progetto condiviso. Ma non tutti i film e le serie tv contengono canzoni scritte apposta per quel progetto. Nella stragrande maggioranza dei casi, si utilizzano composizioni già esistenti, di repertorio".

La fetta più grande del business delle sincronizzazioni è ancora rappresentata dalla concessione in licenza di canzoni e composizioni per spot commerciali, ma le cose stanno pian piano cambiando: "Nel periodo del lockdown il digitale è cresciuto più in fretta e in maniera notevole. Si stanno aprendo nuove prospettive, molto interessanti per lo sviluppo di contenuti delle piattaforme on demand".

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