Big Brother and the Holding Company: guida all'ascolto di "Cheap thrills"

I dischi "imperdibili" raccontati e spiegati da Enrico Merlin
Big Brother and the Holding Company: guida all'ascolto di "Cheap thrills"

BIG BROTHER AND THE HOLDING COMPANY: CHEAP THRILLS
Columbia Records, luglio 1968

"Cheap Thrills" dei Big Brother and The Holding Company unisce parte di registrazioni live con materiale di studio. L’album documenta l’ultimo atto creativo di Janis Joplin come componente della band, prima dell’avvio della sua carriera solista. La forza della sua voce fa la parte del leone, in una formazione che fa di un suono piuttosto ruvido, grezzo, una delle proprie bandiere. La produzione è di John Simon che da Leonard Cohen arriva a Big Brother and The Holding Company, passando per il primo album dei Blood, Sweat and Tears. La forza della voce di Janis Joplin è sostenuta da una formazione che fa di un suono piuttosto ruvido, grezzo, una delle proprie bandiere. Eppure, anche se a me pare piuttosto esplicito che si tratti di scelte deliberate, in molti non hanno compreso il carattere di questo prodotto discografico – nella prima recensione apparsa su Rolling Stone (settembre 1968), si legge: “1. Questo album non è: né ben prodotto, né un buon album di Rock’n’Roll; 2. Janis Joplin non si trova in uno dei suoi momenti né più alti né più intensi; 3. 'Cheap Thrills' non è meglio del disco mainstream precedente”. Malgrado il caratteristico suono da segheria, in alcuni casi il lavoro delle chitarre si mostra inaspettatamente raffinato, come per esempio nella parte in “quasi” contrappunto di “Summertime” o in “Oh, Sweet Mary”.

Il punto focale resta però indubbiamente la cantante. In “Combination of the Two”, l’ingresso della voce ha lo stesso effetto dell’apertura delle acque di fronte a Mosè. Senza mezzi termini Janis fa piazza pulita di tutte le cantanti bianche che in varie epoche hanno provato a cimentarsi con il Blues e i suoi derivati. Anche nelle situazioni più didascaliche, le più pericolose, come “Turtle Blues”, non solo Janis esce indenne, ma anzi riesce perfino a raccontare qualcosa di nuovo e convincente in un territorio pieno di insidie. Solo occasionalmente la cantante abbandona il proverbiale timbro aggressivo in favore di una vocalità più dolce, che lascia intuire di quante sfumature fosse realmente dotata e capace. Peccato che tanta arte fosse racchiusa in un involucro umano così debole e irrimediabilmente votato all’autodistruzione, e che la sua figura nell’immaginario comune sia rimasta legata a un solo modello così contornato. La maturità le avrebbe di certo giovato artisticamente… Splendida la copertina disegnata da Robert Crumb. 

Enrico Merlin


Questa scheda è tratta da "1000 dischi per un secolo. 1900-2000", di Enrico Merlin (Il Saggiatore), per gentile concessione dell'autore e dell'editore.

Enrico Merlin, musicista e musicologo, nella composizione e scrittura del volume ha cercato di tracciare la storia della musica occidentale registrata, attraverso la selezione di 1000 opere sonore che fossero innovative in almeno uno dei sei parametri di cui la musica è composta: melodia-armonia-ritmo-timbro-dinamica-espressività. Per ognuna di esse ha realizzato una sorta di guida all'ascolto in cui vengono raccontate le motivazioni per cui quel disco è di fatto una pietra miliare. Mancano diversi dischi famosi, mentre vi sono opere seminali, ma di nicchia, che malgrado uno scarso successo di pubblico hanno lasciato un segno profondo in altri artisti contemporanei o successivi. Le schede non sono quindi delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti d'ascolto, dei trampolini di lancio per andare alla scoperta di nuovi mondi sonori e, perché no, trovare qualche conferma.


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