La poetessa Lana Del Rey

Abbiamo letto "Violet Bent Backwards Over the Grass", ispirato da Sylvia Plath, Kerouac e Ginsberg e Jim Morrison
La poetessa Lana Del Rey

Forte e fiera del successo di “Norman Fucking Rockwell!”, Lana Del Rey si è lasciata sedurre dalla poesia, amore ben noto da tempo e sbocciato definitivamente proprio durante la fase creativa del suo ultimo album. Un primo, musicato assaggio di “Violet Bent Backwards Over the Grass” era stato offerto a luglio con la pubblicazione del relativo audiobook, contenente però solo una parte dei componimenti di cui si compone l’omonima raccolta cartacea, giunta a noi sul finire di settembre. "Violet Bent Backwards Over the Grass! non è proprio quello che si direbbe un libro di poesie a cuor leggero, di quelli da tirar fuori dalla scatola e iniziar a leggere in spensieratezza. Conoscere la discografia dell’artista americana classe ‘85 non è condizione necessaria per imbarcarsi o meno nella lettura di "Violet Bent Backwards Over the Grass", ma aiuta sostanzialmente a comprenderne meglio le piccole sfaccettature, a poterne apprezzare citazioni e dettami stilistici. 

Tra le fonti di ispirazione esplicitate dalla musicista troviamo la già citata Sylvia Plath (nella poesia “Bare feet on linoleum” e già in precedenza con la splendida canzone “Hope Is a Dangerous Thing for a Woman like Me to Have”) e altri illustri esponenti della beat generation americana come Jack Kerouac e Allen Ginsberg, ma anche di chi ha preceduto quell’irrequieto fermento culturale come il britannico Walt Whitman. Lo stile che pervade "Violet Bent Backwards Over the Grass" è quello del verso libero, che non segue regole anche in un'impaginazione che in alcuni casi vede la presenza di elementi grafici come appunti scritti e cancellature. Tanti, disparati sono i temi delle composizioni poetiche che seguono però alcuni dei filoni tanto cari alla Del Rey: amori difficili, la voglia di lasciarsi andare per cadere verso l’alto e spaccati esistenzialisti di varia natura. Normale quindi ritrovare alcuni concetti che ricorrono e sanno di deja-vù, come un po’ tutta la California e Los Angeles in “LA Who am I to Love You?”, un dipinto personale della metropoli ingabbiante per artisti, musicisti, attori e presunti tali, a cui Lana Del Rey sembra quasi chiedere asilo artistico.  

LA, I’m from nowhere who am I to love you
LA, I’ve got nothing who am I to love you
when I’m feeling this way
and I’ve got nothing to offer
LA
not quite the city that never sleeps
not quite the city that wakes
But the city that dreams for sure
if by dreams you mean nightmares.


C’è spazio per The Lizard King in “Tessa DiPietro”, poesia dedicata alla chiaroveggente a cui Lana Del Rey si è affidata negli ultimi tempi, prima di virare con decisione verso il poeta maledetto per eccellenza. Quel Jim Morrison citato un paio di volte nelle sue canzoni (“Gods & Monsters” e “Hollywood”), e lei che nel video di “Freaks” ha provato l’ebbrezza di essere la sua cosmic partner Pamela Courson, con il poliedrico Father John Misty nel ruolo di un somigliante Jim Morrison.
 

Which for some reason made me think of a live show i had seen
Jim Morrison at the Hollywood Bowl
1968? (check date)
the blue trellised lights gave him an unusual aura
like a halo or something- made him 8 feet or taller
i remember just thinking he looked out of his body
but definitely like a God on stage


Chi ha una certa confidenza con la musica di Lana Del Rey non faticherà a scorgere gli echi lontani dei suoi brani più celebri come “Cinnamon Girl”, dove l’attinenza tra canzone e poesia è tangibile: "Cinnamon in my teeth/From your kiss/You're touching me" che fanno il verso, letteralmente, ad alcuni passaggi del componimento intitolato “Sugarfish”.

Sugarfish San Vicente
sugar sugar in my teeth
from your kiss you texting me


Darsi alla lettura di "Violet Bent Backwards Over the Grass" coadiuvati dalla voce di Lana Del Rey e dall’accompagnamento musicale (curato nuovamente da Jack Antonoff) ne aumenta il coinvolgimento, anche se talvolta manca quella sana dose di giusta espressività da parte della cantautrice statunitense. Si legge, si ascolta e percepisce una forte connessione tra l’ultima fatica musicale e quella nuova letteraria, avendo i due progetti condiviso un arco temporale piuttosto lungo. Un ristretto numero di componimenti non brilla per capacità di toccare le corde emotive o per metriche oltremodo interessanti, ma generalmente le poesie che lasciano il segno sono quelle in cui la ragazza di New York City sveste i panni di Lana Del Rey e torna a essere Elizabeth Grant, all’interno di in un ritratto più intimo e confidenziale, pienamente off the record quindi. Ne sono testimoni le liriche di “happy” che ci restituiscono una versione consapevole e genuina dell’artista americana.

People think that I’m rich and i am but not how they think
i have a truck with a gold key chain in the ignition
and on the back it says: happy joyous and free
happy
and when i drive
i think about the last time my friends were driving with me
how the radio was so loud that we couldn’t hear the words
so we became the music
happy

Quasi da spartiacque funge il materiale fotografico che di tanto in tanto si affaccia tra una poesia e l’altra, ma che all’atto pratico funziona più come un complemento accessorio e non rappresenta sempre un reale valore artistico. A immagini di fiori, case, cose e città scattate di suo pugno si alternano quelle di altri artisti (l’immagine della copertina è a opera di Erika Lee Sears) o individui che continueranno a rimanere anonimi. Sul finale ecco far capolino una serie di brevi-ma-intensi (strutturalmente parlando) haiku atti a riassumere in sole tre righe stati d’animo, riflessioni e pensieri animati da una certa profondità di fondo. 

Every night I die
when I give myself to you
sad but beautiful

Per essere un primo approccio nell’ambito delle arti letterarie "Violet Bent Backwards Over the Grass" denota un’ammirevole applicazione da parte di Lana Del Rey, sintomo di una buona adattabilità a un contesto, quello della poesia, comunque legato alla sua attività principale di musicista a tutto tondo. Facile consigliarlo ai suoi fan, e in effetti "Violet Bent Backwards" può rappresentare una buona distrazione musical-letteraria in attesa del nuovo album Chemtrails Over the Country Club, e del secondo libro di poesie "Behind the Iron Gates - Insights from the Institution" (la cui pubblicazione è stimata nel marzo 2021 e sarà pubblicato ancora dall’editore Simon & Schuster) che probabilmente ci dirà di più sulle reali ambizioni poetiche della nostra Elizabeth “Lizzy” Grant.

Angelo Bianco

You see I’m a real poet
My life is my poetry
my lovemaking is my legacy
My thoughts are not for sale
they’re about nothing
and beautiful and for free

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.