David Bowie: la storia di "The man who sold the world" (parte 1)

All'approssimarsi del cinquantesimo anniversario della pubblicazione dell'album "The man who sold the world" ne raccontiamo in questi giorni la storia di tutte le canzoni.
David Bowie: la storia di "The man who sold the world" (parte 1)

Il titolo "The Man Who Sold The World", piccola modifica di quello di un racconto di fantascienza di Robert Heinlein del 1950 ("L’uomo che vendette la Luna") piaceva molto a Bowie, che lo aveva usato per la prima versione di quella che sarebbe diventata "Saviour Machine". La cosa induce a prendere con cautela alcune interpretazioni reboanti del testo.
La canzone venne completata nell’ultimissimo giorno di mixaggio e, stando a Visconti, il testo fu composto all’ultimo momento, partendo dalla poesia "Antigonish" di Hughes Mearns, pedagogo della Pennsylvania. Nota nella cultura angloamericana anche come "The Little Man Who Wasn’t There", abbastanza famosa da essere citata in numerosi libri e film (per non parlare di una canzone che fu un discreto successo per Glenn Miller nel 1939), inizia con i versi: “As I was going up the stair, I met a man who wasn’t there!” (Mentre salivo le scale, ho incontrato un uomo che non era lì!). Per Mearns l’ispirazione era stata la diceria di un’apparizione spettrale ad Antigonish, località della Nuova Scozia, e a “non essere lì” è un fantasma.


Bowie canta invece: “Ci incrociammo sulla scala, parlammo di cosa fu e quando, malgrado io non fossi lì”. Che il protagonista stia parlando con se stesso è probabile; ma in questo scenario, con la voce filtrata in modo da sembrare spettrale (mentre un güiro sudamericano viene “grattato”, presumibilmente da Woodmansey, quasi a evocare scale che cigolano), non è così chiaro chi sia il fantasma. Tanto più che nello scambio di battute uno dice all’altro: “Pensavo fossi morto tutto solo, parecchio tempo fa”.
La risposta è: “Oh, no. Non io... Io non ho mai perso il controllo della situazione. Sei a tu per tu con l’uomo che ha venduto il mondo”.


Qui le interpretazioni si scatenano. Nella più diffusa, come e più che in "The Width Of A Circle", Bowie sarebbe talmente in conflitto con se stesso, di fronte alle scelte che potrebbero fargli salire quella scala e dargli il sospirato successo nella musica, da diventare letteralmente un altro. L’incontro sulla scalinata sarebbe il confronto tra il Bowie più tormentato e la parte di lui che non ha mai perso il controllo e non ha mai smesso di crederci nemmeno dopo tanti anni allo sbaraglio, senza una vera direzione.
Va da sé che il pensiero della schizofrenia del fratello gioca un ruolo non secondario nell’avallare questo punto di vista. Vale la pena di notare che secondo altri esegeti si può pensare a una lettura pressoché contraria: quello che non ha mai perso il controllo è un David Jones che non ci ha mai provato, non ha mai sognato di diventare un artista e ha mantenuto il buon senso. Comunque sia, alla fine della canzone i due tornano a essere uno. Nel bene e nel male: “Dobbiamo essere morti tutti soli, parecchio tempo fa”. E nel contempo “noi non abbiamo mai perso il controllo”.

Nel 1979 Bowie ripescò il brano per un’occasione pressoché irripetibile: invitato come ospite al "Saturday Night Live", in quel periodo all’apice della popolarità, mise in scena una pantomima da teatro d’avanguardia ispirata da Hugo Ball e Tristan Tzara. Come comprimari scelse due coristi e mimi d’eccezione, Joey Arias e il prematuramente scomparso Klaus Nomi. Bowie scelse per "The Man Who Sold The World" una immobilità resa comica da un vestito esagerato: portato di peso davanti al microfono da Nomi e Arias (fisicamente minuti ma agevolati dal modesto peso dello smilzo cantante), David eseguì il brano muovendo solo la testa e le braccia, ottenendo una maggiore enfasi sul testo. 


Sedici anni dopo, forse deciso a riappropriarsi del pezzo, Bowie ne affidò a Brian Eno l’arrangiamento per il tour di "Outside". In omaggio al sound più underground di quell’anno, Bowie ed Eno completarono il restyling del brano con cadenze decisamente drum’n’bass e lo presentarono agli MTV Europe Awards di Parigi; con la nuova veste diventò il lato B del singolo "Strangers When We Meet" e in questa forma è stato adottato anche per il musical "Lazarus".
Poi gradualmente la versione originale tornò a sovrapporsi a quella nuova, fino al sostanziale ritorno testimoniato dalla versione eseguita nel 2000 in occasione del concerto da headliner al festival di Glastonbury.

(Paolo Madeddu)

 

Il testo completo di questa scheda è pubblicato nel libro "David Bowie" di Paolo Madeddu, edito da Giunti, per gentile concessione dell'autore e dell'editore. Il libro racconta tutte le canzoni pubblicate da David Bowie nella prima parte della sua carriera, dal 1964 al 1976: tutti i brani contenuti negli album, i singoli con i relativi lati B e gli inediti apparsi sui live e, in due apposite appendici, gli abbozzi di canzone, i provini, gli inediti pubblicati ufficialmente dopo la scomparsa dell'artista.


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Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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