Gli anni Settanta di Luca Carboni

Il cantautore bolognese muove i primi passi nei Teobaldi Rock.
Gli anni Settanta di Luca Carboni

Nel 1976 in Italia accadono cose come la nascita del quotidiano La Repubblica, il terremoto in Friuli che farà poco meno di mille morti, a Seveso – vicino Milano – invece, fuoriesce da un'azienda chimica una nube di diossina (altamente tossica) provocando un grave disastro ambientale, Tina Anselmi diviene il primo ministro donna della storia della nostra Repubblica. Mentre nel mondo si segnalano, tra gli altri avvenimenti, il colpo di stato in Argentina che depone Isabel Peron e instaura il regime di Videla, "Qualcuno volò sul nido del cuculo" con una indimenticabile interpretazione di Jack Nicholson è il film Premio Oscar, Steve Jobs e Steve Wozniak fondano la Apple, il Vietnam del Nord e quello del Sud si riunificano e muore il leader politico cinese Mao Tse-Tung.

Nel 1976, a Bologna, un giovanissimo Luca Carboni – appena quattordicenne, è nato infatti il 12 ottobre 1962, auguri! – forma i Teobaldi Rock, band del quale è il chitarrista e l'autore delle canzoni. Il gruppo suona parecchio nei circoli bolognesi, pubblica un solo 45 giri ("L.N./Odore d'inverno") nel 1981 e poi si scioglie. Luca, nel frattempo, entra in contatto con gli Stadio e per loro, nel 1982, scriverà il testo di "Navigando controvento", canzone inclusa nel primo album della band bolognese. Nasce un buon feeling con il leader degli Stadio Gaetano Curreri – che scriverà la musica di "Fragole buone buone" – e gli produrrà, nel 1984, l'album d'esordio "...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film".

Il 1976 non potrà mai essere un anno qualunque nella vita di Luca e se ne ricorda anni dopo, nel 2009, quando, musicista ormai affermato, omaggia la canzone d'autore italiana che ascoltava quando era ragazzo pubblicando il disco di cover "Musiche ribelli". Un atto d'amore il suo: ""Musiche ribelli" non contiene pezzi 'forti' e riconoscibili, ma canzoni che giravano in casa mia quando ero adolescente, che ho conosciuto grazie ai miei fratelli maggiori. La musica che mi è rimasta dentro, insomma, e che ho imparato ad amare ancora prima di riflettere sui testi, sugli arrangiamenti e su una possibile carriera da cantautore".

"Musiche ribelli" è il suo tributo al ragazzo che era. Un tributo all'età in cui – per tutti, nessuno escluso - ogni emozione così come ogni canzone, rimane incastonata nell'anima per sempre. Ad aiutarlo nell'impresa Riccardo Sinigallia, che lo ha affiancato alla produzione e nel compilare una scaletta di dieci canzoni. E in due di queste, "Ho visto anche degli zingari felici" di Claudio Lolli e "La casa di Hilde" di Francesco De Gregori (questa del 1973), Sinigallia vi partecipa attivamente.

Lui, nato e cresciuto a Bologna, non poteva dimenticare nella tracklist di un disco dedicato a quel periodo, di togliersi il cappello davanti a due grandi cantautori della sua città: Francesco Guccini e Lucio Dalla. Del primo ha interpretato le invettive contenute ne "L'avvelenata" ("Via Paolo Fabbri 43"), del secondo la malinconica "Quale allegria" ("Com'è profondo il mare").

Naturalmente non poteva mancare di interpretare la canzone che ha ispirato – donando il titolo all'album - questo tuffo nel suo passato (e in quello di molti suoi coetanei) e nella musica dei cantautori che vissero la loro migliore stagione proprio in quegli anni Settanta in cui stava crescendo il giovane Luca Carboni. Quindi non poteva mancare la "Musica ribelle" di Eugenio Finardi ("Sugo").

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