Soundreef, nuovi accordi per il digitale e aumento di capitale

Davide D'Atri spiega il sodalizio con i big del rap italiano: 'L'epoca del mandato esclusivo è finita: ora si sceglie la collecting a seconda del tipo di diritti da amministrare'
Soundreef, nuovi accordi per il digitale e aumento di capitale

"Limitazione del mandato": è questa l'espressione chiave che caratterizza l'accordo annunciato ieri da Soundreef con Sfera Ebbasta, Gué Pequeno, Marracash e altre star della scena rap/trap nazionale. A differenza dei contratti che convenzialmente legano gli artisti alle società di intermediazione dei diritti d'autore, il sodalizio stretto dalla società di Davide D'Atri con il gotha dell'hip hop tricolore prevede la gestione del catalogo dei nuovi assistiti solo sulle piattaforme online, con decorrenza dal prossimo primo gennaio, mentre - per il fisico e per gli altri ambiti di sfruttamento delle opere - il mandato rimarrà a SIAE.

"Si è verificato esattamente quello che avevo previsto già qualche anno fa, cioè lo 'spacchettamento' della gestione dei diritti a seconda delle collecting che operano meglio in determinati ambiti", ha commentato D'Atri a Rockol: "Credo che stia scomparendo la paura di lasciare SIAE, adesso siamo entrati in una fase diversa: si sceglie la collecting migliore a seconda della tipologia dei diritti da amministrare. Sono stati gli stessi manager degli artisti a dirci che noi lavoriamo meglio con l'online: per il momento l'accordo prevede la gestione separata, da parte nostra, del digitale, ma non escludo che - tra un anno - a Soundreef non possa essere affidata la gestione completa, come già successo con Takagi & Ketra, Federica Abbate, Boomdabash e Danti. La crociata tra bianco e nero è giusto che finisca: le società si specializzano a seconda degli ambiti nei quali operano, e una sana concorrenza tra player non farà altro che tutelare maggiormente il diritto d'autore".

"Nel caso di Sfera Ebbasta, Gué Pequeno, Marracash e gli altri artisti che abbiamo annunciato ieri l'attenzione alla gestione dei diritti online è naturale, perché - per loro - la porzione di fatturato generato dallo streaming è molto alta, in termini di percentuale", ha precisato il fondatore e ad della collecting fondata a Londra nel 2011 (ma oggi di proprietà della società italiana Soundreef Spa): "Si parla di cifre molto importanti, e la nostra offerta - la ripartizione completamente analitica su base mensile delle royalties generate dalle piattaforme digitali - è stata ritenuta l'opzione migliore".

La nuova tipologia di accordo - già sperimentato in precedenza, ma mai su cataloghi così importanti come quelli degli artisti annunciati ieri, martedì 7 ottobre - non è l'unica novità in casa Soundreef. Come riferito dal Sole 24 Ore la società, nei mesi scorsi, è stata oggetto di una aumento di capitale da 6 milioni di euro da parte dei due investitori di riferimento, Immobiliare.it e Vam Investments, le cui quote sono salite al 36% ciascuno. "L'aumento di capitale è capitato in pieno lockdown, un periodo difficilissimo per il nostro settore", ha spiegato D'Atri: "E' una cosa che ci ha fatto molto piacere, perché i nostri investitori non solo ci hanno rinnovato la loro fiducia, ma hanno continuato a scommettere su di noi rilanciando. Abbiamo voluto lanciare un segnale preciso: non arrendersi".

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