Travis, esce il nuovo album: “Bisogna essere architetti della propria vita”. L’intervista.

Francis Healy, la voce della band scozzese, racconta l’ultimo progetto “10 Songs”: “Tutte le canzoni sono meravigliosi incidenti”.
Travis, esce il nuovo album: “Bisogna essere architetti della propria vita”. L’intervista.

Dieci canzoni in cui raccogliere venticinque anni di storia, come se fossero un manifesto. “10 Songs”, il nuovo album degli scozzesi Travis, il decimo della loro carriera, in uscita venerdì 9 ottobre, è un progetto tanto ambizioso quanto poetico e profondo. C’è un brano, in particolare, che si intitola “Butterflies”, capace di mostrare ancora una volta l’alto livello di scrittura di Francis Healy e allo stesso tempo di raccontare i colori e la sensibilità del gruppo.

“È la canzone più importante perché dentro è custodito il vero significato dello scrivere musica – dice Fran, da Los Angeles – una stessa farfalla, guardata da vicino da persone diverse, può regalare molteplici dettagli, proprio come un brano. Chiunque vede quello che vuole vedere. Non ci sono spiegazioni. Inoltre, per me, coincide con la parola vita: il fratello di mia madre, da piccolo, morì cadendo in un canale in Scozia inseguendo farfalle. Fu una tragedia. Dopo quel dolore, però, nacque mia madre e di conseguenza, dopo tanto tempo, arrivai io. Sono grato a quell’uomo perché se non fosse morto, forse io non sarei mai venuto al mondo”. I Travis hanno spesso ricevuto apprezzamenti da star di fama internazionale come Paul McCartney ed Elton John. Scritto a Los Angeles, registrato ai Rak Studios nel Regno Unito tra il 2019 ed il 2020, l’album è stato prodotto da Robin Bayton e dallo stesso Fran Healy. “La scrittura, per me, è sempre la parte più importante del progetto perché dentro ci sono le mie esperienze di vita. Una canzone per me è come un esame del sangue – continua Fran - dentro c’è l’analisi dell’emozione, della rabbia, della depressione, della determinazione, di quello che ho raccolto in 46 anni. Uno dei grandi messaggi di questo album è che la vita può essere migliore. Noi possiamo essere architetti della nostra esistenza. Quando sentiamo qualche cosa dentro, quella cosa va fatta, va inseguita. A me è capitato anche quando sono diventato padre, è un percorso, tramutatosi poi in gioia, che è partito dal profondo”.

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Proprio il figlio lo ha aiutato nella realizzazione della clip della canzone “Ghost”. “Il video nasce dall’idea di girare una scena di me e di tre fantasmi che suonano l'ultimo ritornello della canzone in un vicolo deserto – ricorda Fran - quando tutto era pronto per le riprese, il mondo è finito in lockdown. Allora ho deciso di realizzare un’animazione, ma ho scoperto che per farla completa ci sarebbero voluti circa 30 giorni, con 2.500 disegni. Mi sono dato una mano da solo girando alcune parti dal vivo, in modo da diminuire il numero di disegni da produrre, chiedendo a mio figlio di 14 anni Clay di farmi da cameraman mentre suonavo in un vicolo. Ha utilizzato anche un drone. Ne è uscito un video bizzarro, uno dei più assurdi nella mia carriera”. I Travis sono sinonimo di unione, una strada condivisa per venticinque anni, senza mai cambiare i componenti della band. “Siamo scozzesi – sorride l’artista – siamo persone leali, unite. Sarebbe falso affermare che non ci sono stati momenti duri, difficili, in cui sembrava ci potesse essere un allontanamento. È così in tutte le famiglie. Ma non è mai avvenuto perché prima di essere quattro musicisti, siamo quattro amici cresciuti insieme”.

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È stato grazie a uno scambio di messaggi su Twitter che è nata la collaborazione tra Susanna Hoffs delle Bangles  e Fran: lei è una grande fan della voce di Fran e lui è cresciuto adorando la sua. Fran, che vive da tempo a Los Angeles, è andato a trovare Susanna e le ha fatto ascoltare una demo di un duetto che aveva in mente da tempo e così è nata "The Only Thing", un altro brano simbolo del progetto. “Prima di arrivare alle dieci canzoni finali del disco, sono usciti brani terribili – conclude con il sorriso Healy – ho sempre pensato che le belle canzoni, in fondo, siano incidenti improvvisi. Non sto dicendo casuali, ma improvvisi. Lavori per tanto tempo producendo musica non buona e poi, come un’apparizione, esce qualche cosa di diverso, di speciale. Il processo e l’attesa sono fondamentali. È come quando ti apposti per cercare di vedere degli uccelli: passa diverso tempo, ma poi arrivano e illuminano quel momento”.

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