Miley Cyrus, Christine and the Queens e la riscoperta delle cover

Torna di moda ricantare le canzoni (di successo) di altri artisti. Favorevoli o contrari?
Miley Cyrus, Christine and the Queens e la riscoperta delle cover

Ho sempre preferito - e sempre preferirò - una onesta cover band a un cantautore noioso o a un gruppo pretenzioso. Perché, molto semplicemente, preferisco le belle canzoni alle brutte canzoni.
Nel mio piccolo, lo dimostrano le iniziative discografiche che ho ideato o ispirato: dal tributo a Nico degli icoN, al tributo al repertorio Battisti-Panella degli equiVoci

al tributo al repertorio Mogol-Battisti della banda municipale di Rodengo Saiano

al recentissimo "Ma il cielo è sempre blu" nella versione degli Italian Allstars 4 Life.

Mi sono rimasti nel cassetto un tributo a Fred Bongusto e uno a Sergio Caputo, e non so se avrò più il tempo di realizzarli.

Nella mia collezione di dischi in vinile e CD, i dischi di cover occupano uno spazio significativo, e il mio grande apprezzamento per i progetti curati dal produttore (recentemente purtroppo scomparso) Hal Winner è stato confermato dall'album (uscito postumo) "AngelHeaded Hipster", dedicato al repertorio di Marc Bolan, ultima perla di una collana iniziata nel 1981 con "Amarcord Nino Rota", proseguita nel 1984 con "That's The Way I Feel Now: A Tribute to Thelonious Monk", nel 1985 con "Lost in the Stars: The Music of Kurt Weill", e portata avanti nel 1992 con "Weird Nightmare: Meditations on Mingus", nel 1995 con "September Songs: The Music of Kurt Weill", nel 2003 con "Stormy Weather: The Music of Harold Arlen", nel 2006 con "Leonard Cohen: I'm Your Man" e con il doppio "Rogue's Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs, and Chanteys" seguito otto anni dopo da "Son of Rogues Gallery: Pirate Ballads, Sea Songs & Chanteys".

 .
Mi piace pensare che Willner ragionasse un po' come me: le grandi canzoni hanno sempre un valore, ed è bello e giusto riproporle, meglio se in maniera originale. Che è poi il pensiero espresso dall'ex leader dei Talking Heads nella più recente puntata della sua serie "David Byrne Radio":


 
"La sfida sta nel proporre qualcosa di nuovo - farci sentire la canzone da un'angolazione diversa, e perfino forse darle un nuovo significato".

Certo, per accettare e vincere la sfida ci vuole coraggio e ci vuole intelligenza, sia da parte di chi la propone sia da parte di chi la accetta (e qui ci sarebbe tutto un discorso da fare su progetti come l'italiano - a dispetto del titolo - "I love my radio", di cui si sta per annunciare la conclusione il prossimo 11 ottobre; ma sarebbe ingeneroso, considerando la qualità media delle esecuzioni proposte).

Sta di fatto che è sempre più frequente ascoltare artisti anche affermati che ripropongono canzoni di altri artisti affermati. Recentissimo da noi è il caso di Tiziano Ferro e del suo "Accetto miracoli: l'esperienza degli altri", l'album in uscita il 6 novembre, anticipato da una versione di "Rimmel" di Francesco De Gregori

che conterrà - trovate qui la tracklist - anche versioni di canzoni di Mango, Battiato, Giuni Russo e molti altri ("Volevo inediti di altri cantautori. Ma sono arrivati pezzi deboli" ha detto in proposito l'artista di Latina - il che non depone certo a favore della capacità creativa dei cantautori italiani contemporanei; ma anche questo è un altro discorso molto lungo, che magari faremo un'altra volta).

All'estero, una che ha spesso e disinvoltamente ripreso e reinciso canzoni altrui è Miley Cyrus; dopo aver proposto cover di Billie Eilish (“my future”), dei Beatles (“Help!”), e dei Pink Floyd (“Wish You Were Here”), ha fatto rumore con la sua versione di "Heart of glass" dei Blondie, che potete ascoltare qui di seguito

ed ha annunciato per la fine del mese uno spettacolo su MTV della serie Unplugged, intitolato “Miley Cyrus Backyard Sessions”, nel quale canterà cover di Pearl Jam, Cardigans e Britney Spears.

Ma l'inclinazione alle cover (se volete essere regolarmente aggiornati sull'argomento consultate il blog di Maurilio Giordana) non riguarda solo le cantanti pop come Miley Cyrus; anche Christine and the Queens negli ultimi mesi ha diffuso alcune cover, fra cui "Blinding lights" di The Weeknd, "Highest in the room" di Travis Scott e, recentissimamente, "I'm on fire" di Bruce Springsteen.

Quindi: le cover sono in tendenza. Bene, per me. Speriamo non degeneri in moda... e comunque ricordiamoci sempre che il primo a pubblicare un album di cover è stato Bryan Ferry, con il suo "These foolish things", uscito il 5 ottobre del 1973

precedendo di sole due settimane il "Pin-Ups" di David Bowie, nei negozi dal 19 ottobre dello stesso anno 


Franco Zanetti

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