Marco Biondi: 'La Web Radio riparte dal local'

Dopo quarant'anni di attività presso i grandi network, una delle figure storiche della radiofonia italiana spiega perché le opportunità più interessanti la Rete globale, oggi, le offra a chilometri zero o quasi
Marco Biondi: 'La Web Radio riparte dal local'

Classe 1961, Marco Biondi ha alle spalle oltre quarant'anni di carriera radiofonica: dopo il debutto presso emittenti locali lombarde (RCL 26 di Soresina, Radio Antenna Nuova di Castelleone, Radio Music Boy di Cremona), lo speaker e Dj nel 1987 inizia a collaborare con RadioDeejay, dove resterà per undici anni, prima di passare - nel 1998 - a Radio105, che lo porterà nella Grande Mela per affidargli il programma 105 Live From New York. Dopo una collaborazione, a partire dal 2001, con Radio Italia Network, nel 2007 Biondi viene nominato direttore musicale dell'allora neonata Virgin Radio, presso la quale conduce i programmi The Rocket, Rock Coming Up e Extra Virgin. Terminata l'esperienza con la stazione del gruppo RadioMediaset, Biondi - dallo scorso maggio - è direttore artistico della Web radio locale Radio Vigevano, dove ha recuperato uno dei suoi primi format utilizzati davanti al microfono, "Matchbox", "il mio programma 'storico' di quando ho iniziato a fare radio nel 1976 a RCL 26, la radio di Soresina, il paese dove sono nato". La nuova stagione della trasmissione prenderà il via su Radio Vigevano oggi, martedì 20 ottobre, dalle 16 alle 17, con replica il giovedì dalle 18 alle 19.

 

L'aspetto più interessante di Radio Vigevano è che sfrutta il mezzo globale per definizione, il Web, per operare in una realtà - lo dice il nome stesso - più locale che mai...

E' nato tutto per caso. Dopo aver lasciato Virgin Radio per tre anni ho portato avanti diverse attività, tra le quali un corso per aspiranti speaker radiofonici. Questa iniziativa è giunta all'orecchio della proprietà di Radio Vigevano, che avendo un parco speaker molto ampio ma composto da non professionisti, mi ha contattato con l'idea di fare dei corsi di formazione per alzare il livello della proposta. Ho iniziato a tenerli nel febbraio del 2020, ma - per le ragioni che tutti sappiamo - non siamo riusciti a finirli. Questa opportunità, tuttavia, ha saldato il legame tra me e la proprietà, che effettivamente ha avuto una grande intuizione. Radio Vigevano trasmette sì sul Web, ma opera come facevano una volta le radio locali, stringendo partnership con attività legate al territorio come centri sportivi, sale cinematografiche, ristoranti e locali: questa strategia ha pagato, e bene, sia in termini di ascolti che in termini di raccolta pubblicitaria. E' una cosa che mi ha colpito: sul Web tutti mirano a farsi ascoltare dal mondo intero, senza però preoccuparsi del business, che si può fare solo con gli ascolti sul territorio. Poi, per me, questo è stato un matrimonio perfetto: anche da prima di lasciare Virgin Radio avevo già pensato di buttarmi in un'avventura che parlasse al territorio. Tra l'altro, la proprietà di Radio Vigevano mi ha parlato di un progetto per replicare il format in altri territori italiani: al momento stiamo lavorando su Puglia, Calabria e Sardegna, con l'obbiettivo di aprire entro qualche anno almeno una radio per regione.

 

In sostanza il progetto è quello di creare un network...

Più che un network, preferisco chiamarlo circuito, perché le altre stazioni non saranno una replica di Radio Vigevano, ma ogni emittente avrà una precisa identità connessa al territorio al quale si rivolge, con programmi locali condotti da speaker locali che si affiancheranno a programmi - come il mio - che saranno rilanciati a livello nazionale.

 

Qual è l'aspetto che ti ha colpito di più passando dalla radio mainstream a una realtà locale?

I grandi network e le radio locali sono profondamenti diversi. Noi, poi, siamo ancora più diversi. E' diverso chi va in onda, e la struttura che ha alle spalle: a Radio Vigevano non lavoro con professionisti, ma con persone che amano la radio e dedicano un tot di ore al giorno o alla settimana alla propria passione. Il lavoro che faccio, lo confesso, è molto faticoso, perché è come se facessi formazione continua a una quarantina di persone. Quando ero il direttore musicale di Virgin Radio gestivo l'attività di professionisti, che erano preparati a autonomi nello svolgere le proprie mansioni. Qui di autonomia ce n'è poca...

 

Da quello che dici pare, tuttavia, che il lavorare con non professionisti sia il valore aggiunto di una realtà come Radio Vigevano...

Lo è, senz'altro. Ho ritrovato persone con la voglia, la passione, l'emotività di essere in onda, con la voglia di crescere e di confrontarsi con qualcosa di più grande di loro. E' vero, il lavoro da fare è tanto, ma sono tante anche le soddisfazioni.

 

A Radio Vigevano ci sono disposizioni riguardo la musica da mettere in onda?

La radio, per come la intendo io, è un work in progress, perché la società cambia, insieme alle persone e a chi fa radio. Oggi, noi, musicalmente suoniamo tante cose messe insieme che non ci rendono una radio specializzata in qualcosa: abbiamo una playlist che si basa su musica attuale, ma le mie priorità, al momento, sono Machine Gun Kelly, Youngblood, Blanco e Cannella, che non sono esattamente artisti da heavy rotation, se non in caso di hit del momento, come è successo quest'estate con Machine Gun Kelly. Mi piace portare un tocco di internazionalità, che è sempre stato una mia caratteristica, ma anche valorizzare il repertorio italiano e le band emergenti, per le quali - tra l'altro - stiamo preparando degli spazi dedicati. I generi sono relativi: suoniamo brani di cantautori italiani che non suona più nessuno, quelli degli anni Settanta - Dalla, De Gregori, Fossati, De André - ma anche molto country contemporaneo, blues e musica brasiliana.

 

La radiofonia istituzionale dice di non sentirsi in competizione con lo streaming e con i podcast: è così anche per voi, che vi appoggiate sul Web come Spotify e le altre piattaforme?

Credo che oggi, la radio, per dare un prodotto diverso da una concorrenza che - appunto - non è più solo radiofonica, debba puntare molto sul contenuto. Faccio fatica a capire le radio che danno grande spazio alla musica limitando i parlati, per mettere - tra l'altro - la stessa musica che mettono tutti gli altri. Anche parlando solo di playlist, il lato umano nella compilazione delle stesse è fondamentale...

 

Per non restare in balìa degli algoritmi...

Esatto. Virgin e Radiofreccia, che trasmettono solo rock, hanno un senso. Ma sono radio che si basano molto sui classifici, e i classici del rock li si trova ovunque. Virgin lavora molto di contenuto, perché è il contenuto a fare la differenza. Il parlato va sempre considerato in proporzione a ciò che viene raccontato: Radio24 è praticamente solo parlata, ma ogni giorno i suoi contenuti sono premiati da due milioni di ascoltatori.

 

Sempre in tema di programmazione musicale, secondo te cosa manca ai grandi network?

Mancano essenzialmente coraggio di fare qualcosa di nuovo e creatività. Ormai la radio, in macchina, non riesco più a sentirla. Giusto Radio24, e talvolta Radio Deejay, quest'ultima per affetto e per la musica che trasmette. Preferisco usare le app e ascoltare emittenti che nella mia zona non si prendono, come per esempio Radio Padova, che con la direzione di Luca Lazzari sta facendo un ottimo lavoro. Il problema dei network, oggi, è che se un brano non arriva da un'etichetta alla mail di chi lo dovrà trasmettere, per il programmatore musicale questo pezzo non esiste...

 

Perché?

Perché non c'è ricerca. Oggi, mi spiace dirlo, i programmatori musicali non sono più quelli che decidono la musica da mettere in onda.

 

Chi prende questa decisione?

I programmatori musicali eseguono direttive che gli vengono imposte dall'editore, perché oggi la musica la scelgono gli editori.

 

Su che basi un editore dà direttive in merito alla musica da trasmettere?

Bisognerebbe chiederlo a loro! Scherzi a parte, solitamente il programmatore fa una prima scelta dei brani appena usciti, li propone all'editore che, a sua volta, ha la parola definitiva sulla messa in onda. L'editore può essere vincolato da un milione di motivazioni, che non riguardano necessariamente il gradimento personale della singola canzone: può essere che un determinato pezzo sia funzionale al discorso portato avanti dalla radio, e poi - senza polemica - si sa che oggi la musica è un business anche per le radio. I motivi sono molti, ognuno ha i suoi...

 

C'è un mito, riguardo le radio locali, che è quello degli anni Settanta e delle radio libere: è un riferimento ancora valido o è una leggenda da sfatare - o per lo meno da aggiornare?

Noi lo stiamo già facendo. Quando sono arrivato a Radio Vigevano, ho trovato degli speaker che mettevano la musica che volevano. Come negli anni Settanta si arrivava con la valigetta di dischi, loro negli studi arrivavano con la chiavetta USB. Io ho fatto ordine, creando un catalogo, ma a molti ho lasciato libertà nella selezione. Long Train Music è il nostro programma dedicato al classic rock: Daniele Milani, che lo conduce, è molto competente nel suo ambito e nelle scelte che fa. Il programma funziona, e ovviamente ha il permesso di scegliere la musica da mettere in onda. In altri casi, come nei programmi di intrattenimento, dove la musica non è la priorità, c'è una playlist che viene programmata. Quello che dico sempre a tutti è: se vi servono dei brani particolari, cambiateli pure, basta che li peschiate dal catalogo. Mi piace che lo speaker torni ad avere la sua libertà. Attenzione, però, perché la libertà va conquistata: a chi lo merita, tuttavia, va data fiducia. Non siamo una radio perfetta, non lo saremo mai e, probabilmente, nemmeno mi piacerebbe: se un domani Radio Vigevano dovesse suonare come un network, significa che abbiamo sbagliato qualcosa.

 

Quindi non c'è il rischio di vedere il circuito che un domani si verrà a creare venire acquisito da qualche grosso gruppo editoriale?

Speriamo! Questo progetto è una follia nata in epoca pre-Covid: con il lockdown abbiamo dovuto ripensarlo, e rimpicciolirlo. Questo è un momento difficile: dalla riapertura il mese di settembre si è rivelato il mese peggiore, sui bilanci. E so che anche i network sono in crisi per il calo del gettito pubblicitario. Se sono in crisi loro, figurarsi le radio locali: è un problema che riguarda l'intero settore, e per il quale non si sta facendo molto, in termini di aiuti, così come sta succedendo per il mondo dello spettacolo.

 

Qualche giorno fa Renato Zero, presentando il suo nuovo disco, si è lamentato di essere stato ostracizzato dai network: non è il primo, tra gli artisti, a lamentarsi di non passare in radio. Tu, che la radio l'hai vissuta per una vita, cosa avresti da dire ai cantanti che protestano?

Gli direi che hanno ragione. In radio, ormani, non passa più nemmeno uno come Samuele Bersani, che è di una generazione molto più giovane rispetto a Zero. Paradossalmente, le canzoni di Zucchero o Vasco Rossi vengono passate automaticamente, perché sono artisti che alle orecchie dei network, evidentemente, funzionano ancora. I grandi artisti come Zero vivono, né più né meno, lo stesso problema degli emergenti, che è quello di essere snobbati dalle radio. A loro direi che non esistono più solo le radio: la promozione è cambiata. La radio può dare esposizione ma oggi, la radio, spesso e volentieri arriva dopo altri media: negli ultimi cinque / dieci anni il rap è esploso da solo, e solo dopo è arrivato in radio. Stesso discorso vale per la trap e l'it pop: la radio si è limitata a mettere in onda fenomeni già esistenti. Renato Zero - al quale auguro tutto il bene del mondo - ha talmente tanto di quel pubblico da potersi permettere di farsene una ragione: non passo in radio? Chi se ne frega. Oggi le opportunità promozione sono innumerevoli, rispetto al passato.

 

Interessante che emergenti e big abbiano lo stesso problema...

L'emergente è un signor nessuno, quindi non può avanzare alcun tipo di pretesa. Il grande artista, spesso, viene considerato bollito dalle radio. Però tutto è soggettivo. Non sono uno di quello che accusa la radio a prescindere: al di là della sfera musicale, oggi le emittenti lavorando anche sul suono. Se una radio ha un determinato sound, e una canzone non vi aderisce, per quanto bella possa essere non verrà messa in onda. La radio di oggi è molto più complessa, non riguarda più solamente la selezioni di brani: per una stazione che punta a un pubblico giovane un artista come Renato Zero è fuori target.

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