Per il quarto anno consecutivo si rinnova il sodalizio artistico fra Sergio Caputo e il Blue Note Milano. L'11 ottobre il cantautore romano tornerà ad esibirsi nel locale milanese in formazione a trio (qui il video di invito). Il concerto di quest'anno sarà arricchito da nuovi arrangiamenti vocali, con Fabiola Torresi al basso e Alessandro Marzi alla batteria ma occasionalmente anche al piano, e condito con chicche per intenditori e qualche incursione a sorpresa.
Abbiamo chiesto a Sergio Caputo di raccontarci alcuni aneddoti dei molti che hanno punteggiato la sua carriera.
Io e il Blue Note
"Col Blue Note ho un rapporto speciale. In quello di New York ci sono andato parecchie volte, e lì ho scoperto che in un club di medie dimensioni possono esibirsi anche artisti di grande nome - trend del quale sono orgogliosamente stato importatore e pioniere in Italia. E' al Blue Note di NY che ho suggellato la mia collaborazione con Dizzy Gillespie, mentre mangiava una pizza in camerino durante la pausa fra un set e l'altro. Ora che sono di casa al Blue Note Milano, mi manca quello di Tokio e sono a posto."
Io e il mio primo tour
"Nel mio primo tour, 1985, mi ritrovai a dovermi esibire al Teatro Olimpico di Roma - completamente esaurito - teatro che era proprio di fronte a casa mia di quando ero bambino, e dove mio nonno mi portava a vedere film di avventura. E quella sera dell'85 dovevo suonarci io! Spiai da dietro il sipario, vidi il pubblico stipato che mi chiamava e scandiva il mio nome, e andai totalmente in panico; dovettero letteralmente spingermi sul palco... di quel concerto non ricordo praticamente nulla, andai in trance, ma mi dissero che fu stupendo. "
Io e il batterista sparito
"Una volta, durante un concerto a Palermo, nel bel mezzo di una canzone mi accorsi che mancava qualcosa - mi girai e vidi che era sparito il batterista; infatti era sdraiato per terra, dietro la batteria, svenuto. Allora mi fermai, e chiesi se c'era un dottore in sala: c'era, venne su, e si occupò del mio musicista dietro le quinte. Poi, per sdrammatizzare, chiesi al microfono se c'era anche un batterista; c'era pure quello, fresco fresco dalla scuola di musica di Berklee, Boston, e fece tutto il concerto con noi. Finimmo sui giornali."
Io e Parigi
"Sere fa mi sono esibito al Sunset-Sunside Jazz Club di Parigi, uno dei club più prestigiosi della città - della band che mi ha accompagnato conoscevo solo il batterista, con cui avevo suonato una volta, mentre il bassista e il sassofonista non li avevo mai visti prima. Abbiamo suonato seguendo le partiture, ma anche con molta improvvisazione, e sembrava avessimo suonato sempre insieme. Fra il pubblico c'erano naturalmente parecchi italiani, e nonostante avessi sudato sette camicie per imparare i miei testi in francese, alla fine ho dovuto mischiare le due lingue, cantando una strofa in italiano e una in francese. Il tutto inframmezzato dai miei interventi parlati in... inglese - la lingua che mi viene più spontaneo parlare quando sono fuori Italia. Un concerto trilingue - una formula talmente piaciuta al pubblico che probabilmente la ripeterò".
Io e la musica
"Ho iniziato a scrivere canzoni mie perché non riuscivo ad imparare quelle degli altri, ma amavo suonare la chitarra e così ho pensato che scrivendo le mie avrei potuto cantare per pochi amici intorno a un falò sulla spiaggia e magari attrarre l'attenzione di ragazze che altrimenti non mi avrebbero filato... diciamo che poi la situazione mi è scappata di mano, ma anche quando la musica è diventata per me un lavoro, è stata la mia passione principale, e questo amore dura ancora oggi dopo quasi quarant'anni di carriera".