I Linkin Park e la ristampa di ‘Hybrid theory’ per i 20 anni: ‘Racchiude l’energia della band’

Mike Shinoda, Joe Hahn, Brad Delson e Dave Farrell raccontano il loro primo album, ricordano Chester Bennington e illustrano alcuni contenuti della ristampa di ‘Hybrid theory’, che includerà anche ‘Pictureboard’.
I Linkin Park e la ristampa di ‘Hybrid theory’ per i 20 anni: ‘Racchiude l’energia della band’

Il 24 ottobre 2000 usciva “Hybrid theory”, l’acclamato album di debutto dei Linkin Park che ha scalato i vertici delle classifiche internazionali, contenente alcuni brani come – tra gli altri – i singoli “Crawling”, “Papercut” e “In the end”, diventati canzoni simbolo della band statunitense.

Nell’anno in cui ricorre il ventesimo anniversario dell’uscita del primo lavoro discografico dato alle stampe dai Linkin Park, il gruppo un tempo guidato da Chester Bennington (scomparso il 20 luglio 2017) ha deciso di celebrare tale ricorrenza pubblicando una ristampa del suo disco di debutto. Il prossimo 9 ottobre “Hybrid theory” (il cui titolo era il nome originale della band prima che fosse cambiato in Linkin Park per motivi legali) tornerà nei negozi - oltre che in digitale, CD e vinile - sotto forma di cofanetto in versione super deluxe. Questo includerà demo inedite, rarità, b-side, materiale video risalente agli anni 2000 e 2001, e altri contenuti come il documentario "Frat Party at the Pankake Festival", un libro di 80 pagine con testi inediti di Mike Shinoda, Joe Hahn, Frank Maddocks e un poster di Chester Bennington.

Il pezzo forte di “Hybrid theory 20th anniversary edition” (leggi la tracklist), la cui uscita è stata anticipata lo scorso agosto dalla pubblicazione dell’inedito "She couldn't" - brano inciso nel 1999 e mai diffuso prima -, sarà la canzone “Pictureboard”, una traccia di cui i fan conoscono l’esistenza ma che in tutti questi anni non hanno mai avuto l’opportunità di ascoltare su disco.

A margine della conferenza stampa virtuale di presentazione della ristampa del primo disco dei Linkin Park, che ha contato della partecipazione di Mike Shinoda, Joe Hahn, Brad Delson e Dave Farrell (unico assente Rob Bourdon), il co-fondatore e voce del gruppo statunitense ha condiviso con i giornalisti, in collegamento da tutto il mondo, alcuni retroscena legati a “Pictureboard”. Shinoda ha detto: “I fan conoscono 'Pictureboard’ da circa 19 o 20 anni. Conoscevano l'esistenza del brano, senza sapere come suona”. E ha aggiunto: “Ci sono così tante canzoni, perché c’è così tanta attenzione su questa? Non è nemmeno mai stata ascoltata”. Facendo eco a Mike Shinoda, Brad Delson ha fatto sapere un altro motivo per cui la canzone ha una certa importanza nella storia dei Linkin Park. Delson ha detto: “A meno che la mia memoria non sia super sbagliata, il che è assolutamente possibile, ma non probabile, penso che sia stata la prima cosa in cui ho sentito la voce di Chester. Ricordo di aver ascoltato il pezzo e di aver detto: ‘Ehi, cosa ne pensate di questo ragazzo? Ci ha appena mandato questa registrazione’. Non stavo piangendo di gioia, ma quasi. Ero tipo: ‘Wow, non so nemmeno cosa sia’. È così piccolo e vulnerabile nella strofa ed è possibile sentire tutti quei timbri e le armoniche e poi tutti le sfumature sulla parte più heavy. A me, ha semplicemente fatto saltare il cappello dalla testa. E poi ci siamo detti: ‘Dobbiamo incontrare questo ragazzo’.” Oltre a dirsi entusiasta, insieme agli altri suoi compagni di band, all’idea di condividere finalmente “Pictureboard” con i fan, Shinoda ha spiegato che l’occasione giusta per rendere pubblica la traccia è arrivata con la celebrazione dei vent’anni di “Hybrid theory”. 

Mike Shinoda, ricordando poi le prime prove con Chester Bennington, ha detto: “Quando è arrivato Chester mi ricordo che noi tutti non riuscivo a smettere di parlare di quanto talento aveva e che voce aveva”. Spiegando che all’epoca il gruppo era alla ricerca di una propria identità e di essere alla ricerca di una voce che si adattasse allo stile musicale della band, Shinoda ha narrato che “She couldn't”, l’inedito uscito come anticipazione della ristampa di “Hybrid theory”, è il pezzo che ha convinto la formazione ad arruolare Bennington come cantante. Il co-fondatore dei Linkin Park ha detto: “’She couldn't’ per me era davvero bella perché liricalmente in un verso della canzone lui non gridava”. Ha aggiunto: “Grazie a Chester era come se questo fosse il tipo di canzone che sarebbe diventato parte della nostra identità”.

A proposito del disco di debutto dei Linkin Park, la cui ristampa presenterà alcuni demo, come quello di "In the end", disponibile dall'1 ottobre e riportato più avanti, che – ha spiegato Brad Delson – “racchiudono in sé l’energia dei primi anni della band” - Joe Hahn ha descritto il primo lavoro discografico del gruppo statunitense come “l'inizio non solo di una carriera ma di un viaggio”. Oltre a sottolineare il fatto che hanno dovuto lavorare molto prima di ottenere l’opportunità di realizzare un album vero e proprio, Hahn ha narrato quali insegnamenti hanno appreso i Linkin Park grazie a “Hybrid theory” e quali soddisfazioni sono derivate da esso. Il dj del gruppo ha raccontato che grazie alla pubblicazione del primo album della formazione di Los Angeles “ci si è aperto un mondo”. E ha aggiunto: “Avevamo molte cose da apprendere, dovevamo imparare a pagare i nostri debiti, imparare come guadagnare fan. Abbiamo dovuto imparare quando prendere sul serio noi stessi e in quali momenti non prenderci troppo sul serio. È qualcosa in cui ancora oggi abbiamo delle difficoltà”.

Pensando, invece, al presente e al fatto che sono passati 20 anni dall’uscita di “Hybrid theory”, considerando anche che è un disco con il quale i Linkin Park hanno iniziato a dare forma a una propria dimensione fino a diventare loro stessi un’influenza per altre band, Mike Shinoda ha detto: “Mi piace andare ai concerti, conoscere altri artisti e scoprire nuovi artisti. Ogni tanto quando parlo con qualcuno mi dicono di essere stati influenzati dalla nostra musica e, non so come, la maggior parte delle volte ne rimango sorpreso”. Ricordando poi che molti altri artisti gli hanno riferito che grazie a “Hybrid theory” hanno iniziato a non focalizzarsi solo su un genere, come il metal o il rap, ma a scoprire altri stili musicali, il co-fondatore della band di “In the end” ha narrato: “Quando la gente chiedeva a noi quali artisti ascoltavamo, citavamo Portishead, The Roots, Aphex Twin, Deftones”. Ha poi aggiunto: “Ora quando ascolto nuova musica sento quell’unione di tanti stili diversi e sono davvero orgoglioso che abbiamo contribuito a favorire l’unione di tante cose”.

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