Se con il cinema dovesse andare male, Maya ha un futuro nella musica

Lanciata da Tarantino e "Stranger Things", Gia Coppola l'ha scelta per il suo nuovo film. Ma il cinema non le basta. Sogna anche una carriera nel mondo della musica. Al suo fianco c'è l'etichetta di Tash Sultana e Courtney Barnett: garanzia di qualità.
Se con il cinema dovesse andare male, Maya ha un futuro nella musica

La carriera come attrice continua a regalarle soddisfazioni. Dopo "C'era una volta a Hollywood" di Quentin Tarantino (interpretava Linda Kasabian, componente della "Family" di Charles Manson presente a Cielo Drive la notte dell'orribile eccidio in cui nell'agosto del '69 persero la vita cinque persone tra cui Sharon Tate, moglie di Roman Polanski, incinta di otto mesi e mezzo) e "Stranger Things" (è apparsa per la prima volta nel corso del terzo capitolo della popolare serie Netflix e il suo personaggio, la ficcante gelataia Robin, che lavora con il belloccio Steve da Scoops Ahoy nel centro commerciale attorno a cui ruotano le vicende dell'ultima stagione, tornerà anche nel quarto) all'inizio di settembre Maya Hawke, 22 anni compiuti lo scorso luglio, ha sfilato - conquistando le pagine dei giornali, che hanno insistito parecchio sulla sua somiglianza con mamma Uma Thurman - sul red carpet della Mostra del Cinema di Venezia, dove ha presentato "Mainstream", il nuovo film di Gia Coppola che la vede per la prima volta impegnata nei panni della protagonista, una ventenne orfana di padre che lavora come barista in un cabaret e incontra uno scapestrato ragazzo di strada pieno di energia, che sfonda come youtuber. Ma come tutti i suoi coetanei la giovane attrice ha fame di esperienze, voglia di sporcarsi le mani e di lasciare le porte aperte ad altre opportunità diverse dal grande schermo: potrebbe svegliarsi domani e scoprire che la vita sul set non le piace poi così tanto come immaginava.

Che avesse una voce niente male lo si era scoperto già l'anno scorso, quando aveva pubblicato in rete due canzoni frutto della collaborazione con Jesse Harris (la sua "Don't know why", interpretata da Norah Jones, vinse un Grammy nel 2003), "To love a boy" e "Stay open". Nessuno poteva immaginare che nel giro di un anno avrebbe scritto, inciso e pubblicato un disco vero e proprio. "Blush" - questo il titolo - è uscito dieci giorni prima del passaggio di Maya Hawke a Venezia, anticipato da una manciata di singoli (uno di questi, "Coverage", è stato accompagnato da un videoclip diretto nientemeno che da papà Ethan, girato durante la quarantena).

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Lo ha pubblicato la Mom+Pop, etichetta discografica indipendente newyorkese negli ultimi anni dietro proposte interessantissime della scena indie rock come Courtney Barnett, Tash Sultana e Sunflower Bean (in passato hanno inciso per la label anche Neon Indian e Sleigh Bells). Garanzia di qualità. E infatti "Blush" non delude: una dozzina di canzoni piacevolissime da ascoltare, suonate davvero bene (alle sessions hanno partecipato musicisti come Benjamin Lazar Davis, Jeremy Gustin, Michael Riddleberger, Will Graefe, gente già al fianco di protagonisti della scena indie americana come Albert Hammond Jr. degli Strokes, The Ah, Ravens & Chimes, Okkervil River) e interpretate meravigliosamente, con suoni, atmosfere e colori che guardano al folk americano tradizionale.

Sono dislessica. Da ragazzina ho lottato con i problemi legati all'apprendimento, la lettura e la scrittura. Poi ho iniziato a provare a scrivere canzoni. E ho scoperto che accompagnando le parole con le melodie riuscivo a memorizzare le cose meglio e ad avere più controllo.

Maya Hawke lo ha registrato a New York, dove vive, tra le pareti del Reservoir Studios, tra Midtown e Murray Hill, all'ombra dell'Empire State Building, sale già frequentate da - tra gli altri - Glen Hansard, Paul Simon e Sufjan Stevens. Graziosa pure quando si fa accompagnare da chitarroni graffianti, con quegli occhi azzurri e i capelli biondi, vero viso d'angelo, la ragazza non ha bisogno di chissà quali effetti speciali per fare centro: le basta raccontare con un filo di voce le sue fragilità, proprio come fa nei pezzi di "Blush", da "Generous heart" a "Mirth". "Sono dislessica. Da ragazzina ho lottato con i problemi legati all'apprendimento, la lettura e la scrittura. Poi ho iniziato a provare a scrivere canzoni. E ho scoperto che accompagnando le parole con le melodie riuscivo a memorizzare le cose meglio e ad avere più controllo", ha raccontato.

Dylan? Semplicemente incredibile. 

Quelle di "Blush" sono canzoni dolci e delicate, rese ancora più soffici dalla voce rassicurante di Maya, che parla dei suoi problemi di cuore adolescenziali e dei suoi sogni: "All'improvviso ci dicono che abbiamo 18 anni, che siamo adulti e che siamo pronti per il sesso, le relazioni, l'amore, gli impegni e le promesse, prima ancora di sapere chi siamo. L'idea di prometterti a qualcuno prima ancora di scoprire chi sei è strana. Il mio disco parla proprio di questo, del momento di passaggio dall'adolescenza all'età adulta". Da piccola imitava Miley Cyrus in "Hannah Montana", oggi tra gli artisti che più l'hanno influenzata cita Lucinda William, star del country rock femminile americano. La cosa più interessante che ha ascoltato recentemente? "I contain multitudes" di Bob Dylan: "Semplicemente incredibile". Il talento c'è, la maturità e lo spessore pure. Ora non resta che aspettare che questo meraviglioso fiore sbocci completamente. 

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