Dopo le parole di Renato Zero, J-Ax difende Achille Lauro

Il rapper all'attacco: "Non capite il contesto delle canzoni, a volte le cose non vanno prese alla lettera. Siete ridicoli".
Dopo le parole di Renato Zero, J-Ax difende Achille Lauro

Quando c'è da buttarsi nella mischia J-Ax non si tira mai indietro ed è il primo ad azzuffarsi. Il rapper ha pubblicato su Instagram una serie di stories in cui difende Achille Lauro e la nuova generazione musicale. Il fondatore degli Articolo 31 commenta a caldo Storie Italiane su Rai 1 con ospiti Roberto Alessi e Don Backy e alcune affermazioni di Renato Zero a cui, in occasione della presentazione di "Zerosettanta", la trilogia di album di inediti che accompagna i festeggiamenti legati ai suoi 70 anni (spegnerà le candeline tra una settimana esatta, il 30 settembre), è stato chiesto un commento su Achille Lauro. J-Ax si è esposto: “Sto guardando da venti minuti la vendetta dei boomer contro Achille Lauro. Tutta questa storia parte da un’intervista di Renato Zero che afferma che con le piume non era ridicolo. Ora si stanno facendo tutto un viaggio, con vent’anni di ritardo rispetto all’America e quello che è successo quando è esploso Eminem. Stanno dicendo delle castronerie allucinanti, offendendo Achille Lauro sotto tutti i punti di vista. Ancora parlano della canzone Rolls Royce, secondo loro dedicata alle pastiglie. In più vorrei dire che anche la musica che dite di amare, quella di Renato Zero, non la conoscete veramente bene. Lui fece un pezzo chiamato “Galeotto sul canotto” dove parlava di affogare la compagna perché non gli piaceva più. Lì andava tutto bene”. J-Ax prende un'altra volta di mira i boomer, proprio come nel suo ultimo progetto punk-rock. Le canzoni sono delle fionde puntate contro perbenisti, radical chic, lavoratori non professionali, vecchi parrucconi e tutte quelle persone che Ax definisce senza mezzi termini “gente di merda”.

Per comprendere al meglio lo sfogo di Ax bisogna, però, riavvolgere il nastro della storia, tornando alle dichiarazioni di Zero su Lauro: "Con le piume e le pailettes non giocavo certo a fare il clown della situazione, ma cercavo di attirare l'attenzione su di me per permettere alle mie canzoni, che trattavano argomenti delicati e pesanti, di fare breccia. In giacca e cravatta non avrei ottenuto lo stesso riscontro. Il fine, in questi casi, giustifica i mezzi. Comunque io, che sono stato giudicato fino a stamattina, non posso permettermi di giudicare un altro artista. Amo tutti quelli che vogliono fare questo lavoro, a condizione che sappiano che la gente non va presa per il culo".

Da parte sua, per celebrare il compleanno di Zero, Lauro aveva preparato un commento, poi diffuso dal suo ufficio stampa in serata: "L'incredibile voce di Renato ha unito e segnato generazioni. Ancora oggi provocatore, icona, avanguardista; stendardo di ciò che oggi è la musica: una musica che si guarda, che si veste di abiti e maschere che riflettono un concetto, un'idea, anche solo il semplice incarnare il puro concetto di 'spettacolo'. Penso che anche grazie a Renato Zero quello che faccio oggi è così apprezzato dalle generazioni più grandi, con la differenza che negli Anni '70 la sua eccentricità simboleggiava vera coraggiosa rivoluzione anticonformista. Sono cresciuto con il manifesto di libertà di Il triangolo, no come tutti i miei coetanei ma ancora di più sono rimasto folgorato nel rivedere l’esibizione quasi metafisica di 'Spalle al muro' al Festival di Sanremo del ‘91. Un brano profondo, struggente, uno dei pochi brani italiani che riesce a metterti davanti al vero significato di fare i conti con il tempo che passa".

 

Dall'archivio di Rockol - J-Ax, l'intervista per l'album 'ReAle'
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