Anche il Mercury Prize cambia pelle e si adegua alla pandemia

Stasera sarà rivelato il vincitore del più prestigioso premio musicale britannico. Niente cerimonia: l'annuncio in tv. Tra i grandi sconfitti Radiohead, Adele e Coldplay.
Anche il Mercury Prize cambia pelle e si adegua alla pandemia

Anche il Mercury Prize cambia pelle e si adegua alla pandemia, come tante altre cerimonie ed eventi, musicali e non solo, dall'Eurovision Song Contest agli MTV Video Music Awards. Le misure restrittive legate all'emergenza epidemiologica da Covid-19 hanno spinto gli organizzatori del prestigioso premio, tra i riconoscimenti più importanti per la musica nel Regno Unito, a rinunciare alla tradizionale cerimonia: il vincitore sarà annunciato in tv. Il verdetto della giuria del Mercury Prize, composta da giornalisti, addetti ai lavori e musicisti chiamati a selezionare il meglio delle produzioni discografiche degli ultimi dodici mesi (tra quelli dell'edizione 2020 ci sono anche Annie Mac, Anna Calvi, Jamie Cullum, Jorja Smith e Gaz Coombes dei Supergrass), sarà letto questa sera alle ore 21 nel corso del programma "The One Show", condotto da Alex Jones su BBC One.

Le nomination sono state svelate già lo scorso luglio. Tra i candidati al premio di miglior disco dell'anno spiccano Charli XCX con il suo "How I'm feeling now" (scritto, registrato, prodotto e pubblicato durante la quarantena), Dua Lipa (in foto) con "Future nostalgia", Laura Marling con "Song for our daughter", Michael Kiwanuka con "KIWANUKA" e il rapper Stormzy - simbolo della musica black d'oltremanica - con "Heavy is the head". Secondo gli scommettitori è Michael Kiwanuka il candidato alla vittoria, seguito da Laura Marling e da Dua Lipa. Oltre al prestigio, al vincitore andrà anche un premio in denaro di 25mila sterline (circa 27mila euro).

Nel corso del programma saranno mostrate le esibizioni pre-registrate dei 12 finalisti. Laura Marling ha scelto la Royal Albert Hall come location della sua esibizione. Charli XCX ha filmato il suo set a Los Angeles. Di Stormzy verrà mostrato un estratto della sua esibizione sul palco del Glastonbury festival dello scorso anno. Il vincitore sarà poi intervistato in esclusiva domani sera da Jools Holland nel suo show sulla BBC 2 "Later... with Jools Holland".

Istituito nel 1992 per premiare il miglior album britannico o irlandese dell'anno, in alternativa ai Brit Awards, il Mercury Prize è stato assegnato nel corso degli anni ai Primal Scream ("Screamadelica", 1992), Suede ("Suede", 1993), Portishead ("Dummy", 1995), Pulp ("Different class", 1996), PJ Harvey ("Stories from the city, stories from the sea", 2001, poi nel 2011 il bis con "Let England shake"), Franz Ferdinand ("Franz Ferdinand", 2004), Arctic Monkeys ("Whatever people say I am, that's what I'm not", 2006) e il rapper Dave ("Psychodrama", 2019). La consegna del premio è avvenuta sempre nell'ambito di una importante cerimonia organizzata con il contributo di grossi sponsor, ospitata inizialmente dall'esclusivo Hotel Savoy di Londra, poi dal non meno esclusivo Grosvenor House Hotel, sempre nella Capitale britannica, poi al BBC Radio Theatre, dunque dal 2015 fino al 2019 all'Eventim Apollo - noto anche come Hammersmith Apollo - teatro londinese da 3600 posti, con la partecipazione di ospiti illustri della discografia e dell'industria dell'intrattenimento. L'Eventim Apollo avrebbe dovuto ospitare presumibilmente anche il Mercury Prize 2020, ma la pandemia ha costretto gli organizzatori a rivedere i piani.

Tra i tanti grandi sconfitti vanno annoverati gli U2, gli Oasis, i Coldplay, Amy Winehouse e Adele. La band capitanata da Bono Vox mancò il premio nel '92 con "Achtung baby". I fratelli Gallagher ottenero una nomination nel '95 con "Definetly maybe" e una nel '96 con "What's the story (Morning glory)?", ma in entrambi i casi non riuscirono a portarsi a casa la statuetta. Zero vittorie su cinque nomination per i Radiohead (è di Thom Yorke e compagni il record di nomination ottenute nel corso degli anni), candidati nel '97 con "Ok computer", nel 2001 con "Amnesiac", nel 2003 con "Hail to the thief", nel 2008 con "In rainbows" e nel 2016 con "A moon shaped pool". I Coldplay si videro rubare il premio nel 2000 dai Badley Drawn Boy (Chris Martin e soci erano candidati con "Parachutes"), poi nel 2003 da Dizzee Rascal (erano tra i favoriti con "A rush of blood to the head", il disco di "The scientst" e "Clocks") e nel 2005 da Antony and the Johnsons (quell'anno ci provarono con "X&Y"). Amy Winehouse vide nel 2004 tra i titoli dei finalisti quello del suo "Frank", ma la vittoria andò ai Franz Ferdinand. Non riuscì a vincere il premio neppure con "Back to black", tre anni più tardi: trionfarono i Klaxons. Zero vittorie anche per Adele, candidata nel 2008 con "19" e nel 2011 con il best seller "21". 

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