Mercato discografico: non c'è solo il digitale

Benché i dati diano lo streaming in crescita ormai da qualche anno, l'attenzione per il 'fisico', da parte di appassionati e industria, non solo non è calata, ma sta notevolmente aumentando e creando i presupposti per un cambiamento...
Mercato discografico: non c'è solo il digitale

I dati, specialmente quelli contenuti nell'ultimo rapporto IFPI relativo al 2019, parlano chiaro: la direzione presa dal mercato discografico internazionale va in direzione del digitale. Nel corso dell'anno passato lo streaming ha totalizzato oltre la metà dei guadagni totali (il 56,1%, per la precisione), crescendo di oltre il 22% su base annua. Il compact disc, come ormai da diverse stagioni, conferma il trend di contrazione, calando di 5,3 punti e coprendo appena il 22% del volume d'affari totali. La tendenza, è cosa nota, verrà assecondata anche a livello di produzione industriale: a partire dal 2022 la produzione di CD, considerato il formato fisico più attuale tra quelli attualmente disponibili, verrà definitivamente terminata. La stessa Best Buy, il più grande rivenditore di elettronica di consumo d’America, ha smesso di vendere compact disc.

C'è, tuttavia, un però. Anzi, più di uno. Nei primi sei mesi di quest'anno, negli USA, i proventi dalla vendita dei dischi in vinile hanno superato per la prima volta dal 1986 quella dei CD: il volume d'affari mosso dagli LP ha fatto segnare sul mercato statunitense - riferisce la Recording Industry Association of America - quota 232,1 milioni di dollari, a fronte dei 129,9 milioni mossi dai CD.

Dati analoghi sono stati registrati, in Italia, dalla Federazione Industria Musicale Italiana: a fine 2019, con una crescita percentuale su base annua del 26,7%, lo streaming aveva occupato il 70% dei ricavi dell'intero comparto, favorito anche dalla pesante contrazione del CD, le cui vendite – in soli dodici mesi – sono crollate del 20,9%. Unico dato per così dire in controtendenza è stato quello del vinili, unico formato fisico in crescita – per la precisione, del 7,3%.

L'impatto del vinile sul mercato, seppur ancora non eccessivamente di peso, è da tempo un sorvegliato speciale degli analisti internazionali, non solo occidentali: secondo una ricerca pubblicata nel 2019 da QYResearch Group il mercato asiatico di 7 pollici e 33 giri, oggi stimato in 179 milioni di dollari, nel 2026 varrà qualcosa come 481 milioni di dollari, con un tasso annuo di crescita composto del 15% tra il 2020 e il 2026.

Certo, le percentuali non sono quelle in grado di far parlare di un'inversione di tendenza, ma l'attenzione per il fisico - inteso non più come mero supporto discografico, ma come oggetto in sé, se non addirittura esperienza destinata agli appassionati - è ancora alta. A livello mediatico hanno fatto scalpore le quotazioni record raggiunte, negli ultimi mesi, dai memorabilia messi all'incanto dalle principali case d'aste internazionali. E non si parla solo di oggetti legati a doppio filo alla tradizione ormai ascrivibile al classic rock - su tutte, due chitarre appartenute a Prince e Kurt Cobain, vendute rispettivamente a 563mila e 6 milioni di dollari - ma anche di icone pop del tutto contemporanee: una copia del primo demo autoprodotto di Ed Sheeran, idolo dei giovanissimi, è stato battuto per la bellezza di 50mila sterline.

Certo, sono casi impossibili da declinare in scala industriale. Eppure le grandi etichette, che il polso del mercato lo conoscono più che bene, ai prodotti fisici – benché non squisitamente discografici - non hanno alcuna intenzione di rinunciare. Nel gennaio del 2019 la controllata di Universal Bravado si è assicurata Epic Rights, società produttrice di merchandise firmato da - tra gli altri - star di prim'ordine come KISS, Billy Joel, Aerosmith, Def Leppard, AC/DC, Eric Clapton, Kevin Hart, 21 Savage, Madonna, Celine Dion, Barbra Streisand, Sting, David Bowie, Lionel Richie, Hollywood Vampires, Britney Spears e ZZ Top. Qualche mese dopo, in agosto, Sony Music ha messo le mani su Araca Group, azienda che gestisce il merchandise di Led Zeppelin, Pink, Shania Twain e Zayn Malik. Un mese dopo sempre la major guidata da Rob Stringer si è assicurata - per mezzo di un accordo con la Apple Corps Ltd, società che gestisce l'eredità commerciale dei Beatles - la licenza per commercializzare il merchandise dei Fab Four negli Stati Uniti.

Quindi, da un parte, una porzione ormai maggioritaria di mercato discografico è assorbita dai formati immateriali, e - dall'altra - i principali operatori del settore registrano un interesse crescente per oggetti fisici legati a band e artisti. E' schizofrenia? No: semplicemente, l'evoluzione della fruizione musicale e dell'esperienza artistica, negli ultimi anni, ha conosciuto un'accelerazione che mai, prima, è stata così rapida. Spetterà all'industria, ora, trovare un punto di sintesi per andare incontro alle richieste di fan e appassionati.

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