I 70 anni di Loredana Berté, una per cui la guerra non è mai finita

La sua grandezza? Saper rinascere sempre dalle proprie ceneri. Come in una perenne tragedia a lieto fine.
I 70 anni di Loredana Berté, una per cui la guerra non è mai finita

Libera da ogni schema e costrizione, ma schiava di se stessa e della sua personalità scontrosa e tagliente, del voler essere sempre fuori luogo e fuori contesto. Tra l'essere normale e l'essere super - per citare il titolo di uno dei suoi primissimi dischi, quello di "Sei bellissima" - Loredana Berté ha scelto sempre di essere super. La sua è la storia di una cantante che aveva tutte le carte in regola per diventare forse - forse - la più grande popstar italiana: le canzoni, la bellezza, le cose da dire. Ma che non ha saputo giocarsele sempre bene. Quel carattere fumantino e scontroso a lungo andare finì per rendere la voce di "Non sono una signora" ingestibile agli occhi degli addetti ai lavori dell'industria discografica. E le scelte azzardate fatte dopo grossi successi come quelli di "Dedicato", "E la luna bussò", "In alto mare", la stessa "Non sono una signora", "Acqua" e i relativi dischi (da "Traslocando" a "Carioca", quest'ultimo frutto del suo amore per la musica brasiliana, gioiello da riscoprire nella sua discografia), quando la vita prese il sopravvento sulla carriera, a partire dal turbolento matrimonio con il tennista Björn Borg che la tenne lontana dalle scene discografiche per cinque anni e che infine ispirò l'album "Ufficialmente dispersi" del '93, la penalizzarono. Ma la grandezza di Loredana Berté, 70 anni oggi portati magnificamente, è stata quella di saper rinascere sempre dalle proprie ceneri. Una tragedia sempre a lieto fine.

Lo fece dopo la fine del matrimonio con Borg (con il cuore ancora in mille pezzi nel '93 si presentò in gara al Festivalbar con "Mi manchi" e per la finale a Udine si presentò sul palco vestita di nero, con una benda a coprirle gli occhi - invece per le nozze di cinque anni prima si era presentata in chiesa con un velo rosso), dopo la morte della sorella Mia Martini nel '95 (con l'album "Un pettirosso da combattimento", contenente pezzi strazianti ispirati proprio alla tragica scomparsa di Mimì come "Luna", che presentò a Sanremo, e "Zona venerdì"), dopo le crisi attraversate all'inizio degli Anni Duemila, quando vari impresari provarono a riportarla al centro delle scene con progetti che in teoria avrebbero dovuto rilanciarla ma che nei fatti rischiarono di affossarla e di rappresentare l'ingloriosa fine della sua carriera. Fortuna che non è finita lì.

Sì, perché nonostante tutto a Loredana non si può non volere bene. E non si può non riconoscerne la grandezza, al di là di quell'attitudine scontrosa che da sempre la contraddistingue. Ci hanno pensato prima Maria De Filippi e poi Fiorella Mannoia a "riabilitarla" a livello mainstream, la prima chiamandola nel 2015 ad "Amici" come giudice e l'altra producendo nel 2016 l'album "Amici non ne ho... Ma amiche sì", operazione discografica legata ai festeggiamenti per i quarant'anni di carriera che ha visto la Berté reincidere alcuni suoi successi insieme a colleghe più giovani che - chi più, chi meno - negli anni ne hanno raccolto l'eredità, da Irene Grandi a Emma, riportandola sul trono di regina del pop-rock italiano.

E pazienza se oggi, anziché dettare la linea (come quando nel '74 per il servizio fotografico del suo primo album, "Streaking", decise di farsi fotografare nuda, o quando nel '79 con "E la luna bussò" fece scoprire al pubblico mainstream italiano le sonorità del reggae), rincorre talvolta le tendenze del momento, vedi il duetto con i Boomdabash ("Non ti dico no", che comunque le ha dato grosse soddisfazioni), la canzone scritta da Paradiso e Calcutta ("Tequila e San Miguel") o il pezzo con Fabio Rovazzi e J-Ax ("Senza pensieri"). Sempre meglio che passare da reality a reality, come altri suoi colleghi.

A Loredana le celebrazioni non piacciono, però per i suoi settant'anni ha deciso di fare uno strappo alla regola: venerdì è uscita una speciale ristampa di "LoredanaBerté", l'album del 1980 contenente "In alto mare", la prima di una serie di ripubblicazioni che nei prossimi mesi vedrà tornare nei negozi anche il 45 giri "Fiabe/Anima vai" e gli album "T.I.R.", "Traslocando" (quello di "Non sono una signora") e "Bandaberté". In attesa di un nuovo album di inediti, atteso per il 2021. 

di Mattia Marzi

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