Abbiamo chiesto a Enrico Ruggeri di dirci che cosa pensa del disco punk-rock di J-Ax

La voce dei Decibel, fra i pionieri del genere in Italia, fa un plauso al collega: “Mi è piaciuto molto, assurdo che non lo abbia fatto un ventenne”.
Abbiamo chiesto a Enrico Ruggeri di dirci che cosa pensa del disco punk-rock di J-Ax

Nel 2004 Enrico Ruggeri ha pubblicato l’album “Punk prima di te”: fra le quattordici tracce, le prime sette sono reinterpretazioni di vecchi brani dei Decibel, il gruppo punk con il quale il cantante milanese ha esordito nel 1977, e altrettante sono cover di brani in lingua inglese, in un repertorio che spazia dai Ramones, ai Clash, agli Stranglers, alcuni fra i suoi miti. Un manifesto personale del suo sentire, del suo percorso, delle sue origini. Lo dice scherzando, con il sorriso, ma è la verità: “Sono un vecchio punk”. È così: i Decibel sono stati degli apripista del genere in Italia. E da un “vecchio punk” a un “old punk”, gli abbiamo chiesto di commentare il lavoro, uscito a sorpresa, di J-Ax. Un album punk-rock, che abbiamo recensito e che ha trovato un pubblico diviso fra detrattori ed estimatori.

Ecco che cosa pensa Ruggeri del progetto del collega con cui ha collaborato per il brano “Cuore a lato”:

“Punk fatto da un rapper? Sembra assurdo, ma non lo è. I confini sono meno definiti di quello che si può pensare. Ax usa un linguaggio crudo, mette molta carne al fuoco. Ci sono tanti temi di vita quotidiana, di strada. Ed è assolutamente credibile mentre racconta alcuni fatti nonostante il disco sia intriso di grande ironia. L’assurdo è che questa idea non sia venuta a un ventenne, a un giovanissimo. Ax è una persona molto intelligente, sa usare bene la lingua italiana, usa anche tanti neologismi. A me, sono sincero, non sono mai piaciuti. Se con i Decibel avessi citato i gettoni della Sip in alcune canzoni, oggi non so in quanti le ascolterebbero ancora. Faccio un’altra riflessione: oggi il punk non è più un genere diffuso fra i ragazzi perché richiede una precisa scelta di parole. Per fare punk bisogna aver letto qualche libro, bisogna sapere che cosa si vuole raccontare. Non è una questione di strumenti o tecnica, quella è sempre venuta dopo. È un problema culturale: molti giovani di oggi hanno in testa 500 parole, mentre per scrivere una significativa canzone punk bisogna saper trovare i vocaboli giusti fra 5.000 possibilità, non 500”.

(Claudio Cabona)

Dall'archivio di Rockol - racconta "Alma"
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.