Lucio Battisti: "Rarities" canzone per canzone, nei dettagli

Esce oggi 25 settembre la raccolta che Legacy Recordings/Sony dedica a brani poco reperibili della discografia di Lucio Battisti. 
Lucio Battisti: "Rarities" canzone per canzone, nei dettagli

Il titolo parla chiaro: dice "rarità", non "inediti", men che meno inediti assoluti. Abbiamo chiesto di analizzare il contenuto del disco a Renzo Stefanel, uno fra i massimi esperti del repertorio di Lucio Battisti, recentemente autore del libro "Ma c'è qualcosa che non scordo", che abbiamo recensito qui.

1. “Pensieri e parole” [Extended Version]. La “Extended Version” sarebbe quella originale, che presenta un minuto e ventidue secondi di coda strumentale (scritta da Gian Piero Reverberi) in più rispetto alla versione uscita su 45 giri il 4 maggio 1971, che dura 3’50”. La scelta fu presa per motivi sconosciuti (probabilmente i passaggi radiofonici in RAI) a pochi giorni dall’uscita del disco, su cui suonano, oltre a Battisti, Franco Mussida (chitarra acustica), Flavio Premoli (tastiere) e Franz Di Cioccio (batteria) dei Krel, futuri Premiata Forneria Marconi; e Alberto Radius della Formula 3 (chitarra elettrica), Damiano Dattoli (basso) e Dario Baldan Bembo (organo). La Extended Version uscì una prima volta sulla rarissima raccolta americana “The Best of Lucio Battisti” (1973, Peters International), poi apparve in Italia nella raccolta tripla “TuttoBattisti” (1975) e nel secondo volume di “Profili Musicali” (1982). La presente dovrebbe essere la prima stampa in CD. Si tratta della vera chicca di “Rarities”. 
2. “Per una lira”. È il lato A del primo 45 giri di Battisti, uscito il 23 luglio 1966. Questa versione si differenzia da quella presente nel primo omonimo album di Lucio Battisti del 1969 perché al posto della intro di sapore soul in cui predomina l’organo ne presenta una di sapore folk psichedelico  dylaniano caratterizzata da chitarra a 12 corde e batteria. È stata riedita in 45 giri nell’aprile 1977 in allegato al primo numero della rivista “Tutto” (la tiratura del maggio 1977 è invece la ristampa di quella del 1969). In CD è comparsa la prima volta in “Lucio Battisti. Le origini” del settembre 1992. 
3. “Vendo casa”. È il provino realizzato da Battisti di questa magnifica canzone - uno dei vertici sia suoi sia di Mogol -, destinata in contemporanea ai Dik Dik (45 giri del maggio 1971) e alla Formula 3 (che la include nell’LP “Formula 3”, uscito a giugno 1971). La Formula 3 era tuttavia la destinataria originale del brano, tant’è che il testo è più corto e manca della terza e quarta strofa. Ma i Dik Dik convinsero Battisti e Mogol a dare anche a loro la canzone. Mogol completò il testo, definendolo maggiormente, e il provino di Battisti è relativo a questa versione. Non si tratta di un inedito perché è uscito la prima volta in “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol” (26 novembre 2004).
4. “Le formiche”. Si tratta di un brano che Battisti e Mogol regalano a Wilma Goich, per un 45 giri che esce il 23 novembre 1968, inzuccherato da troppi violini e reso quasi neomelodico da sottilmente soul e folk psichedelico che era nel provino di Battisti. Provino che viene qui ripubblicato, dopo essere uscito per la prima volta in “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol”. 
5. “La spada nel cuore”. Portata a Sanremo da Patty Pravo e Little Tony nel 1970, è firmata da Donida e Mogol. Ma i rumours hanno sempre sussurrato che la paternità della musica fosse da attribuire, almeno in parte, a Lucio Battisti. Il provino pubblicato per la prima volta nel 2004 in “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol” sembra confermare questa tesi, anche se i crediti non cambiano. Interpretazione di alto livello, vena soul come sempre decisa e prorompente. Lucio non è alla chitarra acustica, ma accompagnato dalla band: Andrea Sacchi (chitarra acustica), Damiano Dattoli (basso), Mario Lavezzi (tamburello) e Franz Di Cioccio (batteria). 
6. “La folle corsa”. Sanremo 1971: ancora Little Tony, ancora Donida, ancora Mogol. Ma spuntano anche la Formula 3, tra gli interpreti, e Lucio Battisti tra gli autori. Sopra la solida ispirazione black di Battisti, Mogol costruisce un testo profondo, imparentato con un grande tema di quegli anni: la morte di Dio. Il testo racconta di un uomo perso tra il vuoto delle soddisfazioni materiali. Già pubblicato anch’esso in “Le avventure di Lucio Battisti e Mogol”, sempre senza indicazioni circa i musicisti che accompagnano Battisti.
7. “Perché dovrei”. Doveva andare a Carmen Villani, che la presentò pure in tv a “Senza rete”. Ma poi non si trovò l’accordo economico e fu scelta per lanciare Sara (Borsarini) nel novembre 1970. Nella versione della cantante il brano acquista sfumature melodiche alla Jethro Tull, nel provino di Battisti la matrice soul gospel è evidentissima. Brano notevole anche perché forse è lo spunto per un passaggio di “Sabato pomeriggio” di Claudio Baglioni, 1975. Il provino è stato pubblicato per la prima volta nel 2007 nei due CD allegati al DVD “Battisti Mogol. Il nostro canto libero”.
8. “La farfalla impazzita”. A Sanremo 1968 Battisti avrebbe dovuto partecipare in prima persona, in coppia con Paul Anka. Era pronto questo brano evidentemente influenzato dalla scrittura del Neil Young dei Buffalo Springfield, band che Lucio amava così tanto da ispirarsi ad essa anche per il finale improvvisato di “Non è Francesca” (e qui, nel cantato, si sente bene l’influenza di Stephen Stills). Battisti registrò il provino alla RCA di Roma con turnisti come Guido e Maurizio De Angelis (chitarre acustiche e tamburello), Giovanni Tommaso (basso) e Enzo Restuccia (batteria). Poi il suo posto al Festival lo avrebbe preso Johnny Dorelli. Questo eccellente provino è comparso la prima volta nel CD “Battisti – Note e non note. Volume 1” del 28 maggio 2013.
9. “Il mio bambino”. Provino dell’unica canzone di Mogol-Battisti affidata a Iva Zanicchi, che ne fece il lato B di “Ma che amore”, 45 giri del febbraio 1972. Venne ritrovato nel 1999 da Walter Lucchini, tecnico musicale, in una pila di lacche abbandonate in una cassa di un magazzino, datato giugno 1971. Non si tratta certo del miglior brano della coppia di autori, specie nella versione della cantante emiliana, appesantita da un arrangiamento e da un’interpretazione melodrammatici che esasperano i tratti lacrimosi presenti nel brano originale. E tuttavia la versione spoglia voce e piano di Battisti, molto intensa, ha una sua grazia. È stata pubblicata per la prima volta nel 2007 nei due CD allegati al DVD “Battisti Mogol. Il nostro canto libero”.
10. “Les jardines de Septembre" è la versione francese degli italianissimi “I giardini di marzo”. È questa, del 1972, la prima pubblicazione di Battisti in lingua straniera, per l’occasione fornita di testo nientemeno che da Eddy Marnay, un gigante della musica d’Oltralpe, con nel carnet liriche scritte per Edith Piaf, Henri Salvador, Juliette Greco, France Gall, Françoise Hardy. Nel 1966 proprio per la Hardy aveva adattato in francese “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano. Rispetto al testo di Mogol per Battisti si prende poche ma significative libertà, trasformando una canzone di crescita personale incompiuta in una di dolore e rimpianto per un amore perduto. Un esempio su tutti: “Le mie mani come vedi non tremano più” diventa “Ecco le mie mani, guarda da vicino, non si stringono più”, con capovolgimento del senso generale. Musicalmente, rispetto alla versione italiana, “Les jardines de Septembre" presenta la stessa base, ma missata diversamente, con il volume dell’orchestra abbassato nella parte centrale, il che permette al pianoforte di emergere con più forza. La voce è stata registrata negli studi RCA di Parigi. In Italia è stata pubblicata per la prima volta nel CD “Battisti – Note e non note. Volume 7” del 9 luglio 2013.
11. “Toujours plus belle” è il lato B di “Les jardines de Septembre” e non presenta differenze nella parte musicale da “Comunque bella” che ne costituisce l’originale italiano. Anche il testo di Eddy Marnay, al netto degli inevitabili aggiustamenti di natura metrica, non presenta differenze significative da quello di Mogol. In Italia è stata pubblicata per la prima volta nel CD “Battisti – Note e non note. Volume 1” del 28 maggio 2013.
12. “Ma chanson de libertè” è la terza e ultima collaborazione con Eddy Marnay, che banalizza molto le parole de “Il mio canto libero” di Mogol, rendendolo una qualunque canzone d’amore. Stessa base musicale della versione italiana, voce come sempre registrata negli studi RCA di Parigi, “Ma chanson de libertè” esce nel 1973 accoppiata a “Vento nel vento” in versione italiana. In Italia è stata pubblicata per la prima volta nel CD “Battisti – Note e non note. Volume 7” del 9 luglio 2013.
13. “La Colina de las Cerezas” è, ovviamente, “La collina dei ciliegi” ed esce in Spagna nel 1974, in un 45 giri che vede sul lato B “Il nostro caro angelo” in versione italiana. La base musicale è la stessa, con una lievissima differenza in fase di missaggio, che enfatizza le frequenze alte. Il testo è tradotto da Carlos Ramón Amart, che collaborerà ancora a lungo con la coppia Mogol-Battisti, vista l’aderenza all’originale che riesce ad ottenere, con le inevitabili differenze dovute alla metrica. In Italia è stata pubblicata per la prima volta nel CD “Battisti – Note e non note. Volume 1” del 28 maggio 2013. 
14. “Una Muchacha por Amigo” esce nel 1978, versione spagnola di “Una donna per amico”, accoppiata a “Ningun dolor” (“Nessun dolore”) sul lato B: le basi musicali sono le stesse dell’edizione originale; la voce viene riregistrata agli studi RCA di Madrid. Ancora una volta il testo è di Carlos Ramón Amart e ancora una volta la fedeltà all’originale è pressoché assoluta. In Italia è stata pubblicata per la prima volta in “Lucio Battisti 70mo”, il 5 marzo 2013, e quindi in “Battisti – Note e non note. Volume 8” del 16 luglio 2013. 
15. “To Feel in Love” è la versione inglese di “Amarsi un po’”, compresa nel disco americano di Lucio, “Images”, uscito in USA ad agosto 1977 e in Italia a settembre dello stesso anno. Le basi utilizzano in parte le registrazioni italiane di settembre 1976 al Mulino, a opera di Ivan Graziani (chitarre), Hugh Bullen (basso), Walter Calloni (batteria) e Claudio Maioli (tastiere), a cui si aggiungono sovraincisioni dei prestigiosi turnisti americani: Mike Melvoin (tastiere e sintetizzatori), Michael Boddicker (sintetizzatori e programmazione), Ray Parker Jr. (chitarre), Dennis Budimir (chitarre), Danny Ferguson (chitarre), Scotty Edwards (basso), Jim Hughart (basso), Ed Greene (batteria), Hal Blaine (batteria). Il nuovo testo di Peter Powell banalizza ampiamente quello di Mogol, che aveva bloccato la totale riscrittura effettuata da Marva Jan Marrow, cantautrice americana di stanza in Italia, sotto contratto con la Numero Uno e all’epoca compagna di Patrick Dijvas della PFM. 
16. “Only” è l’ultima traccia di “Images”, nonché la versione americana di “Soli”. Completamente “americana”, non suona però granché diversa dalla versione italiana. Il testo di Powell è sempre aderente a quello di Mogol, ma espunge qualche particolare troppo stucchevole, come “il frammento rosa”. “Images” è stato ampiamente ristampato negli anni, sia in CD (ultima uscita 5 giugno 2018) sia in vinile (25 gennaio 2019). 


Renzo Stefanel

Dall'archivio di Rockol - Quel gran genio del mio amico: pillole di saggezza di Lucio Battisti
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