Marco Morini, con Team World una vita al servizio dei fan

Il punto sull'ottava edizione dei Summer Camp nell'anno del Covid e sulle prospettive di incontro tra appassionati, artisti e industria musicale

Marco Morini, con Team World una vita al servizio dei fan

Quarant'anni, emiliano - originario di Rubiera - ma da vent'anni residente a Milano, Marco Morini è stato tra i primi, in Italia, a intuire le potenzialità commerciali del fandom: cofondatore e dal 2011 titolare unico di Team World, agenzia che opera come trait d'union tra realtà discografiche e pubblico, il manager, nel corso degli anni, è stato ideatore e promotore di alcune delle iniziative più rilevanti sul panorama italiano riguardanti band e artisti come Cranberries, Elisa, Avril Lavigne, Blink-182 e One Direction, l'ormai disciolta boy band britannica che ha rappresentato, per Teamworld, il trampolino di lancio verso il grande pubblico musicale.

Dal 2013 Morini, attraverso la sua società, organizza i Summer Camp, progetto che coinvolge in prima persona gli artisti italiani, chiamati a incontrare i propri fan nella località di villeggiatura trentina di Canazei: il format, importato dagli USA e applicato per la prima volta da Team World al mercato italiano ormai otto anni fa, è stato realizzato anche durante l'estate ormai agli sgoccioli, nonostante le incertezze generate dall'emergenza sanitaria da Covid-19.

"Quest'anno non è stato facile", ci conferma lui: "Con l'organizzazione siamo partiti a giugno, non appena abbiamo avuto la certezza che le norme anti-Covid avrebbero permesso lo svolgimento di inizitive come la nostra. In genere iniziamo a lavorare molto prima, da febbraio in poi, ma il risultato che abbiamo ottenuto - più di duecento partecipanti, circa la metà di quelli che abbiamo avuto l'anno scorso - con appena due settimane di lavoro è stato più che soddisfacente".

L'organizzazione in corsa dell'iniziativa non ha impedito a Morini di apportare al format delle modifiche in vista di un allargamento della base di pubblico, ormai non più riservato ai soli adolescenti ma aperto anche a giovani e adulti: "Per l'edizione 2020 ci siamo rivolti ad artisti che già conoscevano il nostro progetto, come Thomas o Federica Carta, offrendo al pubblico anche l'opzione Camp weekend, pensata per un pubblico più grande - tra i 18 e i 25 anni - che studia o lavora. La fascia dei giovani adulti ci ha dato molte soddisfazioni: il Camp con Michele Merlo - nel 2020 alla sua prima esperienza con noi - è stato fantastico, ricco di esperienze emozionanti, come concerti notturni nei boschi o in rifugi a oltre 3000 metri di altezza".

Il "camp", è bene specificarlo, viene da lontano - più precisamente dagli Stati Uniti - e ha già una storia piuttosto articolata alle spalle: "Questo format ci è stato suggerito dai fan, come quelli dei One Direction, che ci avevano trasmesso la loro voglia di vivere un'esperienza alla Camp Rock [il film TV prodotto dalla Disney nel 2008 con Demi Lovato e Joe Jonas]", racconta Morini, "E' un progetto concepito a misura di fan, per abbinare momenti di aggregazione ad attività artistiche. Solo dopo abbiamo pensato a coinvolgere direttamente gli artisti. Il nostro scopo è quello di rispondere a esigenze formative, non solo ludiche: ai nostri Camp abbiamo ospitato discografici, registi, addetti ai lavori e artisti come Michele Bravi per masterclass dedicati all'industria musicale, alla realizzazione di video o alla scrittura di canzoni. Situazioni come queste non solo permettono ai fan di rapportarsi al mondo creativo del proprio artisti preferito, ma anche ai professionisti del settore di incontrarsi: sono momenti di crescita e confronto utili a tutti".

"L'età media degli ospiti è in costante crescita: nel corso delle ultime edizioni ci è capitato di ospitare ragazzi più grandi di quelli che facevano animazione", rileva inoltre Morini: "Questa tendenza si consoliderà nel corso dei prossimi anni, e noi non potremo che adeguarci guardando a quello che succede negli USA, dove da questo punto di vista sono decisamente più avanti di noi. I Thirty Seconds to Mars, in questo senso, sono i migliori di tutti, con il loro Camp in California per il quale sono in vendita una cinquantina di pack diversi a seconda della distanza tra la piazzola che si occuperà con la propria tenda e quella che verrà assegnata a Jared Leto. Gli esempi che potrei fare, tuttavia, potrebbero essere molti di più: ci sono band come Paramore o Hanson che affittano intere isole ai Caraibi o navi da crociera per organizzare iniziative - dedicate ovviamente a un pubblico adulto - dedicate alla loro fan base".

"Benché noi tendiamo a caricare di aspettative i nostri ospiti, il 98% dei partecipanti ai Summer Camp ha dichiarato di aver vissuto un'esperienza migliore rispetto a quanto non avesse immaginato, questo - per noi - paradossalmente è un problema, perché non riusciamo a descrivere in modo del tutto esaustivo cosa sia un Camp", prosegue Morini: "Chi non ci è mai stato non riesce a immaginare, ecco perché - per il momento - è un'esperienza ancora di nicchia, e non di massa. Non si tratta di iniziative tipo i meet & greet o i firmacopie, dove si entra in contatto con l'artista per un attimo e basta: ai Camp l'artista lo si incontra, ci si vive insieme, ci si intreccia un rapporto umano. Ai firmacopie ci si fa un selfie, ma un attimo dopo il cantante non si ricorda nemmeno più chi sei...".

Il mondo delle comunità di appassionati di band o artisti è già abbastanza noto a media e analisti, che però - a livello commerciale - offre ancora molte possibilità. "Quello dei fan è un segmento che, per essere seguito, necessità innanzitutto di continuità", conclude Morini: "Un ammiratore è un ammiratore 365 giorni l'anno, non solo quando si pubblica un disco o si annuncia un tour. Le persone che si riconoscono in questo profilo hanno il loro momento nella musica e nella condivisione della propria passione con altre persone affini il proprio momento. Per lavorare al meglio su una risorsa di questo tipo vanno trovate più opportunità di valorizzare questo tipo di pubblico: noi, per esempio, collaboriamo con le agenzie di viaggi per organizzare i pullman per seguire i concerti o con le società produttrici di merchandise. Perché un fan, quando sceglie un artista, cerca anche un'opportunità per sé stesso: è un processo molto personale, che ha a che fare con i concetti di condivisione, appartenenza e accettazione. Dal punto di vista degli artisti, sistematizzare il rapporto con la propria base - oltre a un momento di crescita umana - può rappresentare anche un'utile diversificazione nelle proprie attività, in un momento in cui, per alcuni di loro, le royalties e la vendita di musica registrata rappresentano voci di guadagno ormai marginali".

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