Promoter indie contro i big (ma in ordine sparso) dopo 'Heroes'

Dopo Alessandro Ceccarelli di BPM anche Pietro Fuccio di DNA racconta l'esclusione delle piccole agenzie dall'evento di Verona: "I grandi promoter vogliono isolarci, ma io non aderirò a Promoter Indipendenti Uniti, perché...".
Promoter indie contro i big (ma in ordine sparso) dopo 'Heroes'
Credits: Stefano Masselli

"In un momento difficile come quello che il settore sta attraversando certe grandi realtà dovrebbero fare da locomotiva a quelle più piccole. Invece il più delle volte le vedono come concorrenza da sterminare o mucche da mungere. Così non va bene", riflette Pietro Fuccio, fondatore di DNA Concerti, agenzia di booking, promozione e organizzazione di concerti con alle spalle oltre vent'anni di attività, che attualmente rappresenta artisti di punta della nuova scena italiana come Calcutta, Any Other e Cosmo. La riflessione del promoter romano, tra le figure più autorevoli della scena indipendente, parte dall'esclusione - già denunciata su Rockol dal collega Alessandro Ceccarelli, titolare di BPM Concerti - delle medie e piccole realtà del settore come la sua DNA dall'organizzazione di "

Heroes", l'evento in streaming che la scorsa domenica ha visto alcune star della musica attuale italiana (tra pop, indie e rap) esibirsi all'Arena di Verona per raccogliere fondi per aiutare i lavoratori del mondo dello spettacolo, per estendersi poi alle tensioni e guerre intestine al settore tra indipendenti e major alimentate dalla pandemia.

Eppure tra i suoi colleghi c'è chi ha parlato di un livello di collaborazione inedito tra gli operatori, come Clemente Zard di Vivo, che insieme a F&P e Live Nation ha organizzato "Heroes" e i Seat Music Awards, anche questi ospitati dall'Arena di Verona. Non è così?
"No. Il modo di operare delle major non è certamente inclusivo".

A differenza di BPM Concerti, però, DNA è stata citata nei titoli di "Heroes" e ringraziata per la collaborazione. Che ruolo avete svolto nella realizzazione dell'evento?
"Nessuno. E di quella menzione non eravamo neppure al corrente. Forse era legata alla presenza nel cast di Margherita Vicario, un'artista da noi rappresentata".

L'unica della vostra agenzia, mentre nomi di peso come Calcutta e Cosmo hanno latitato. Chi vi ha contattato per invitarli a Verona?
"Music Innovation Hub, che ha promosso l'evento. Hanno precisato subito che la produzione era firmata da F&P, Vivo e Live Nation con i contributi di Vertigo e Magellano. 'Quindi se i nostri artisti vengono, figureremo anche noi tra gli organizzatori?', ho domandato. Se si stanno impegnando per mettere in piedi questa iniziativa lodevolissima, pensavamo, vorremmo impegnarci tanto quanto loro. Ma ci hanno risposto che non era possibile".

E quindi?
"La cosa ha iniziato a puzzare un po'. E ci siamo fatti da parte. A quel punto per parlare con gli artisti sono passati per altri canali, etichette o manager".

L'esclusione degli operatori indipendenti riguarda solo eventi come "Heroes" e i Seat Music Awards o è sistemica?
"È sistemica. Il problema è che le major tendono a non essere aperte al dialogo con realtà più piccole e a fare terra bruciata intorno a loro".

Però è anche vero che gli indipendenti non riescono a organizzarsi in modo strutturato, come testimoniano i vari coordinamenti lanciati in questi mesi. L'ultimo della serie è Promoter Indipendenti Uniti, la cui nascita è stata preannunciata la scorsa settimana da Alessandro Ceccarelli di BPM Concerti. La sua agenzia ne farà parte?
"No. Alla base del progetto ci sono buone intenzioni, ma è inutile continuare a creare gruppi di lavoro su gruppi di lavoro e discutere senza mai centrare il nocciolo della questione: non è spaccando l'atomo in centinaia di pezzi che si trova la soluzione ai problemi".

Da Assomusica, l'associazione di categoria che riunisce i promoter italiani, vi sentite rappresentati come realtà indipendente?
"Tutt'altro. In questi mesi difficili hanno fatto solo gli interessi delle major senza dare ascolto alle necessità delle imprese più piccole, che non condividevano affatto l'idea di rinunciare ai concerti quest'estate".

Cosa farete ora come DNA? Uscirete da Assomusica?
"Non usciamo per lo stesso motivo per cui abbiamo deciso di associarci: così paghiamo l'1% in meno sulle fatture della SIAE e riusciamo a risparmiare. Nel frattempo continueremo a rimboccarci le maniche anche per le realtà più piccole della nostra, che ci vedono come dei punti di riferimento".

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