Dopo 'Heroes' la rivolta dei promoter indie. Sarà diaspora?

Alessandro Ceccarelli di BPM (Boomdabash, Pinguini) commenta l'esclusione dei promoter indipendenti dal live streaming di Verona: "C'è ipocrisia. Noi indipendenti ignorati e scavalcati". E preannuncia la nascita di Promoter Indipendenti Uniti.
Dopo 'Heroes' la rivolta dei promoter indie. Sarà diaspora?

"L'iniziativa era ammirevole e ci avrebbe fatto piacere impegnarci tanto quanto le multinazionali, partecipare attivamente alla realizzazione dell'evento e non solo tramite la presenza nel cast dei nostri artisti. Ma siamo stati tagliati fuori": così Alessandro Ceccarelli di BPM Concerti, agenzia di booking, promozione e organizzazione di eventi che cura gli interessi dal vivo di artisti come - tra gli altri - i Boomdabash, Dardust e i Pinguini Tattici Nucleari, commenta l'assenza delle realtà indipendenti dalla rosa di organizzatori di "Heroes", l'evento trasmesso in streaming a pagamento ieri sera dall'Arena di Verona, dove una quarantina di artisti della scena pop, rock, rap e indie italiana si sono esibiti per raccogliere fondi per aiutare i lavoratori del mondo dello spettacolo, tra i più colpiti dalla crisi causata dalla pandemia da Covid-19. Dopo aver già affidato già negli scorsi giorni il suo sfogo al quotidiano romano "Il Messaggero", ora Ceccarelli - che ha iniziato il suo percorso nel settore musicale negli Anni '90 come tour manager di importanti gruppi dell'area "alternative" italiana come La Crus, Afterhours, Bluvertigo, prima della nascita nel 2012 di BPM Concerti - approfondisce, parlando con Rockol, la sua posizione e quella della società che rappresenta rispetto al concerto di Verona, promosso da Music Innovation Hub e organizzato e prodotto da Friends&Partners, Live Nation e Vivo Concerti con i contributi di Vertigo e Magellano.

Clemente Zard di Vivo - tra le società coinvolge nella realizzazione di "Heroes" e dei Seat Music Awards, ospitati negli scorsi giorni sempre dall'Arena di Verona - ha parlato di un livello di collaborazione inedito tra gli operatori del settore. Voi, però, sostenete il contrario. Cosa succede?
"La scena non è così unita come appare. Da un lato ci sono le multinazionali, dall'altro ci sono le realtà indipendenti come BPM o DNA. Quando, lo scorso maggio, Assomusica (l'associazione di categoria che riunisce gli organizzatori e i produttori di spettacoli di musica dal vivo italiani, ndr) ha deciso di stoppare gli eventi in programma quest'estate, tutte le piccole realtà come la nostra, che al pari delle multinazionali sono associate ad Assomusica, si sono chieste il perché di quella decisione".

Non era condivisa?
"No. Abbiamo provato a farci sentire: 'Noi dobbiamo lavorare'. Tutti gli artisti che non hanno grosse entrate a livello discografico e che guadagnano per lo più dai concerti quest'estate volevano suonare. C'è chi sul Covid-19 ha fatto una campagna a sé, come la romana OTR, che ha sottolineato l'importanza per le piccole realtà indipendenti di andare comunque avanti con l'organizzazione dei concerti, rispettando le norme governative".

E voi, invece?
"Qualcosa abbiamo fatto: poco, perché le difficoltà ci sono state e continuano ad esserci ancora oggi, tant'è vero che al momento non sappiamo se i club apriranno questo inverno e se determinati artisti potranno tornare a suonare dal vivo. E nel frattempo, pur essendo associati - come F&P, Vivo, Vertigo, Magellano e le altre società che hanno sottoscritto il manifesto relativo allo stop dei live per quest'estate - ad Assomusica, ad un certo punto abbiamo iniziato a dialogare tra di noi. Tra indipendenti ci siamo parlati parecchio: insieme abbiamo sottoscritto il documento de La Musica Che Gira, un coordinamento che coinvolge varie figure e che ha cercato di portare alle istituzioni istanze nuove. Insomma, non siamo rimasti con le mani in mano".

Da parte delle società coinvolte nella realizzazione di "Heroes" voi di BPM avete ricevuto inviti a partecipare direttamente all'organizzazione dell'evento?
"No. E gli artisti della nostra agenzia sono stati contattati passando per altri canali, etichette o manager. Solo i Pinguini Tattici Nucleari hanno deciso di aderire all'iniziativa. Invece i Boomdabash hanno preferito declinare l'invito".

Perché?
"Non se la sono sentita di fare una cosa del genere, nonostante il loro nome fosse stato incluso anche nel primo comunicato. Hanno detto di no sia perché non credevano nel progetto sia perché la linea che stanno seguendo come gruppo è quella di tornare sui palchi solo quando sarà effettivamente possibile fare concerti in sicurezza, di fronte al pubblico".

Per quale motivo BPM non è stata coinvolta direttamente nella realizzazione di "Heroes"?
"Non lo so. Forse Music Innovation Hub in questo momento preferisce lavorare solo con le multinazionali perché garantiscono l'accesso a determinati canali. Oppure perché dietro eventi del genere ci sono interessi che vanno al di là di quello che è il mondo della musica spiccia come piace a noi".

A cosa si riferisce?
"Se su quaranta artisti oltre la metà si esibiscono voce su base, non vendere biglietti parlando di 'live del futuro', come ho più volte letto. Per come la vedo io, di live non c'è stato niente: solo ipocrisia".

Cosa avete intenzione di fare ora?
"Come Alessandro Ceccarelli in Emilia-Romagna faccio parte di un coordinamento, P.E.R. (Promoter Emilia Romagna), che ha portato alla nascita del manifesto 'Per gli invisibili' per dare voce al settore dello spettacolo dal vivo sollecitando iniziative per sostenerlo dopo la crisi e a un concerto di solidarietà che sabato 12 settembre in piazza Maggiore a Bologna vedrà esibirsi, tra gli altri, Gianni Morandi, Alice, Dodi Battaglia, i Modena City Ramblers e Massimo Zamboni: il pubblico sarà fisicamente presente, anche se a causa delle norme anti Covid-19 sono disponibili solo duemila posti. E si suonerà dal vivo. Con gli altri promoter indipendenti, invece, da mesi stiamo lavorando a un nuovo coordinamento, Promoter Indipendenti Uniti".

L'ennesimo? Non cominciano ad essere un po' troppi, ora?
"Vero. Ma non si riesce a trovare unità. Con questo vogliamo salvaguardare gli artisti emergenti, legati al mondo dei club. Alcuni locali hanno già dovuto abbassare le serrande a causa della crisi e questi artisti rischiano di non avere più spazi a disposizione per farsi conoscere. Vorremmo tentare di capire come aiutare i club, tra le realtà che hanno ottenuto meno aiuti da parte delle istituzioni in questi mesi. Pensiamo a un grande evento in programma per il maggio dell'anno prossimo".

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