L'inferno di Woodstock '99 sbarca su Netflix

Alla tre giorni di pace, amore e musica finita in incendi, violenze e saccheggi sarà dedicata una docuserie con filmati d'archivio inediti e partecipazioni speciali
L'inferno di Woodstock '99 sbarca su Netflix

E' passato alla storia per le ragioni più sbagliate la riedizione per il trentesimo anniversario dell'originale "tre giorni di pace, amore e musica" del 1969: come i meno giovani ricorderanno Woodstock '99, la manifestazione che portò oltre 400mila persone a Rome, nello stato di New York - a circa 160 chilometri dalla venue di Bethel, che fece da cornice alla prima edizione del festival - fu segnata da violenze, distruzioni e atti criminali, che portarono le autorità americane ad aprire diverse indagini per reati penali e la stampa americana a parlare dell'evento come del "giorno in cui la musica è morta".

A poco più di vent'anni dalla vicenda Netflix sta producendo una docuserie sullo sfortunato evento: come riferisce Deadline nel progetto sarebbero coinvolte la società britannica Raw e la BBH Entertainment, casa di produzione che già firmò, lo scorso anno, il rockumentary "Depeche Mode: SPiRiTS in the Forest". Le otto puntate dell'opera - il cui titolo e data di uscita, al momento, non sono ancora stati rivelati - dovrebbero comprendere tanto filmati d'archivio inediti quanto le partecipazioni di alcuni degli artisti che presero parte al festival, come - per esempio - i Limp Bizkit e i Red Hot Chili Peppers.

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Il coinvolgimento della band guidata da Fred Durst (nella foto) e del quartetto californiano di "Under the Bridge" non è affatto casuale: proprio durante i set dei due gruppi, infatti, si verificarono gli episodi più gravi. Il frontman di Jacksonville, Florida, durante l'esecuzione di "Break Stuff" incitò la folla alla rivolta - "Non addolcitevi: è quello che Alanis Morissette ha fatto a voi figli di puttana" - portando la platea a comportamenti letteralmente criminali: oltre alla distruzione dei bancomat e dei bagni chimici presenti nell'area dei concerti e di diverse strutture prossime al palco dove stava avendo luogo il concerto, il set fu macchiato da una violenza sessuale di gruppo nei confronti di una crowdsurfer, che fu aggredita da un gruppo di uomini nel moshpit.

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Durante il set dei Red Hot Chili Peppers le candele distribuite dagli attivisti dell'associazione antiviolenza PAX per un flash mob da attuare durante l'esecuzione di "Under the Bridge" furono utilizzate per appiccare incendi, alimentati con i pannelli di compensato sradicati dalle recinzioni perimetrali dell'area concerti: il bilancio del festival contò quattro indagini per violenza sessuale, una vittima - David DeRosia, crollato nel moshpit durante il live dei Metallica e morto in ospedale pochi giorni dopo per le conseguenze di un colpo di calore -, sei feriti e centinaia di migliaia di dollari di danni.

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