Paolo Conte, le canzoni dell’album d’esordio: “La giarrettiera rosa”

Era l’ottobre del 1974 quando veniva pubblicato dalla RCA il disco d’esordio di un cantautore allora semisconosciuto. Lo ripercorriamo canzone per canzone.
Paolo Conte, le canzoni dell’album d’esordio: “La giarrettiera rosa”

“Non è una canzone sulla giarrettiera rosa e nemmeno su quella cosa lì.

È una canzone su un attimo, su quel preciso momento in cui un colpo di vento alza una gonna”. Così spiega Paolo Conte questa maliziosa e irresistibile marcetta che presenta alla sua prima apparizione davanti a un pubblico vero, è il 1971, al Folkstudio. “A quanto pare andò bene, visto che mi richiamarono”. Solo lui può permettersi, in un’epoca di contestazioni a prescindere, di intonare un motivo tanto lascivo, “svaccato”, maschilista ai confini dell’onanismo, una sinfonietta militare senza melodia mentre i colleghi si librano in ballate affrante, ecumeniche, obbligatoriamente impegnate e tassativamente con l’implacabile “chitarrino”. Conte passa oltre, dimostrando più genialità che coraggio e trasgressione, quando sillaba scandendo con i tacchi: “La donna dalle chio-me ne-re ca-mmina innanzi a me due-tre-quattro, io seguo e guardo il bel-ve-dere ondeggiar davanti a me due-tre-quattro.”. Per poi esplodere in un esultante ritornello che sembra un inno nazionale da vilipendio: “La giarrettiera rosa e chi l’ha vista ormai, con la mente più non riposa, pensa alla dolce cosa. La giarrettiera rosa, chi l’ha vista non la scorda più”. Il brano si sposta su un terzo movimento in stile Ventennio: “Batte batte forte il cuor sul territorio dell’amor” e, a seguire, lamenti e pernacchie come alla fine di una serata fra amici, solo maschi ovviamente, davanti a un fiasco di Barbera d’Asti, “il vino perfetto” secondo Conte. C’è goliardia, sogni proibiti da Marilyn (“quand’ecco si alza un po’ di vento, la gonna salta su”) a Pavese che, come suggerisce Romagnoli, “sognava le babilonesi, le alessandrine, le donne che passeggiavano alte e indolenti per i viali di Torino, quelle col belletto e le unghie rosse, lontanissime da una figura femminile familiare, rassicurante, le più anti-materne possibile”.

Federico Pistone

 

 

Domani scriveremo dell’album “Paolo Conte” (1974)

 

Il testo qui pubblicato è tratto, per gentile concessione dell’autore Federico Pistone e dell’editore, da “Tutto Conte – Il racconto di 240 canzoni” (Arcana, 224 pagine, euro 16,50). (C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

 

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