TikTok: dopo Microsoft e Twitter, ecco Oracle. Perchè?

Gli aggiornamenti e i ragionamenti sulle trattative in corso per l’acquisto della app di videosharing di ByteDance
TikTok: dopo Microsoft e Twitter, ecco Oracle. Perchè?

La notizia della trattativa in corso tra ByteDance e Oracle per la cessione di TikTok è tra le più suggestive tra quelle finora affiorate intorno allo spin-off della app di video sharing della conglomerata cinese. Perchè se per Twitter l'affinità può risultare in qualche modo più spiccata (questioni generazionali e di target), se per Microsoft la meraviglia iniziale era poi stata superata dalla riflessione (Microsoft entrerebbe nel mercato della pubblicità online e ha già dimestichezza nel B2C grazie a XBox), per il colosso del software guidato da Larry Ellison l'effetto-sorpresa è massimo. Perchè, dunque, Oracle andrebbe in una direzione così inattesa rispetto al proprio DNA, verso un business che non conosce, all'interno di una situazione controversa così come è stata creata da Donald Trump? Come al solito: follow the money.

Una prima spiegazione, solo apparentemente machiavellica, evoca la tradizionale azione di disturbo. Oracle, come Microsoft, è una conglomerata dell'IT da svariati decenni e in passato non sono mancate sfide e diatribe. Costringere il gigante di Redmond a pagare per TikTok un prezzo più alto del previsto ne abbasserebbe la liquidità e potrebbe lasciare spazio per trattative su fronti più affini a Oracle. Con grande gioia di ByteDance, in ogni caso.

Un altro possibile motivo, che in effetti può lasciare un po' perplessi, consiste nella pura diversificazione. Tra Oracle e TikTok siamo molto oltre le mele con le pere. Con un'aggravante, se si vuole: l'ultima sortita di Ellison in tema di acquisizioni - quella di Sun Microsystems nel 2009 per ben 7,4 miliardi di dollari, comunque un quarto del prezzo base che circola relativamente a TikTok - non si rivelò esattamente azzeccata. E se l'integrazione da software a hardware nello stesso comparto ha prodotto un boccone indigesto, il passaggio dal mondo delle imprese ai teenager assomiglierebbe più alla mossa di una holding di partecipazioni che non a quella di una pur enorme azienda operativa.

Forse la via dello sfruttamento ulteriore del suo business di maggior successo, il cloud computing, potrebbe rappresentare un indizio più sensato delle intenzioni di Oracle. I 170 milioni di utenti unici quotidiani di TikTok che stressano i server h24, con consumo di banda e di calcolo intensi e crescenti, rappresenterebbero per Oracle sia un cliente di caratura che una prova di efficienza e affidabilità che darebbe molto lustro sul mercato. Da notare che, qui, Oracle sarebbe in piena concorrenza con Microsoft, da anni riconvertita a cloud e subscriptions.

Per finire, e saremmo sempre nel recinto di Microsoft, non è da scartare il ragionamento che porta nella direzione del mercato pubblicitario. Una delle applicazioni più apprezzate di Oracle, infatti, consente ai propri clienti un'analisi granulare dei dati tale da ottimizzare i loro investimenti e posizionamenti pubblicitari. Di nuovo, dalla sera alla mattina gli utenti di TikTok (la pietra dello scandalo per Donald Trump) offrirebbero a Oracle un tesoretto di dati aggiuntivi e pregiati su uno dei segmenti più apprezzati dagli inserzionisti.

Insomma, sullo sfondo della guerra fredda U.S.A.-Cina in salsa tecnologica e alla vigilia delle elezioni americane, un caso politico è prima diventato un caso di mercato e, così facendo, è mutato in un indicatore delle tendenze strategiche del settore big tech: confini che credevamo separati, industrie che consideriamo diverse, obiettivi che appaiono incompatibili sono tutti rimessi in discussione all'insegna di uno degli ex-neologismi più abusati del decennio: big data.

(gdc)

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