John Lennon, la storia di ‘God’: ‘I Beatles, solo un altro mito’

La prima celebre strofa di "God", il lungo elenco che ne costituisce l'ossatura e il punto di vista di John Lennon sul dolore: le parole dell'ex Beatle su uno dei brani più significativi del suo debutto solista.
John Lennon, la storia di ‘God’: ‘I Beatles, solo un altro mito’

“‘God’ e ‘Working Class Hero’ sono comunque le migliori intuizioni o emozioni del disco”. Il disco è “John Lennon/Plastic Ono Band”, il debutto in solitaria di John Lennon, datato 1970, successivo allo scioglimento dei Beatles. Un album che all’epoca l’ex Fab Four aveva definito il miglior lavoro che avesse mai realizzato e che l’ha visto lavorare al fianco della compagna Yoko Ono e del celebre produttore Phil Spector, responsabile del cosiddetto “Wall of Sound”. Dei due brani citati, parte della tracklist del disco insieme a pezzi come, tra gli altri, “Mother”, “Isolation” e “Love”, Lennon si è soffermato in particolare su “God” nel corso di una lunghissima intervista concessa dall’artista, e da Yoko Ono, nel 1970 all’edizione statunitense di Rolling Stone, firmata da Jann S. Wenner. Alla storica testata musicale a stelle e strisce John Lennon ha spiegato, ad esempio, il senso dell’elenco da lui stilato, quello che nel brano raccoglie tutte le realtà, di diverso genere, alle quali l’ex Beatle non credeva più. Tra le tante citate, che vanno dalla Bibbia a Kennedy, c’è anche la sua vecchia band, che John Lennon nel corso dell’intervista ha definito “un altro mito”.

Scrive Jann S. Wenner riportando le parole dell’artista: “Non so esattamente a che punto mi resi conto che stavo stendendo l’elenco di tutte le cose in cui non credo. Certo avrei potuto andare avanti, era come una lunga lista di auguri di Natale: quando mi fermo? Churchill? E chi ho lasciato fuori? È andata così, ma ho pensato che dovevo fermarmi… Avevo intenzione di lasciare i puntini per far proseguire voi: metteteci pure chiunque in cui non credete. Poi mi è sfuggito di mano, tutto qui”. E ancora: “I Beatles sono stati l’ultima voce dell’elenco perché non credo più ai miti, e i Beatles sono un altro mito. Non ci credo. Il sogno è arrivato al capolinea. Non mi riferisco solo a loro, ma a tutti i miti di quella generazione. È finita e dobbiamo – io per primo – ritornare a quella che chiamiamo realtà”.

John Lennon ha spiegato anche il noto incipit della canzone, ovvero “Dio è un concetto in base al quale misuriamo il nostro dolore”. “Il nostro dolore è quello che proviamo costantemente”, ha raccontato Lennon al magazine a proposito di quella strofa e, più in generale, della sua visione del mondo. Proseguendo: “Nasci nel dolore e ti ritrovi quasi sempre in mezzo al dolore. Maggiore è il dolore, più abbiamo bisogno di dèi, credo”. Ed è proprio da quella prima strofa che ha preso il via la costruzione del brano. Racconta infatti John Lennon:

“God” è il risultato della cucitura di altri tre brani, più o meno. Mi è venuto in mente “Dio è il concetto su cui misuriamo il dolore”, e quando pensi una frase come questa ti siedi e ci canti su la prima melodia che ti passa per la testa; il motivo è semplice [canta] “Dio è il concetto…bomp-bomp-bomp-bomp” perché a me piace quel tipo di musica, poi mi sono limitato a metterci su le parole. [Canta] “I don’t believe in magic” ed è andata avanti così. E “I Ching” e “la Bibbia”, ho buttato giù le prime tre o quattro, il resto è venuto da sé.

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