Quando Loredana Berté fu esclusa da Sanremo e protestò presentandosi in manette sul palco. VIDEO

Nel 2008 la cantante sogna una rinascita dopo anni tormentati e difficili. Qualcosa, però, va storto. La sua reazione? L'ennesimo colpo di teatro di un'indomabile rockstar.

Quando Loredana Berté fu esclusa da Sanremo e protestò presentandosi in manette sul palco. VIDEO

Un ritorno alla musica dopo anni difficili e tormentati, a sei anni dall'ultima partecipazione al Festival di Sanremo e a tre dall'uscita dell'ultimo disco di inediti. Loredana Berté sceglie ancora una volta il Teatro Ariston per raccontare la sua rinascita: l'ennesima di una carriera che definire una montagna russa è forse pure riduttivo, tanti sono stati gli alti e bassi attraversati dalla voce di "Sei bellissima" nel corso degli anni. È il 2008 e la cantante, all'epoca 57enne, fa di tutto per convincere Pippo Baudo - conduttore e direttore artistico della manifestazione - ad ammettere alla gara la sua "Musica e parole", scritta insieme al suo collaboratore di lunga data Oscar Avogadro (che per lei aveva co-firmato successi come "E la luna bussò" e "In alto mare") e Alberto Radius (già al fianco di altre grandi voci femminili del pop italiano come Alice, Marcella Bella e Giuni Russo).

Sono passati pochi mesi dal casino provocato in un noto albergo romano, quando la cantante si era barricata in stanza e tra urla e minacce di suicidio aveva preoccupato non poco il personale dello stesso hotel (che aveva dato l'allarme) e dunque gli amici, come Renato Zero - che l'aveva raggiunta per superare la crisi. "Non mi ammazzo, io. La smettano, anche a Roma in quell'albergo a novembre mi davano per suicida - dice lei nella settimana sanremese - io ero solo stanca, avevo preso un sonnifero, dormivo e non sentivo bussare alla porta". L'episodio aveva visto il nome della Berté, da sempre incontenibile e controversa, tornare sulle prime pagine dei giornali, non nuovi a raccontare le sue sregolatezze.

Il Festival non le ha mai dato grosse soddisfazioni, tra piazzamenti deludenti e grandi aspettative diventate poi cenere, ma Loredana ci crede. E Baudo l'accontenta e le dà fiducia: c'è anche il suo nome nell'elenco dei venti artisti in gara, da consolidate realtà del pop italiano come Anna Tatangelo, i Finley e Paolo Meneguzzi a promesse come Fabrizio Moro (reduce dal trionfo tra i "giovani" con "Pensa"), passando per istituzioni festivaliere come Toto Cutugno (addirittura alla sua quattordicesima partecipazione), Michele Zarrillo (undicesima partecipazione) e Little Tony (decima partecipazione). Alla Berté della vittoria non importa: d'altronde, per gli scommettitori non ha grosse chance. Vuole solo portarsi a casa il Premio della Critica, intitolato a sua sorella Mia Martini - scomparsa tredici anni prima - e rilanciarsi. Ma le buone intenzioni lasciano presto il posto a una nuova delusione, l'ennesima.

Loredana, che all'Ariston ha sempre divertito e provocato giocando con la sua immagine di cantante ribelle e anticonformista, facendo discutere i commentatori (dal pancione finto di "Re", nel 1986, alla minigonna di "Luna", nel 1997 - con quel "Che fine ha fatto Dio?" urlato a denti stretti appena due anni dopo la morte di Mimì), stavolta punta tutto sulla canzone: "Musica e parole" è un pezzo rock dalle atmosfere apocalittiche, tra riff di chitarre elettriche, una batteria potentissima, un basso aggressivo e un testo pieno di riflessioni amare su un mondo ormai confuso, tra guerre e troppa corruzione. L'interpretazione della Berté, che sul palco si presenta in gran forma, non lascia indifferenti gli spettatori. Subito dopo la prima esecuzione, la sera del 26 febbraio, scoppia però il caso: "Musica e parole" sarebbe un plagio di una canzone incisa vent'anni prima da un'altra cantante, Ornella Ventura, dal titolo "Sesto senso". A denunciarlo è il batterista Tullio De Piscopo, che del brano plagiato fu produttore.

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Ci sono diversi elementi che giocano a sfavore della Berté. Intanto, gli autori di "Musica e parole", Oscar Avogadro e Alberto Radius, sono gli stessi del brano di Ornella Ventura. E anche l'inciso della canzone della Berté - quel "solo tu, solo tu..." - è pressoché identico a quello di "Sesto senso". In poche ore, la polemica monta: ne parlano i salotti televisivi, i giornali, i siti, le agenzie di stampa. Loredana prova a difendersi: "Non c'è nessun plagio. È vero che ho preso un pezzo di quella canzone ma è tutto valido perché il brano non è mai stato depositato. Il dolo non c'è", spiega, "è tutto regolare. Mi piacerebbe vincere il Premio della Critica e mettere fine a queste voci ignoranti e cattive. Non sanno che dire. La canzone non è mai stata incisa da nessuno. Stava in un cassetto da vent'anni". Però la commissione del Festival ha ormai già deciso, dopo aver analizzato i due brani e dopo averli confrontati: Loredana Berté è esclusa dalla gara.

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"Sono stata ingannata", si limita a dire lei. Su richiesta del direttore artistico Pippo Baudo, legato alla cantante da una lunga amicizia, le viene concesso di esibirsi comunque nella terza serata (facendo così ascoltare l'annunciato duetto con Ivana Spagna, che era stata scelta dalla Berté come partner per la serata dei duetti) e nella quarta serata. La voce di "Non sono una signora" accetta: poche ore dopo il verdetto della commissione si presenterà sul palco dell'Ariston in manette, protestando a suo modo per la squalifica. L'ennesimo colpo di teatro di un'indomabile rockstar.

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