Police, Stewart Copeland: ‘Mio padre, agente della CIA’

Miles Axe Copeland Jr. ha preso parte, tra le altre cose, alle operazioni per destituire gli uomini al potere in Siria e Iran. E non aveva una grande opinione della band di suo figlio.
Police, Stewart Copeland: ‘Mio padre, agente della CIA’

È cosa nota che il padre del batterista dei Police, Miles Axe Copeland Jr, fosse un agente della CIA. La delicata informazione è arrivata al grande pubblico sul finire degli anni Ottanta, quando nel 1986 Copeland ha raccontato il suo ruolo all’edizione statunitense di Rolling Stone, spiegando, tra le altre cose, che nei suoi dieci anni in Medio Oriente prese parte alle operazioni per destituire gli uomini al potere in Siria e Iran, cenò con il presidente egiziano Nasser e incontrò la spia sovietica Kim Philby. Oltre a parlare del suo lavoro alla CIA, poi, il padre del musicista britannico ha detto la sua sulla band del figlio, che quell’anno, dopo il fallito tentativo di registrare un nuovo album, si sarebbe sciolta, ponendo fine alla carriera del gruppo di “Every Breath You Take”. Ebbene, in quell’occasione l’ex agente aveva definito i Police un gruppo di pseudo psichiatri votati a suonare concerti per “70mila giovani menti aperte a qualsiasi cosa i Police decidessero di metterci dentro”.

A ricordarlo è oggi il Guardian, che in un’intervista firmata da Dorian Lynskey ha fatto due chiacchiere con il batterista a tal proposito. L’uscita aveva fatto arrabbiare non poco Sting, ricorda Stewart Copeland, che racconta: “Sai, ha beccato il vecchio Sting in una brutta giornata”. Proseguendo: “Conosceva mio padre molto bene e ora se ne rammarica ma ha preso male l’insinuazione che fosse una pedina della CIA”. Quanto a Copeland, il musicista ricorda suo padre come “un lanciatore di bombe”, al quale però Stewart deve indirettamente il suo stile alla batteria. Copeland ha infatti trascorso, seguendo il padre, l’infanzia e l’adolescenza tra Beirut e Il Cairo, luoghi nei quali è stato influenzato dai ritmi arabi. "Ci sentivamo svantaggiati", dice, "come se ci stessimo lasciando scappare questa terra irraggiungibile di perfezione dove tutto era lucido, moderno e fresco. Solo quando siamo cresciuti ci siamo resi conto, in realtà, che il posto in cui vivevamo aveva molti vantaggi culturali". Certo vivere immersi tra le bugie e le omissioni richieste a un agente della CIA non dev’essere stato facile ma Copeland ha raccontato al Guardian di non averne risentito poi più di tanto da questo punto di vista: “Non ci mentiva, semplicemente non ci diceva tutta la storia. Ma non abbiamo mai chiesto”. Né tirato a indovinare, a quanto pare. Speiga infatti il batterista al Guardian: “Ti sorprenderà saperlo – e sorprende anche me ricordarlo – ma non ci abbiamo pensato granché”.

Dall'archivio di Rockol - “Reggatta de Blanc”, l’irresistibile reggae’n’roll dei Police
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