Fabrizio De André, la storia di 'Creuza de ma'

In attesa di ascoltare, domani martedì 4 agosto, la nuova versione realizzata per l'inaugurazione del nuovo ponte di Genova, ecco un'analisi di una delle canzoni più celebri del grande cantautore ligure
Fabrizio De André, la storia di 'Creuza de ma'

Domani, martedì 4 agosto, verrà resa disponibile sul Web la nuova versione di "Creuza de ma", title track - scritta con Mauro Pagani - dell'album pubblicato da Fabrizio De André nel 1984 che in occasione dell'inagurazione del nuovo ponte di Genova è stata reinterpretata da una pattuaglia di grandi voci della canzone italiana composta da Mina, Zucchero, Diodato, Gianna Nannini, Mauro Pagani [già produttore e arrangiatore della versione originale], Giua, Vinicio Capossela, Vasco Rossi (che oggi, sul Web, ha offerto un'anticipazione relativa alla sua partecipazione al progetto), Paolo Fresu, Vittorio De Scalzi, Jack Savoretti, Antonella Ruggiero, Francesco Guccini, Ivano Fossati, Ornella Vanoni, Giuliano Sangiorgi, il figlio di Faber Cristiano De André e Sananda Maitreya.

In occasione del trentaseiesimo anniversario della pubblicazione di "Creuza de ma" Rockol aveva pubblicato la storia di tutte le canzoni del disco estratta dal libro di Federico Pistone "Tutto De André – Il racconto di 131 canzoni", pubblicato da Arcana. Ecco, di seguito, il capitolo dedicato proprio a "Creuza de ma":

"Il brano “Creûza de mä” parla di un gruppo di pescatori affamati e assetati che, dopo essere sbarcati, si dirigono alla casa di Dria (Andrea) per “sciugà e ossa”, bere e mangiare. L’attacco è epico, con quella voce ancora più sciamana del solito e una cadenza obliqua che sconta il beccheggio anche in terraferma: “Umbre de muri muri de mainé / dunde ne vegnì duve l’è ch’ané? / da ’n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa / e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua” (“Ombre di facce facce di marinai / da dove venite, dove andate? / da un posto dove la luna si mostra nuda / e la notte ci ha puntato un coltello alla gola”). Il rischio è quello di trovare da Dria, “che u nu l’è mainà” (che non marinaio) “gente de Lûgan facce da mandillä” (gente di Lugano, cioè di lago e non di mare, facce da tagliaborse), “qui che du luassu preferiscan l’ä” (che alla spigola preferiscono l’ala) e “figge da famiggia udù de bun / che ti peu ammiàle senza u gundun” (“figlie di buona famiglia che odorano di buono / che puoi guardarle anche senza preservativo”). Il menu però non è niente male e richiama le tradizioni liguri: “Frittûa de pigneu, giancu de Purtufin / cervelle de bæ ’nt u meximu vin / lasagne de fiddià ai quattru tucchi / paciugu in ægruduse de lévre de cuppi” (“frittura di pesciolini, vino bianco di Portofino, cervelle di agnello cotte nello stesso vino / lasagne da tagliare ai quattro sughi / pasticcio in agrodolce di lepre delle tegole”, che sarebbe il gatto). La potenza lirica, che rimanda a “Le bateau ivre” di Rimbaud e piacerebbe molto anche al genovese Montale, morto tre anni prima, esplode nel verso finale: “E ’nt’a barca du vin ghe navighiemu ’nsc’i scheuggi / emigranti du rie cu’i cioi ’nti euggi / finché u matin crescià da puéilu rechéugge / frè di ganeuffeni e de ̀figge / bacan d’acorda marsa d’ægua e de sä / che a ne liga e a ne porta ’nte ’na creûza de mä” (“E nella barca del vino navigheremo fino agli scogli / emigranti del sorriso con i chiodi infilati negli occhi / finché il mattino crescerà al punto di poterlo raccogliere / fratello di garofani e delle ragazze / padrone della corda marcita dall’acqua e dal sale / che ci lega e ci conduce a un sentiero del mare”). A ondeggiare le strofe e a chiudere la canzone è: “E anda umé umé e anda umé e anda ayo”, frammento superstite di quel simil arabo del prototipo proposto da Pagani. Intanto, lungo i “sentieri marini”, la musica prende nuove strade, si allontana dal pop e diventa un’onda che risucchia tutto".

Come già riferito da Rockol, il progetto - senza alcuno scopo di lucro - è stato coordinato dalla vedova dell'artista genovese Dori Ghezzi: la produzione della nuova versione è stata affidata a Mauro Pagani, storico collaboratore di De André, coautore del brano e già produttore della versione originale.
 

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