Music Biz Cafe Summer: le conseguenze della pandemia su major e indie

Come si è riverberata l'emergenza sanitaria sulla discografia italiana, tra crisi improvvisa e possibili vie d'uscita
Music Biz Cafe Summer: le conseguenze della pandemia su major e indie

La diffusione del Coronavirus e le relative misure di contenimento adottate dai governi occidentali hanno gettato il settore discografico in un grave stato di crisi, che ha colpito tanto le grandi multinazionali quanto le realtà indipendenti. In pieno lockdown, per Music Biz Cafe, ne hanno parlato con Rockol sia il presidente di FIMI Enzo Mazza che la Chair di Impala, associazione di categoria delle etichette indipendenti europee, e Vicepresidente responsabile per il Settore Estero di PMI, Francesca Trainini.

Mazza ha osservato:

"C'è un grosso problema di liquidità, soprattutto riguardo le etichette medio-piccole. E c'è anche il tema dei diritti: essendo fermo non solo il live, ma anche tutta l'attività di public performance, al settore vengono meno anche gli introiti da diritti d'autore e diritti connessi. Quello della discografia è un comparto molto fragile, perché lavora sugli investimenti, sulla ricerca e sullo sviluppo: servirebbero degli interventi a fondo perduto per arginare il problema della liquidità. E poi c'è il tema dell'IVA, da riportare al 4% - la stessa applicata ai libri - anche per i prodotti discografici".

La Trainini ha spiegato:

"Ci siamo costituiti come Covid task force già il 12 marzo, prendendo un'iniziativa molto forte rispetto a questa crisi: eravamo già pronti a osservare gli effetti dell'emergenza nei vari territori per fare una sintesi ragionata e bilanciare gli interventi in tutti gli stati dell'Unione. Ci siamo subito resi conto di come, per il nostro settore, la crisi non avrebbe avuto effetti immediati, ma proiettati verso il futuro, con ripercussioni che inizieranno dalla fine della prossima estate e il cui termine, al momento, non possiamo prevedere. Forti di questa esperienza, abbiamo cercato di analizzare le risposte dei vari paesi - alcune più veloci, come in Germania, altre più lente - e riassumerle nella road map: il recovery plan prevede dieci punti, alcuni da attuare immediatamente, altri da sviluppare nell'arco di un quinquennio, perché la crisi, nel nostro settore, è strutturale".
 

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